Natalia. Capoverde 1972. Arrivata a Napoli nel 2005.
lavora in via Orazio, fa la governante. Domani si opera due cisti al fianco dx.
In un ospedale al Vomero. Lì sono tutti competenti e gentili, mi dice. Anche la Signora presso cui lavora ha partorito là. Anche a lei sono sembrati gentili e competenti.
Oggi giorno di ferie. lavato a mano vestitini nuovi della nipotina
portati poi ad asciugare in asciugatrice a gettoni.
Si è fatta sostituire da un uomo Srilanchese. Dice che è incredibilmente bravo a svolgere le mansioni di casa. E che i Capoverdiani non farebbero mai quei lavori, nemmeno gli italiani, mi dice. Annuisco.
Natalia Ha anche forti dolori alla cervicale: le ho consigliato dei cerotti per tamponare fino a domani. Sono due giorni che fatica a prendere sonno, mi dice.
Ha un figlio a Capoverde. Alto, magro, forse troppo. Fa il meccanico.
Uno dei migliori di Capoverde. E’ magro, mi dice, perché mentre lavora si dimentica di mangiare. Gli ha comprato 30 euro di integratori e vitamine, ma lui, dice: cosa ha fatto? Non li ha presi! Ti pare bello?
Natalia Ha una casa a Capoverde.
due camere da letto, un soggiorno-salotto, una bella cucina luminosa.
… E la possibilità di espanderla verso l’altro. Se il figlio avrà voglia, in futuro, con le proprie energie ( Lei è stanca, mi dice) alzerà un altro piano, magari con una terrazza.
Natalia vuole smettere di lavorare. Lavora da quando era bambina. A cinque anni con una scopa di saggina, andava a spazzare di paese in paese. Era povera ma orgogliosa. Mi dice che: i capoverdiani sono gente orgogliosa. Se ne incontri uno per strada, in difficoltà, e provi ad offrirgli del denaro. Questi si rifiuta. Preferisce morire per strada che chiedere l’elemosina.
Dice: che i ragazzini di oggi sono fessacchiotti. lo dice con dolcezza. Con affetto. Con un velo di paura.
Dice che non capiscono che se non studiano e non lavorano, poi avranno difficoltà.
Ha una nipotina di 15 anni. Sa quello che dice. Ha anche un nipotino di 4 anni che ogni mattina accompagna alla materna. A piedi, facendo diversi chilometri in salita da Piazza Carità verso Salvator Rosa. Poi ritorna indietro e va a lavorare in via Orazio.
Una bella scarpinata. La madre della piccola quando smonta dal lavoro alle 14.30, va a prenderlo all’uscita. Ci si organizza, ma è difficile. Lo stato le passa soltanto 80 euro che bastano soltanto per i pannolini. Dice. Dice anche che in Francia i bimbi stanno tutti molto meglio. Hanno più servizi. E che il governo italiano fa molto poco. Poi mi chiede della Meloni. Dice: cosa ne pensi? Sorrido. Le dico che è un governo stupido, forse il più idiota da quando c’è la democrazia. Che sono fascisti, ignoranti e che spero che passi presto questo periodo.
La vedo che è soddisfatta della risposta. Mi dice: Bene! E’ così. Mi dice anche che soffre per la povertà di tutti. Ma proprio di tutti e per le guerre, per tutti quei poveri bambini che muoiono ogni giorno. Lo dice con le lacrime agli occhi. Dice che lei è stata povera e sa bene cosa vuole dire. Io le dico che non so cosa vuol dire essere povero. Ma che capisco, forse.
Natalia mi ha aiutato a piegare il piumone, ma le ho detto di stare ferma, altrimenti la cervicale peggiora. E lei mi ha risposto che è coraggiosa, che le donne sono così. Se c’è bisogno, aiutano. Le ho risposto che so quello che vuole dire, ma che senza una buona salute, poi non potrebbe aiutare più nessuno. Nemmeno sé stessa. Mi ha sorriso e mi ha detto: hai ragione, hai ragione… Non bisogna esagerare. Poi mi ha fatto delle domande, poche, educate e discrete, a cui ho risposto con un sorriso da ebete. Mi ha consigliato un posto dove ci sono buoni detersivi e abbiamo scoperto di essere più o meno vicini di casa.
Natalia è una bella donna, ha nelle mani e nello sguardo, la forza di chi ha sempre dovuto lavorare. Ha il naturale istinto di offrire il proprio aiuto e mi ha consigliato di asciugare sempre i vestiti in lavanderia a gettoni, ché dice: La corrente è diventata troppo cara a casa.
Natalia ha anche una sorella che ha vissuto in Italia prima di lei. Ai tempi della lira.
La sorella di Natalia con i soldi inviati a casa dall’Italia ha costruito due case. Ci vuole Cervello, mi ripete più volte. All’epoca il cambio tra lira e scudi capoverdiani era molto favorevole. Le si illuminano gli occhi quando mi racconta i ritorni dall’ufficio postale a casa con le tasche piene di denaro. Accompagnava la madre a cambiare i soldi. E quelli erano giorni buoni per tutti, in famiglia.
Adesso il cambio non è così buono, dice che per 50 euro cambiati, è come se ne avesse 60 a Capoverde. Non si scialacqua come un tempo, ma qui almeno c’è ancora lavoro.
Finiti i tempi dell’asciugatura del piumone. Le chiedo se volesse un caffè al bar di fianco, ma mi dice che ha un po’ di gastrite e preferisce non esagerare. Ci presentiamo, ci salutiamo e le faccio l’in bocca al lupo per l’operazione. Mi chiede: qui dite “Crepi il lupo”?
Le rispondo che sì, si usa dire così, ma che si dovrebbe sempre dire: Viva Il Lupo.
Allora mi sorride e mi dice: Viva il lupo.