La Fibra Ottima


fibra ottica is coming to Town.
penso che gli installatori
siano arrivati troppo tardi-
da qui stiamo per andare tutti quanti via
da tre o quattro generazioni.
nel 47 nacque Victor Cavallo. leggo.
colui che scendeva con una maglietta gialla
lungo una scalinata
della Garbatella e vomitava poesia
da ogni spiffero di ciglia. Nel 47
nasceva anche mio padre. E poi fu anagrafato nel 48
ma questa è un’altra storia di secoli passati penso
mentre scendo con un cappotto aperto
bavero alzato
le scalinate della mia vecchia casa,
con una certa epica sotto le scarpe
che rugge di anni bruciati a guardare il sole rinnovarsi
a botte di elio e idrogeno nel tentativo di campare 4.5
miliardi di anni per poter vederlo diventare volgare carbonio e poi
schernirlo: eh eh, te l’avevo detto io!
Qualche giorno fa sull’autobus
ho incontrato un ragazzo di 60 anni
che ormai vive a Berlino. negli anni 90 si bucava.
in tanti si bucavano in quegli anni. penso. mentre
vedo ragazzi con piumini North Face
infilare fibre di vetro
in vecchie guaine telefoniche:
è il progresso Baby. quello che arriva sempre quando non ne hai più bisogno –
come accade a Sud. quando il sole spacca a metà il tempo
e gli occhi accigliati. incartapecoriti dai treni passati
senza nemmeno essere riusciti a vederli.
la fibra ottima adesso è arrivata tra le case
come un serpente a tre teste. li vedo bussare alle porte deserte
ormai da qualche anno. penso…
mentre scendo le scalinate della mia vecchia casa
con un cappotto sbottonato e il sole mi scalda il petto. mentre
penso al Core (nucleo), rido,
con indice di rifrazione maggiore del mantello.
rido. Siamo noi la fibra ottima e la luce
inutili, come un tostapane per chi non ha più denti.
adesso le stronzate raggiungeranno il nulla cosmico
molto più rapidamente. ottimo. tutto molto belllo!

La Casa Sull’ Ago

È un racconto breve.
Sin ossi: Pelle e assenza.
Ungiorno andò a cercarla
Ungiorno era il suo mome.
Trovò Ciò che cercava.
Ciò era il suo nome,
E non seppe mai cosa.
Nomi impropi di cose
Di parole che si accavallano
Nelle praterie di zoccolə
Tempi bui alla sera nevada
Quando Freddy entrava
E faceva manbassa del tempo.
Questi perso.naggi.
questi e queste
Parole (contenitori simmetrici per numeri dispari). Queste Di.vagazioni
Sono storie semplici di ciò che non accade
Se non nella realtà dei fatti.
Dove i fatti siamo noi
Qualsiasi cosa significhi
Poter compiere un atto creativo
Di volontà mani.festa
Come un applauso.
Ad esempio.

Anche Da Vivo

Ascolto Glass e leggo Vonnegut
Sono in viaggio. Basterebbe la prima fase
Invece no. Voglio dire:
Non importa a quali pericoli tu vada incontro. A quale interpretazione del socialismo…
E cosa abbia studiato nella vita.
Per sentirti vivo basta questa cosa.
Questa cosa che non vi so dire:
Niente a che fare con le donne, gli uomini
E la nostra miserabile esistenza.
Potrei morire adesso, morirei da vivo.
Mentre le fronde spoglie della quercia
Le ginestre che spiegano il vento di marzo
Le valli che mi lascio indietro
Arrampicandomi sui monti
Tutte queste congetture
Sono il materasso sopra cui
Dormire sogni tranquilli.
Anche da vivo.

Grazie di tutto

Luna nuova
È tempo di vestrizi
Negli angoli polveri di secoli.
Anche la molla del materasso
Cigola divina
:Forza solidarietà resistenza!
Recita il film
:Forza, solidarietà, resistenza.
Intanto il cameriere
Intanto il frontespizio
Poi il fotogramma
Poi la notifica che ricorda
Ancora una volta la caducità del vuoto.
Uh. La terra. La sento umida e fertile
Come pensiero. Come fluetto.
Dirapano fulmini lontano
Nelle nuvole oltre cortina
Verticali come presagi che arrivano
Al dunque. Dunque. Grazie.
Grazie di tutto: dice poesia.

Come sai bene

Asfalto. separa l’anima dalla civiltà.

questo continuo frazionare

dei governi sovr.ani

finirà col botto

così com’è iniziata.

così dice la voce.

la parola astrolabio prima

rigirava nel cervello

come uno sbattitore.

nella mente a parlare d’ astri

sale alle labbra come malinconia

la schiuma di finali perse per noia.

su cosa ci giochiamo tutto. questa sera?

su due occhi? un paio di gambe?

l’epitaffio di Pericle? Oppure meglio Seikilos?

a fare la filosofia si è spartita la strada

a colpi d’alambicco e adesso

suonano le voci degli anni

come briciole al microfono

della paura. Fino all’asfalto, che separa

come sai bene, l’anima dalla civiltà.

senza avere un motivo

apparentemente orecchiabile.

Non che la cosa mi disturbi.

C’è vento sulla collina!
Dice la mia vicina di posto,
Fissando le montagne.
Giro la testa verso il finestrino
Mi sporgo con il collo
Vedo gli ulivi stretti
In una insenatura tra due montagne:
Sembrano impazziti.
Nell’autobus un odore di brodo
Reso denso dal riscaldamento.
Non un filo d’aria.
Dietro di me due bimbi
Chicchierano ad alta voce
In un inglese giamaicano:
Sabato non vanno a scuola,
Dicono. Uno ha già finito i compiti
E si mette a canticchiare
Qualcosa in una lingua
Che non comprendo.
La radio in sottofondo graffia
Come un enfisema nella pioggia.
C’è un vento assurdo! Dico
Alla vicina. Lei annuisce e ritorna
Al suo telefono.
C’è davvero un vento assurdo.
Dico fra me e me
E a tutto ciò che non conosco.
Non che la cosa mi disturbi.

Chi ti ama davvero fa soltanto domande?

Scrivevi per sopravvivere un tempo
Adesso non sai più perché scrivi:
Però leggi i fratelli e le sorelle e poi
stendi il pensiero alla soglia.
Non sempre banchettano uccelli.
Molto fa il tempo. La stagione e le polveri.
Certo, anche il vento… La salute e il momento. Stamattina un gatto
Mentre andavo in un campo
È fuggito nell’erba con la rana tra i denti:
È sempre la morte che riporta alla vita.
Ogni tanto ti chiedi se sei morto
O sei vivo.
Ogni tanto lo chiedi a chi ti parla coi versi
in maniera diversa:
Chi ti ama davvero fa soltanto domande?

Sciroppo

L’albero dei lampioni stasera è mezzo fulminato;

I led sono la malattia del secolo.

Strobovanno i cani a coppie nell’indeterminato.

Sentire la strada come una mattonella.

Come parte di un mondo freddo e sampietrino.

Sopra scorre l’indeterminato. Morbido come sciroppo:

L’indefinito. Ciò che sappiamo con fermezza

Altro non è che una convenzione. Dice la voce.

Sentire il mondo come una mattonella

Liscia e porosa a seconda.

E sopra passa

e si appiccica la vita.

Mar h i Boh, Andare sì ma dove.

Non sai cosa scrivere

né dove andare.

Ma l’albero piegato

Lascia passare le carte

Sul terreno di grippino.

quisi inondano distanze

Le speltizie. Biforcano.

Diraspano spineti.

Perché tu lanqui di pensiero?

Fremitano i sassi e

Come serpi a sonaglio

Si allarma pure l’eusefrippo.

Che vuoi significare?

Sarai morto prima di sellestre!

Se scavalchi il senso dei vesperti.

Cosa importa del compiuto se fai

Calcoli fagàti al biliardivo?

Questo è più un sotterramento

Di certa polvere da spago che

Di poco si è insinuata nel diniego.

Chiamami Amuore

Chiamami Amuore.

tu che cerchi un linguaggio nuovo

per codificare l’incodificabile

vedi sole – pensi ciao.

io accetto ogni incomprensione

purché mi piaccia molto

la sorpresa. poesia, dici, è

come nascere mentre si muore.

Chiamami amuore! fatti braciare

finché c’è tempo. finché la noia.

Quel Giorno

Potrebbe arrivare quel giorno
Tra un anno. Domani.
Oppure tra venti:
Quando la poesia scomparirà del tutto.
E tu sarai davvero solo con te stesso
Per la prima volta da quando
Eri bambino
Forse non arriverà, ma potrebbe.
È per quel giorno che devi lavorare
E per nessun altro.
Tutta la merda salirà a galla in un istante
Ed è bene che tu abbia imparato davvero
A nuotare tra le macerie.
Altrimenti non sarai più utile a nessuno
Nemmeno a te stesso.
Cosa potrai fare quel giorno senza
Nemmeno una briciola di poesia?
Te lo sei chiesto?

Perché non ballate?

Perché non ballate?

metti su un po’ di musica

Mozart: La Sinfonia n.35

lungo il viale alberato del giardino

un letto, un giradischi un asterisco.

un ragazzo e una ragazza

si avvicinano incuriositi

tastano il materasso. il giradischi

si pungono con l’asterisco…

questo significa che hai letto

un racconto tempo fa

uno di quelli che lamina il cuore

e fai fatica adesso a liberare la mente-

chissà com’eri prima di leggerlo

ma poi cosa importa?

manca del whiskey e la brezza d’estate

e i vicini curiosi

che illuminano le finestre

come fossero dipinte

e una svendita di cose dimenticate al mattino

e poi la tragedia che ci portiamo dentro

ognuno sa il suo, dice le voce,

la tragedia che non sarà mai rivelata

che scava nel petto come un lombrico

che ci rende gentili come una mela nell’ombra.

come te adesso, mentre scrivi con indosso solo le mutande

e questa musica che dà le vertigini a guardarci più a fondo

e quei ragazzi che ridono allegri e bevono lunghi sorsi

e ascoltano dischi come se ancora importasse a qualcuno.

a cosa pensavi mentre scrivevi? a qualcuna che

prenderà le attenzioni e se ne soffierà il naso?

ti spiace se scrivo: perché non ballate?

puoi dire di sì, puoi quello che vuoi…

perché non ballate?

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