ho parlato di poesia
ad un muro ci casa
che era appena rientrato da una festa
a cui né io né le mattonelle
eravamo stati invitati
ed egli ha risposto
prima di crollare sfinito sul letto
che col tempo
ha imparato ad ascoltare
soltanto le cose serie.
Nessuno ha avuto da ridire.
Pisa Book Festival
Camminare per i corridoi pieni di libri
Salutare qualche amico
Mancare una presentazione di altri amici
Farsi iperscontare un paio di libri
Perché non funzionano i pos
Una certa inutilità si respira nell’aria
Quelli della Voland sono sempre gentili
Tutti sono molto gentili
Anche troppo
Menomale che un amico
Ti manda a fanculo
Al secondo pestone
Cazzate, cazzate a profusione
_sai, qui mio marito conosce tutti!
*Che culo signora!
Tutti vogliono vendere
Come fossimo al mercato
Resto perplesso
la quasi assenza di figa
Un accenno di ascella pezzata
Rivendica l’esistenza dell’uomo
Il caffè è una condanna.
Che cazzo ci sono venuto a fare?
Mi chiedo ogni volta.
facciamo discorsi
nessuna poesia
dovrebbe durare
più di sei versi
altrimenti faremmo discorsi
e i discorsi, si sa
li porta via il vento
foglie
le foglie cadute
sono cose buone
ho pensato
mentre il vento
le ammucchiava nell’angolo del palazzo
tra ciò che resta di un piccione
e una busta di plastica
piena di ciò che resta di un cane
turbinavano in sentieri
mai tracciati prima
irripetibili
pareva di rivedere la mia vita
tappe bruciate e vertigini
euforie e bonacce improvvise
sono rimasto a guardare
fino a quando qualcuno
non ha aperto il portone
e il profumo del Curry
dalla cucina dei vicini indiani
ha invaso l’androne.
chissà se anche a loro
le foglie ricordano casa
una donna con gli occhi nocciola
e la bellezza che ci coglie
nel bel mezzo del nulla.
Dalla teoria alla pratica
Al secondo messaggio andato deserto
capisco che capisci che ho capito
ma chiedo conferme e spiegazioni
ché la vita al netto dell’intuito
mi ha polverizzato l’arroganza del veggente
fare domande sincere
è sempre un atto d’amore.
al terzo malumore di stagione
segue il primo malanno
e pacchi di fazzoletti della COOP
buoni a scartavetrare tavole da surf
fanno il loro sporco lavoro
se adoperati con gentilezza e
così le parole, mi sono detto:
Bisogna passare dalla teoria alla pratica!
D’altra parte so bene di cosa parliamo
potrei scrivere trattati sugli incontri
su ogni genere di incontro
eppure qualcosa che somiglia a una tristezza
una vecchia cartolina trovata nel cassetto
una firma sbiadita dal tempo
un libro rovinato dalla pioggia
la linea della schiena distesa sul letto
che tanto somiglia alle onde
le scarpe vecchie che imbarcano acqua
inesorabilmente.
Ho imparato a provare amore in cinque minuti
ho imparato che il generico “poco”
è una quantità incommensurabile col tempo:
accaduto una volta è accaduto per sempre.
Perciò andiamo incontro alla vita senza difese
lasciamo che le antiche lame penetrino la carne
e non possedere mai nessuno – condividi,
e se il terrore ci coglierà in qualche notte di gelo
perché succederà: ancora e ancora
e riuscirai a sorridere comunque alla fine dei pensieri
stai imparando dalla vita la lezione più difficile.
Sii libero di amare sopra ogni cosa. Capiranno,
altrimenti, andrà bene lo stesso.
in profonda solitudine
scrivo in profonda solitudine
mi faccio in quattro
poi otto
poi mille
porto il peso della buona parola
e ve ne faccio dono
che sia per voi una benedizione
ogni mio passo
su questo viscido sentiero
che sia radioso il giorno
anche per me domani
che oggi passo il tempo
a scansare le ombre
come fucilate
cose che passano
in questi giorni di contemplazione
la sera siedo vicino alla finestra
e do da bere alla mia ombra
ciò che resta del mattino
alla luce di una lampada
vedo passare la mia vita
tutto mi dice qualcosa che ancora non so
quale misticismo è chiuso in me?
quale domanda ha come risposta
la parola coglione?
le lunghe ombre del vino
sfilano sul muro giallo
come incappucciati
al passo del fuoco
il passo del diavolo
è il suono che vi porto
quello che conosco è
il passo lento dei morti
la loro danza di stracci
e tenerezze di carne
cose che passano
cose non tornano
Autunno 06
Autunno:
attesa di cose che cadono
ho visto:
piantare parole nuove in collina
hai detto:
cresceranno in tempo
per vederle ardere al sole
in Estate:
nessuno mai si chiede
chi se ne prende cura
nel frattempo:
la buona musica
germoglia tra le foglie
lontano dalle spiagge:
legno pietra e distanze
cantano inni per le strade.
Intuizioni felici
Intuizioni felici
mi disse che ero fragile, subito
dopo avermi dato dell’insensibile.
poteva starci, avrei detto lo stesso
se avessi avuto i suoi occhi
ero quello che ero
ma poi cominciai a ridere
senza disperazione negli occhi
si spaventò – anche questo
lo dicevano gli occhi-
capì che l’amavo ma anche che
senza di lei avrei potuto resistere
almeno quindici vite
senza dare troppo di matto
questa e poche altre verità
fanno scattare la molla del desiderio in una donna
ma io me andai per sempre
non avevo voglia di giocare.
“A volte abbiamo intuizioni felici
che ci rendono un poco infelici
ma mai una intuizione infelice
che ci abbia mai reso felici.”
Questo le scrissi nell’unica lettera
che sia stato in grado di scriverle.
maybe
maybe i’m a poet
maybe not
maybe i’m a man
maybe not
maybe I’m a dirty word
maybe i’m a never listen good idea
maybe i’m a girl with opened eyes
or maybe not
maybe i’m a stranger
maybe i’m a mayor
maybe i’m rusty and dead
maybe i’m poor in money
maybe i’m the lonely dog
maybe i’m a sunny day
or maybe not
maybe i’m an answer
maybe i’m an ancient tired bomb
maybe I’m a closed door
maybe I’m a broken arm
maybe I’m a dusty happy heart
maybe i’m a dead ego
or maybe not.
Tornando a casa
camminavo lungo il fiume
era buio – pioveva
il vento pettinava le cose
dava ordine alle correnti
la luce si nascondeva
nei cappotti di nebbia e vapore
andavo contro corrente
tornavo a casa
ero solo e dimenticato
ero leggero e santo
come lo sguardo di certe donne
che incrocio per la strada
dietro ai vetri delle macchine
come la vita quando ti dice
che appartieni alle cose
e che il mondo è niente
e tu sei felice di essere solo
ciò che vedi
ciò credi di vedere
Ciò che pensi di essere
e tutto quanto il resto.
alla deriva
impoverimento economico
impoverimento culturale
impoverimento sociale
derive fasciste ovunque
dalla Turchia alla Basilicata
dalle Alpi alle Piramidi
dal Manzanarre al Reno
neuroni alla deriva
sentimenti alla deriva
amori alla deriva
continenti alla deriva
Integralismi derivati matematicamente
E pure vi fanno più paura
i derivati del latte
il succo di una pianta da olio
i grassi idrogenati
il colore della pelle
ed allo specchio
non provate nemmeno
un accenno di ribrezzo.
Beati i poveri di spirito
perché saranno ignifughi
al fuoco della ragione.
