Il migliore ha la rogna

Banalità. Banalità
Tutto questo
Tutto qua.
Fin quando la vita ci piega
Fin quando la morte ci sfiora
Banalitààà Banalitahh
Il benessere è l’utopia
Non l’anarchia
Tu che hai più del necessario
Quando sei stato davvero contento?
(Specchio spocchia delle mie braghe,
chi è più dritto del letame?)
Certo che il migliore ha la rogna.
Dice la voce fuori campo seduta.
Per che cosa? Tormentata dal diktat globale
Ogni notte rimugina la mente:
Da cosa fugge il pensiero?
Cosa immorrala la scrittura?
Tolto il bene mercificato amore
Da forma di progresso modello P2.
Su cosa davvero vuoi avere prelazione?
Sul mattino. Sul sonno beato degli assenti
Sul percorrere le strade fraterne e sorerne
Sulla birra fresca d’estate e l’acqua calda in inverno. A pisciare da soli ci si annacqua la vista. Abdica! diceva l’amico, e sii il re di te stesso.
: Individuo fatti capanna.
Salva l’allegria dagli angoli polverosi del tempo
E cazza la randa della miseria
Finché accrocchio funziona
Finché cervello sragiona.

Da dove mi hai uscito.

Natura morta coi vivi
Parcheggiati in piazza
Sotto la pioggia
Un vecchio alcolista
Un anziano con principio di demenza
E quindi io (per quello che posso significare).
La pioggia non dice:
La promessa della felicità.
Poi resta solo Michele
Poi il cappotto nuovo spigato
Si bagna dopo qualche passo
Fuori dall’auto la musica finisce
Sirianni ha scritto un bel singolo. Penso.
Ieri un’ ambulanza ha raccolto da terra
Il padre di un vecchio amico proprio
Qui dove sono parcheggiato.
Mi rintano. Riparte la musica
Il cappotto bagna il sedile di pelle
Scivolano anche i pensieri
sotto ai tappeti bagnati.
Scarto una caramella a menta
Pensando a Pessoa
E a una certa meNtafisica. Mi osservano:
La cima di un pino: la vecchia fontana
Il palazzo dove nacque mia madre
Il primo negozio di mia nonna
E al principio fu il verbo –
Intransitivo: da dove mi hai uscito?
Polvere di cose fatte gassosa e merda
E flautolenze a menta e solitudine radicata
Come una vite i cui frutti
Corrodono il cielo
Con un arrivederci. E poi piove
Come quella carezza sul collo
Così come desideravi.
È solo promessa
La felicità.

disturbo dell’attenzione


Tr3 gatti sul comò
parlano di qalquilie
poi mi viene in mente
di fare teatro:
prendo cazzuola vulgaris
mi erigo sul cassero
alludo sporcizie ma non fumo la pipa-
bestemmio un languore
tre blocchi di afrore
ogni maltedì del mese di sfarzo:
costruisco al mio meglio un
drappeggio di labbra (pessimo dramma d’amore).
Sipario: si’ pària induista cheparéja sul vulcano,
miserie dispari d’altrovvio! poi
ritornano i gatti con un vigile urbano:
devi fare attenzione o ti multano in pochi
per pochezze di molti. Cosa stavi dicendo?
interferre la vita: Attenzione! Attenzione!
…disturbato è il Signore.

La Fibra Ottima


fibra ottica is coming to Town.
penso che gli installatori
siano arrivati troppo tardi-
da qui stiamo per andare tutti quanti via
da tre o quattro generazioni.
nel 47 nacque Victor Cavallo. leggo.
colui che scendeva con una maglietta gialla
lungo una scalinata
della Garbatella e vomitava poesia
da ogni spiffero di ciglia. Nel 47
nasceva anche mio padre. E poi fu anagrafato nel 48
ma questa è un’altra storia di secoli passati penso
mentre scendo con un cappotto aperto
bavero alzato
le scalinate della mia vecchia casa,
con una certa epica sotto le scarpe
che rugge di anni bruciati a guardare il sole rinnovarsi
a botte di elio e idrogeno nel tentativo di campare 4.5
miliardi di anni per poter vederlo diventare volgare carbonio e poi
schernirlo: eh eh, te l’avevo detto io!
Qualche giorno fa sull’autobus
ho incontrato un ragazzo di 60 anni
che ormai vive a Berlino. negli anni 90 si bucava.
in tanti si bucavano in quegli anni. penso. mentre
vedo ragazzi con piumini North Face
infilare fibre di vetro
in vecchie guaine telefoniche:
è il progresso Baby. quello che arriva sempre quando non ne hai più bisogno –
come accade a Sud. quando il sole spacca a metà il tempo
e gli occhi accigliati. incartapecoriti dai treni passati
senza nemmeno essere riusciti a vederli.
la fibra ottima adesso è arrivata tra le case
come un serpente a tre teste. li vedo bussare alle porte deserte
ormai da qualche anno. penso…
mentre scendo le scalinate della mia vecchia casa
con un cappotto sbottonato e il sole mi scalda il petto. mentre
penso al Core (nucleo), rido,
con indice di rifrazione maggiore del mantello.
rido. Siamo noi la fibra ottima e la luce
inutili, come un tostapane per chi non ha più denti.
adesso le stronzate raggiungeranno il nulla cosmico
molto più rapidamente. ottimo. tutto molto belllo!

La Casa Sull’ Ago

È un racconto breve.
Sin ossi: Pelle e assenza.
Ungiorno andò a cercarla
Ungiorno era il suo mome.
Trovò Ciò che cercava.
Ciò era il suo nome,
E non seppe mai cosa.
Nomi impropi di cose
Di parole che si accavallano
Nelle praterie di zoccolə
Tempi bui alla sera nevada
Quando Freddy entrava
E faceva manbassa del tempo.
Questi perso.naggi.
questi e queste
Parole (contenitori simmetrici per numeri dispari). Queste Di.vagazioni
Sono storie semplici di ciò che non accade
Se non nella realtà dei fatti.
Dove i fatti siamo noi
Qualsiasi cosa significhi
Poter compiere un atto creativo
Di volontà mani.festa
Come un applauso.
Ad esempio.

Anche Da Vivo

Ascolto Glass e leggo Vonnegut
Sono in viaggio. Basterebbe la prima fase
Invece no. Voglio dire:
Non importa a quali pericoli tu vada incontro. A quale interpretazione del socialismo…
E cosa abbia studiato nella vita.
Per sentirti vivo basta questa cosa.
Questa cosa che non vi so dire:
Niente a che fare con le donne, gli uomini
E la nostra miserabile esistenza.
Potrei morire adesso, morirei da vivo.
Mentre le fronde spoglie della quercia
Le ginestre che spiegano il vento di marzo
Le valli che mi lascio indietro
Arrampicandomi sui monti
Tutte queste congetture
Sono il materasso sopra cui
Dormire sogni tranquilli.
Anche da vivo.

Grazie di tutto

Luna nuova
È tempo di vestrizi
Negli angoli polveri di secoli.
Anche la molla del materasso
Cigola divina
:Forza solidarietà resistenza!
Recita il film
:Forza, solidarietà, resistenza.
Intanto il cameriere
Intanto il frontespizio
Poi il fotogramma
Poi la notifica che ricorda
Ancora una volta la caducità del vuoto.
Uh. La terra. La sento umida e fertile
Come pensiero. Come fluetto.
Dirapano fulmini lontano
Nelle nuvole oltre cortina
Verticali come presagi che arrivano
Al dunque. Dunque. Grazie.
Grazie di tutto: dice poesia.

Come sai bene

Asfalto. separa l’anima dalla civiltà.

questo continuo frazionare

dei governi sovr.ani

finirà col botto

così com’è iniziata.

così dice la voce.

la parola astrolabio prima

rigirava nel cervello

come uno sbattitore.

nella mente a parlare d’ astri

sale alle labbra come malinconia

la schiuma di finali perse per noia.

su cosa ci giochiamo tutto. questa sera?

su due occhi? un paio di gambe?

l’epitaffio di Pericle? Oppure meglio Seikilos?

a fare la filosofia si è spartita la strada

a colpi d’alambicco e adesso

suonano le voci degli anni

come briciole al microfono

della paura. Fino all’asfalto, che separa

come sai bene, l’anima dalla civiltà.

senza avere un motivo

apparentemente orecchiabile.

Non che la cosa mi disturbi.

C’è vento sulla collina!
Dice la mia vicina di posto,
Fissando le montagne.
Giro la testa verso il finestrino
Mi sporgo con il collo
Vedo gli ulivi stretti
In una insenatura tra due montagne:
Sembrano impazziti.
Nell’autobus un odore di brodo
Reso denso dal riscaldamento.
Non un filo d’aria.
Dietro di me due bimbi
Chicchierano ad alta voce
In un inglese giamaicano:
Sabato non vanno a scuola,
Dicono. Uno ha già finito i compiti
E si mette a canticchiare
Qualcosa in una lingua
Che non comprendo.
La radio in sottofondo graffia
Come un enfisema nella pioggia.
C’è un vento assurdo! Dico
Alla vicina. Lei annuisce e ritorna
Al suo telefono.
C’è davvero un vento assurdo.
Dico fra me e me
E a tutto ciò che non conosco.
Non che la cosa mi disturbi.

Chi ti ama davvero fa soltanto domande?

Scrivevi per sopravvivere un tempo
Adesso non sai più perché scrivi:
Però leggi i fratelli e le sorelle e poi
stendi il pensiero alla soglia.
Non sempre banchettano uccelli.
Molto fa il tempo. La stagione e le polveri.
Certo, anche il vento… La salute e il momento. Stamattina un gatto
Mentre andavo in un campo
È fuggito nell’erba con la rana tra i denti:
È sempre la morte che riporta alla vita.
Ogni tanto ti chiedi se sei morto
O sei vivo.
Ogni tanto lo chiedi a chi ti parla coi versi
in maniera diversa:
Chi ti ama davvero fa soltanto domande?

Sciroppo

L’albero dei lampioni stasera è mezzo fulminato;

I led sono la malattia del secolo.

Strobovanno i cani a coppie nell’indeterminato.

Sentire la strada come una mattonella.

Come parte di un mondo freddo e sampietrino.

Sopra scorre l’indeterminato. Morbido come sciroppo:

L’indefinito. Ciò che sappiamo con fermezza

Altro non è che una convenzione. Dice la voce.

Sentire il mondo come una mattonella

Liscia e porosa a seconda.

E sopra passa

e si appiccica la vita.

Mar h i Boh, Andare sì ma dove.

Non sai cosa scrivere

né dove andare.

Ma l’albero piegato

Lascia passare le carte

Sul terreno di grippino.

quisi inondano distanze

Le speltizie. Biforcano.

Diraspano spineti.

Perché tu lanqui di pensiero?

Fremitano i sassi e

Come serpi a sonaglio

Si allarma pure l’eusefrippo.

Che vuoi significare?

Sarai morto prima di sellestre!

Se scavalchi il senso dei vesperti.

Cosa importa del compiuto se fai

Calcoli fagàti al biliardivo?

Questo è più un sotterramento

Di certa polvere da spago che

Di poco si è insinuata nel diniego.

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