c’è un silenzio in fondo al mare
e noi siamo tutti sulla spiaggia
a parlare le nostre voci,
con le nostre carni,atti
ad esorcizzare paure.
Tutti ci prendiamo
ad ogni tuffo
un anticipo di morte.
questa, la verità, che da sempre
cantano gli abissi.
c’è un silenzio in fondo al mare
e noi siamo tutti sulla spiaggia
a parlare le nostre voci,
con le nostre carni,atti
ad esorcizzare paure.
Tutti ci prendiamo
ad ogni tuffo
un anticipo di morte.
questa, la verità, che da sempre
cantano gli abissi.
spesso al mattino l’orizzonte è limpido
dietro la valle altri monti più alti,mentre
nel mezzo un antico armistizio si rinnova ogni giorno
questa è una terra di solchi dimenticati
dal buongiorno lento
a mezzogiorno il sole entra nel cervello
come la mano dentro un sacco di grano
a mezzanotte,invece, il vento è un sentimento di montagna.
Questo sud è la mia terra
gente che sorride nel buongiorno,
le mani antiche che hanno lavorato,adesso
faticano ad aprirsi alla carezza.
Qui,tra le persone sveglie,
il pudore odora di dignità
altre volte invece è un tanfo acre
all’ombra della cattedrale,
anche gli eccessi si consumano nell’ombra
è capitato che giovani donne
camminassero con le gambe al sole
sotto lo sguardo severo
di giovani figli di preti.
E pure questa non è una terra che amo,
Io non sono che tutta questa terra,
questa antica lotta,ma
non ho sentimenti verso me stesso
che non siano distruttivi,
Guardo nel giorno dall’affaccio di casa
il distendersi della valle
come fosse uno specchio,
ma con meno ombre e nessun rumore.
C’è sempre meno gente sulle strade!
ogni volta che la solitudine
mi ha braccato come un branco di lupi,
ho parlato d’amore come una preghiera.
Come l’eremita sopra una montagna di ombre
per non guardare in basso mi sono rivolto al cielo.
Essendo per sua natura, l’uomo, in tutte le cose
dall’alto delle nuvole ho visto il mio sorriso.
Com’è misera la carne e com’è vasto il cielo!
Gli ospedali mi piacciono
perché sono luoghi
dove il tempo é fatto solo di cose che accadono,
le persone lasciano le armi a casa
e tra una cosa e l’altra c’é in mezzo sempre il vuoto,
a finirci dentro é un attimo,
però l’uomo si riscopre un gigante
solo di fronte alla morte.
un giorno molto lontano
quando avremo imparato
la parola democrazia,
avremo anche dimenticato
la parola Gente.
non è poi così importante evitare le cadute,
non quanto il saper cadere,
saper cadere significa cadere con stile
e non è niente di superficiale,
con la tecnica giusta,
eviti di farti troppo male
e tiri fuori la bellezza che
timidamente si nasconde
in tutte le cadute.
e’ inutile, la poesia fugge l’estate,
i miei pensieri a maniche corte
hanno bisogno di vento e
non di parole.
Al limite di sguardi.
Abdico da me stesso e
seguo l’esempio…
Andare lontano senza lasciare tracce
è una necessità.
Forse, parole dimmerda, ci ritroveremo
sotto un ponte, alla fine di Agosto,
quando i primi venti
saranno privi di carezze
e la mia bocca asciutta
ed i miei pugni chiusi
affonderanno ancora una volta
nelle viscere, ormai tiepide,
di un asfalto ancora caldo.
mi invaghisco di esseri strani
dicono e non dicono
guardano e non guardano
precipito nell’incertzza
come fosse un budino
e me ne nutro senza pentimenti.
Non ho tormenti poichè
ho disimparato l’amore,
ma il niente che alimenta
i miei sentimenti
non ha più un volto preciso
e se mai l’avesse avuto
ormai è dimenticato,
sposerei un’assenza
in riva al mare
solo per assecondare
i miei desideri,
per dare voce
a tutto quel silenzio.
I libri non si amano, si posseggono…
è una questione di passione.
Il tradimento è sempre dietro l’angolo.
quindi, adesso ti finisco, e
il domani porterà inevitabilmente
la nostalgia delle cose andate,
il tuo sapore si depositerà sul fondo dei miei sentimenti
per sedimentazione, lentamente.
Mi ritorneranno in mente, un giorno
nomi e strade, luoghi immaginati
e tante ombre, mi chiameranno
come una famiglia che mi reclama
dal fondo di un’altra dimensione.
per lei ho svestito
la corazza dell’orgoglio,
le sono andato incontro
in maniche di camicia,
ed un paio i bottoni
sono subito saltati,
ero il mio stile, ero ubriaco,
ero l’uomo più bello del mondo
quando l’ho chiamata per nome,
ma lei aveva occhi di donna,
non c’era morte nel suo sguardo,
e poco tempo per parlarmi.
passarono i tuoi occhi
come l’aratro sul mio petto,
ma il cielo era secco
e la terra asciutta,
la pioggia
sarebbe giunta
troppo tardi.
diventai solco
all’ombra delle stelle
ingrassai il vuoto
con l’eco del tuo nome
e mi aprii al cielo
una cattedrale
senza cupole.
Lontano, un esplodere di nubi,
la festa del paese
illuminava i monti,
il tuo viso
era un’ombra
scavata dentro l’ombra,
Io ero la terra
d’un emigrante senza figli.
Una notte inizia e finisce senza patimenti
Ci fosse la tua piccola voce
Accenderei di rosso il cielo in un sorriso
Ma il tuo silenzio allunga il mio tempo
E non so piú se é notte oppure mezzogiorno
Ogni qual volta il sole nasconde le mie ombre.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...