Sempre

cose che mi riempiono gli occhi
e i polmoni e il cuore,
un’asma dell’anima
mi immobilizza,
e resto, fermo, 
a fare il verso alla morte.
quando la bellezza è terrore
qualsiasi cosa è preclusa,
e il terrore mi fa più bello
di una bellezza mortale,
come le cose che passano,
resistono, e muoiono,
e mai più si ripetono.
ogni volta che dico, sempre.
ogni volta che dici, sempre.
La morte diventa piccola
La vita disperde i confini
c’è così poco di umano
nel dimenticare la morte.

c’è una barca in mezzo al mare

Non potendo vincere il mare,
ho combattuto il silenzio.
ho seguito le poche parole
come increspature lontane,
a caccia di vento e di sangue,
ma non ho trovato che acqua,
acque immobili, 
che mi hanno inghiottito
come fango di lago d’altura.
ho dato ordini a casaccio
solo per far rumore,
ho rotto il patto d’amore,
ho ammainato le vele,
ho cantato l’onore delle croci
a cui ho appeso gli scalpi
di tutti i sentimenti.
Al nuovo sole ho lasciato
l’ingrato compito
di asciugare la distanza
che separa la carne
dalle cose.
Le donne dalla riva cantano,
c’è una barca in mezzo al mare
c’è una barca in mezzo al mare…

Dal romanzo inesistente ” l’educazione seDimentale” cap 7 Nel nome del padre.

…e poi ti sentirai come un cane sperduto, e scambierai la notte con il giorno e niente sazierà la tua sete e vedrai il tuo nome inciso a bassorilievo su tutti i cassonetti dell’immondizia della città.
e poi? 

…e poi bisogna perdere tutto, lasciare tutto, distaccarsi a tutto, smettere, con qualsiasi cosa , bisogna non desiderare più nulla, bisogna affrancarsi anche da se stessi.
e poi? Se uno non avesse nulla da lasciare o da perdere?

…allora, figlio mio, sarai salvo.
Certo la gente non lo capirà. Ti diranno che sei stupido, ti vedranno cadere mille volte 
e rideranno duemila, ma tu non preoccuparti. Va’ per la tua strada, fino in fondo.
Preoccupati di non causare dolore e non curarti del tuo cuore, lascia che abbai e che si nutra del vuoto che ti avvolgerà prima di prendere sonno.
Lascia che i demoni cantino le loro atroci nenie e che l’alba porti sempre un colore nuovo attraverso i vetri della finestra. Ma lotta. Combatti l’abbandono. Combatti ogni pensiero negativo, anche quando avranno vita facile, il terrore ha esperienze millenarie, tu sei ancora giovane, ti servirà un colpo di classe, per uscirne.
Ma se, nel frattempo, avrai imparato qualcosa, il tuo corpo reagirà in maniera decisa.
Ancora prima che te ne accorga ne sarai fuori, o dentro, a seconda del momento.
Vedrai, figlio mio, la bellezza che ti porti dentro, come una spada lucente uscire fuori dal tuo petto. E sii educato quando padroneggerai il sacro fuoco della verità.
Non fare come adesso che impazzisci e mandi a fanculo il prossimo ogni cinque minuti. Ma sono cose che ti verranno col tempo.
Adesso il dolore e la paura ancora ti confondono. Sei giovane. Imparerai…
Sei sulla buona strada. 
Figlio mio, L’amore è terrificante per i cuori sinceri, ti devo mettere in guardia, è il mio dovere, ma tu non preoccuparti. Non si muore per amore. Solo i fessi muoiono per amore, ma i fessi soccombono comunque, tanto meglio, allora, morire per amore…
…ma dicevo, non preoccuparti, non è il tuo caso, tu sei stronzo, sei sincero, ma non sei fesso.
Adesso chiamala, scusati, e dille quello che senti. Fosse anche un vaffanculo.

Dal romanzo ” amore a tre gambe scalene” 
cap 7 Nel nome del padre.

le cose eterne


crescendo impari che non si chiede
non si domanda permesso
non si sondano i gusti
ti ritrovi a dare quel poco che hai,
senza speranza, senza futuro,
il culo a volte ti tende una mano,
e ti sorride, e qualcuno spartisce,
e si costruiscono cose, così, eterne,
durassero pure due giorni.
Crescendo impari che, altrimenti, vaffanculo.

tutto e niente

la poesia mi ha lasciato
in questa tempesta di segni,
non una luce nell’ombra.
Ogni posto è niente, tra
le cose non hanno nomi,
io sono una cosa sola, e tutte, e
più nessuno dice il mio nome.
Dico di essere tutto,
e di certo lo sono,
poiché mi sento niente,
e certamente lo sono.

that’s life

le illuminazioni arrivano quando meno te lo aspetti,
al netto di quelle delle feste, ché quelle arrivano puntuali
ad ogni festività. Comunque, dicevo, un giorno, ti svegli, e pensi,
che è così che deve andare, e resti, oppure te ne vai, ma
niente sarà più lo stesso, perché le cose cambiano, è un dato di fatto.
E dentro di noi si aprono distanze, crepacci, tra un’idea e la’tra,
tra il passato e il futuro, tali che, il presente, lento e privo di malizia,
vi precipita sul fondo, col suo bagaglio di nostalgie e di sguardi 
e di pensieri insicuri, isolandosi così dal resto del tempo.
Senza un futuro a cui guardare e ciechi di un passato ancora caldo,
anche gli addii risultano cosa leggera, ed il pensiero successivo
è che sta per arrivare il caldo, così, comincia a montare dentro il petto
un desiderio di gelato, al pistacchio e macadamia, magari.
Il resto dei pensieri si accodano come pulcini uno dietro l’altro,
e si incamminano freschi, vergini e leggeri, verso la gelateria.
Così è la vita, o così vorremmo che fosse.

un caffè, cinque minuti

in uno spicchio del pomeriggio, tra una cosa e l’altra, seduto cinque minuti al bar per un caffè di rinforzo, ho incrociato una ragazza.
Parlava alla sua amica con commozione, era bella, come sono belle le cose disperate che rispondono con lo sguardo a tutte le domande.
Mi è venuto in mente un libro letto tanti anni fa, della Duras, un libro che amai molto, ma di cui adesso ricordo molto poco, se non l’odore claustrofobico, e di abbandono intriso in quelle pagine.

“in quel caffè, quando aveva parlato di quell’uomo che avete amato, dei suoi occhi, ecco, in quel preciso momento vi ho desiderata.” ( cit. Occhi blu, capelli neri. )

C’è una felicità latente, in ogni gesto vitale, disperato o meno, una felicità crudele, come la verità. Come le scelte difficili, dolorose, ma vivide, in continuo mutamento, in accordo con l’universo, nonostante le note stonate, nonostante il jazz.
L’umanità, mi piace, nonostante tutto.

Mo’ lo spicchio è finito. arrivederci.

cose terribili

c’è qualcosa di terribile in ogni risveglio.
in ogni prima volta si annida la morte.
dietro la bellezza, dietro la verità,
riposa la morte…
e se pure non la vedi, la  senti.
La sua canzone è silenziosa,
oziosa, come il tempo, senza fretta,
come tutte le cose che uccidono.

c’è una parte ancora intatta dentro di me

c’è una parte ancora intatta dentro di me
ancora non intaccata dal mercato
che mi fa vivere male
che mi fa reagire , 
che non sa mentire
che non conosce compromessi
è sincera, e mi fa perdere cose
e trovare altre,
mi fa sopravvivere, viaggiare,
distrugge amori mai nati,
e mette alla prova amicizie,
mal tollera un sacco di cose,
però sa perdonare, 
parla in maniera volgare,
piange, si dispera, e fa disperare
ma sa ridere di gusto.
ha la battuta pronta, stupida, acuta,
ottusa, isoscele, volgare, a chiocciola,
sa parlare al cuore 
come quando avevo sei anni,
mi causa un sacco di guai,
conosce la gelosia, ma non il possesso,
sa dire grazie, e sa rubare,
sa costruire e sa distruggere 
e con la stessa leggerezza
dice eccomi e dice addio,
e poi ritratta e chiede scusa,
sa di esagerare, non è per tutti,
pochi la capiscono,
perché pochi capiscono.
Io spesso fatico, ma
lascio a lei le decisioni,
almeno quelle difficili,
e lei mi porta in posti privi di speranza
dove prendi tutto, oppure perdi tutto,
mi mette spalle al muro quasi ogni giorno
ed io fatico a starle dietro,
soprattutto di notte,
quando lei è sempre vergine,
ed io comincio ad accusare
le sue giovani angherie,
e la sua purezza mi pare stupida, talvolta,
e mi imbarazza, ma poi capisco,
e lei perdona, ogni volta, le mie debolezze,
e mi chiede amore, e mi chiama uomo,
ed io le scrivo lunghe lettere piene di cose,
da quando non so più amare.

Caro Diario

Caro Diario

mi sono svegliato alle sei e trenta

nel mezzo di un freddo monsone primaverile

prima di me si era svegliata la solitudine

non dorme mai la solitudine, è insonne.

ho bevuto un sacco di caffè durante la mattina

ho cercato di addentare due trasformate di laplace

ho letto Erofeev alcolizzarsi sopra un treno

parlando d’amore e di compagni, e di Čechov, della sua morte.

“Io Muoio, versatemi dello Champagne” le sue ultime parole.

Ho cercato di trovare qualcosa di bello nell’accappatoio azzurro

che evoca vecchie canzoni d’amore e il cielo e il mare e la rovina.

Adesso Un napoletano minaccia qualcuno al telefono, sotto al mio balcone:

” io temett’ o’pesc’ mmocca, lota! si’ chijn e’ spaccimm !”

La birra ai fiori d’arancio di stanotte mi è tornata in mente

nonostante abbia lavato i denti circa cinque volte da quando sono sveglio.

Qualcuno ci vedrebbe della poesia, nella mia vita, e forse ce n’è,

scartavetrando la nostalgia dalle pareti, dal telefono che non squilla,

dalle donne che mi hanno chiesto di uscire, inspiegabilmente,

alle quali ho risposto spiegabilmente con frasi evasive…

Non me ne volete. Io questa volta sapevo cosa volevo, e non ho potuto.

Sono cose della vita, Sapere è anche troppo per la mia coscienza.

Mi sono trovato in accappatoio a guardare fuori dalla finestra,

turisti che attraversano la strada, qualcuno curioso alza lo sguardo fino al quinto piano,

ci incontriamo per l’unica volta della nostra vita.

Ho i pensieri che facciamo tutti, la malinconia che sopportiamo tutti, 

la mancanza che proviamo tutti, ma una stupefacente allegria mi assale

dal fondo dell’accappatoio azzurro ancora umido fino al ciuffo addomesticato dall’asciugacapelli.

la mia mediocrità è buona parte nel desiderio.

Non si limita a dire Eccomi!, Lei brama come una cagna a cui hanno rubato i cuccioli

e cerca, in ogni pezzo di mondo, senza posa, senza tregua, e impazzisce e si ubriaca e sbava,

e scalcia, e attacca, morde, fugge, scende a compromessi con il peggio, tratta, ignobilmente

l’unica cosa nobile che abbia mai avuto.

Così arrivo all’una, pieno di sentimento, non una traccia di rabbia.

Gonfio come un piccione sazio è il cuore, riposa sull’orlo del terrazzo e dell’indigestione.

Aspetto che si addormenti, bisogna avere pazienza con le bestie,

e Mi domando, che cazzo c’ho da essere allegro?

Giovani Amanti


come siete belli
giovani amanti
tutt’uno coi pilastri,
l’ ombra che vi chiama
ogni volta che s’alza il sole
col suo tormento di labbra,
è la stessa da cui vengo.

come siete belli 
giovani amanti
che parlate alla mia solitudine
l’antica lingua dei morti,
portando, sempre fresca,
la parola dei vivi.

come siete belli
giovani amanti…
Così vi vorrei dire.

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