Sono giorni difficili.
i vecchi,invecchiano
e la pena per la carne
vince qualsiasi idea di eternità.
la salute ,si sa, ad una certa età,vacilla.
sono giorni difficili,ma
ne ho passati di peggiori.
così finiranno anche queste attese.
Sono venuto in riva al mare,
col mio scooter che sferraglia,
solo per respirare un po’ di aria pulita
per riempirmi il petto d’orizzonte.
siamo così piccoli!Penso,
ogni volta che scompare un’onda…
Siamo così piccoli…
così piccoli.
seduto al solito bar,
poco più di una baracca di legno in riva al mare,
bevo un caffè,e aspetto.
Senza dire una parola,
anche adesso,che la mia coinquilina
mi ha sorpreso in camera,alla scrivania,a fissare il monitor,e mi ha chiesto,
Che fai?
Aspetto! le ho risposto sorridendo.
ma non credo che abbia capito.
Era tanto tempo che non ti toccavo.
Era più di un anno che non si vedevano
e la sua voce cominciava a rassomigliare a tutte le altre.
Decise di spedirle un libro,chè
regalare un libro è sempre un atto d’amore,
e scrisse tra le pagine
con una grafia che lasciava intendere fretta:
“Era tanto tempo che non ti toccavo.”
e si firmò.
Poi non attese niente,
la giornata cominciò come tutte le altre.
Le cose erano compiute,
non cercava risposte,
soltanto la sua mano.
Eternità.
tutte le mie poesie sono inutili
tutti i miei pensieri sono inutili
quando mi ritrovo al banco
occhii lividi
nel terrore del nulla.
Non c’è salvezza,
ed è terribile
lottare con il mostro
quando gli autobus fanno da tappeto
alle voci dei passanti
e la ventola del computer
pare un tritacuori.
Picchio sopra i tasti con livore,
così mi fu insegnato,
e se è una giornata buona,
di caccia grossa,
ne ricavo leggerezza,
faccio il pieno di spazio
fino a quando sarà colma la misura.
il tempo è una misura del volume.
l’eternità la immagino leggera,
come un uomo di zucchero filato
che si lancia col paracadute.
è una di quelle notti
è una di quelli notti che lavano la mente. [*]
Da quando hanno inventato i computer,
non esiste più il silenzio.
é una di quelle notti da stringerle la mano,
come seduti all’ultima fila dell’ultimo spettacolo.
Le notti sembrerebbero tutte uguali,ma
alcune volte il buio indossa una voce,
ha un lenzuolo di morte,ma parla d’amore.
[*] ” la notte lava la mente “
di M.Luzi.
approcci
Quando dovrei infilarci un paio di chili d’assenza,invece, ci ficco dentro due parole,del tipo: Che fai?, come stai?
Per stare da soli, bisogna temerla la solitudine,rispettarla, e forse le mie parole non sono che una mano tesa allo specchio dei tuoi occhi,
Non c’è bisogno che tu risponda, mi basta essere capito.
Io lo so già come stai,e cosa stai facendo adesso, in fin dei conti,
Buchi
C’è un buco in questa stanza
dove la strada si infila
e svuota le sue voci,
quasi fosse una discarica.
C’è un buco sul mio viso
dove la strada si infila
e svuota le sue luci,
quasi fossi una discarica.
C’è un buco in questo azzurro
dove lo sguardo si infila
e svuota la mia vita,
quando è colma la misura.
Non ci raggiungiamo mai.
Quando il petto sigonfia di parole,e
i pensieri si ammassano negli occhi senza forme ,
l’odore della pioggia ricopre le strade e le campagne,
ogni gesto,qui,mi pare scrivere ,nel vuoto, le tue labbra.
I passi quadri,tagliano, come consonanti stampatello,
inciampano ,nel respiro fatto solo di vocali.
Tutto mi porta a te.
Il mare a pochi passi dalla tua finestra,
è lo stesso che bagna la mia mano.
Potrei scriverti una lettera zeppa di meraviglie inutili,
intanto la mia mano gela nel salato inverno,
mentre tu aumenti, con la tua, i numeri al termostato.
Non ci raggiungiamo mai,è vero.
Ma io so che mi sorridi.
L’ultimo dei re lo chiamavano Sciacallo.
Tratta sempre il più umile che incontri
come l’ultimo dei re,
mi ripeteva sempre quando ero piccolo,
perchè quello che non hanno
è il mondo che regalano.
Ed io capivo solo quel sorriso
largo e rosa
dai pochi denti e molti buchi,
e la mano nera di callo
dalle unghie grandi,
una mano d’orso
di un amico buono,
e gli volevo bene
quando mi diceva
dall’ombra del cappello
che avevo braccia forti
per mescolare grano
e gambe robuste
da spingere l’aratro.
Non si sbagliava poi di molto
se adesso sono qui,
a rivangare giorni,
a spingere ricordi
a ricercar sorrisi.
un tempo
C’è stato un tempo in cui
parlavo sempre dell’altrove,
adesso,invece,
che la vista si è ristretta,
inseguo il piede che sempre fugge dal presente
e soffro del lasciato come un padre.
Adesso è una parola troppo breve.
Domani è puro misticismo.
Ieri è ciò che non è stato.
La risposta era l’ultimo sorso
dell’ultimo bicchiere,ma
nessuno mai se la ricorda.
è una frase che ci ammazza..
il : ” non ti manca niente!”
come se anche le menti più sottili, si fossero capitalizzate.
come se davvero il capitale avesse vinto tutto, su tutti a discapito di tutti.
Forse la fame ci salverà ancora una volta e no, non sarà piacevole.
Millantata Genialità
C’è troppa gente che millanta
genialità ereditarie.
anche chi era partito bene,
dopo due bravò,
indossa la voce da Gurù.
Io vi preferivo nella sofferenza,
quando costruivate,con gli occhi,
ineguagliabili castelli di cartone,
che poi crollavano, inesorablmente
al primo accenno di vento.
Fare con la vita ciò che si vuole
con ciò che si può.
Chè l’infinito è una lezione per tutti,ma
anch’ io, spesso, non ho fatto compiti.
Il sole a meno cinque
il sole dei cinque gradi sotto zero
a mezzogiorno è una scure di luce
piantata nel mezzo della piazza.
le mie letture si fanno sempre più rade
da quando i miei desideri sono sempre più distanti.
Il mio amore è una oscena scritta sul muro
ricoperta prontamente dal comune,
resiste da anni sotto la vernice
e non si legge più alcun nome.
Ogni volta che ci passo
cade sull’asfalto
l’ abbozzo di un sorriso.
Il sole cinque gradi sotto zero
scalda il sangue delle cose che ho perduto.
E se ci penso,rido
di come la volgarità del tempo
trionfi sempre sulla carne
che nasconde il ben più nobile infinito.
Ho visto il futuro nel suo sguardo ancora acerbo,
e adesso c’è una luce che non vuole andare via,
ed è fredda come il sole a meno cinque.
