Luna nuova
È tempo di vestrizi
Negli angoli polveri di secoli.
Anche la molla del materasso
Cigola divina
:Forza solidarietà resistenza!
Recita il film
:Forza, solidarietà, resistenza.
Intanto il cameriere
Intanto il frontespizio
Poi il fotogramma
Poi la notifica che ricorda
Ancora una volta la caducità del vuoto.
Uh. La terra. La sento umida e fertile
Come pensiero. Come fluetto.
Dirapano fulmini lontano
Nelle nuvole oltre cortina
Verticali come presagi che arrivano
Al dunque. Dunque. Grazie.
Grazie di tutto: dice poesia.
Come sai bene
Asfalto. separa l’anima dalla civiltà.
questo continuo frazionare
dei governi sovr.ani
finirà col botto
così com’è iniziata.
così dice la voce.
la parola astrolabio prima
rigirava nel cervello
come uno sbattitore.
nella mente a parlare d’ astri
sale alle labbra come malinconia
la schiuma di finali perse per noia.
su cosa ci giochiamo tutto. questa sera?
su due occhi? un paio di gambe?
l’epitaffio di Pericle? Oppure meglio Seikilos?
a fare la filosofia si è spartita la strada
a colpi d’alambicco e adesso
suonano le voci degli anni
come briciole al microfono
della paura. Fino all’asfalto, che separa
come sai bene, l’anima dalla civiltà.
senza avere un motivo
apparentemente orecchiabile.
Non che la cosa mi disturbi.
C’è vento sulla collina!
Dice la mia vicina di posto,
Fissando le montagne.
Giro la testa verso il finestrino
Mi sporgo con il collo
Vedo gli ulivi stretti
In una insenatura tra due montagne:
Sembrano impazziti.
Nell’autobus un odore di brodo
Reso denso dal riscaldamento.
Non un filo d’aria.
Dietro di me due bimbi
Chicchierano ad alta voce
In un inglese giamaicano:
Sabato non vanno a scuola,
Dicono. Uno ha già finito i compiti
E si mette a canticchiare
Qualcosa in una lingua
Che non comprendo.
La radio in sottofondo graffia
Come un enfisema nella pioggia.
C’è un vento assurdo! Dico
Alla vicina. Lei annuisce e ritorna
Al suo telefono.
C’è davvero un vento assurdo.
Dico fra me e me
E a tutto ciò che non conosco.
Non che la cosa mi disturbi.
Chi ti ama davvero fa soltanto domande?
Scrivevi per sopravvivere un tempo
Adesso non sai più perché scrivi:
Però leggi i fratelli e le sorelle e poi
stendi il pensiero alla soglia.
Non sempre banchettano uccelli.
Molto fa il tempo. La stagione e le polveri.
Certo, anche il vento… La salute e il momento. Stamattina un gatto
Mentre andavo in un campo
È fuggito nell’erba con la rana tra i denti:
È sempre la morte che riporta alla vita.
Ogni tanto ti chiedi se sei morto
O sei vivo.
Ogni tanto lo chiedi a chi ti parla coi versi
in maniera diversa:
Chi ti ama davvero fa soltanto domande?
Sciroppo
L’albero dei lampioni stasera è mezzo fulminato;
I led sono la malattia del secolo.
Strobovanno i cani a coppie nell’indeterminato.
Sentire la strada come una mattonella.
Come parte di un mondo freddo e sampietrino.
Sopra scorre l’indeterminato. Morbido come sciroppo:
L’indefinito. Ciò che sappiamo con fermezza
Altro non è che una convenzione. Dice la voce.
Sentire il mondo come una mattonella
Liscia e porosa a seconda.
E sopra passa
e si appiccica la vita.
Mar h i Boh, Andare sì ma dove.
Non sai cosa scrivere
né dove andare.
Ma l’albero piegato
Lascia passare le carte
quisi inondano distanze
Le speltizie. Biforcano.
Diraspano spineti.
Perché tu lanqui di pensiero?
Fremitano i sassi e
Come serpi a sonaglio
Si allarma pure l’eusefrippo.
Che vuoi significare?
Sarai morto prima di sellestre!
Se scavalchi il senso dei vesperti.
Cosa importa del compiuto se fai
Calcoli fagàti al biliardivo?
Questo è più un sotterramento
Di certa polvere da spago che
Di poco si è insinuata nel diniego.
Quel Giorno
Potrebbe arrivare quel giorno
Tra un anno. Domani.
Oppure tra venti:
Quando la poesia scomparirà del tutto.
E tu sarai davvero solo con te stesso
Per la prima volta da quando
Eri bambino
Forse non arriverà, ma potrebbe.
È per quel giorno che devi lavorare
E per nessun altro.
Tutta la merda salirà a galla in un istante
Ed è bene che tu abbia imparato davvero
A nuotare tra le macerie.
Altrimenti non sarai più utile a nessuno
Nemmeno a te stesso.
Cosa potrai fare quel giorno senza
Nemmeno una briciola di poesia?
Te lo sei chiesto?
Perché non ballate?
Perché non ballate?
metti su un po’ di musica
Mozart: La Sinfonia n.35
lungo il viale alberato del giardino
un letto, un giradischi un asterisco.
un ragazzo e una ragazza
si avvicinano incuriositi
tastano il materasso. il giradischi
si pungono con l’asterisco…
questo significa che hai letto
un racconto tempo fa
uno di quelli che lamina il cuore
e fai fatica adesso a liberare la mente-
chissà com’eri prima di leggerlo
ma poi cosa importa?
manca del whiskey e la brezza d’estate
e i vicini curiosi
che illuminano le finestre
come fossero dipinte
e una svendita di cose dimenticate al mattino
e poi la tragedia che ci portiamo dentro
ognuno sa il suo, dice le voce,
la tragedia che non sarà mai rivelata
che scava nel petto come un lombrico
che ci rende gentili come una mela nell’ombra.
come te adesso, mentre scrivi con indosso solo le mutande
e questa musica che dà le vertigini a guardarci più a fondo
e quei ragazzi che ridono allegri e bevono lunghi sorsi
e ascoltano dischi come se ancora importasse a qualcuno.
a cosa pensavi mentre scrivevi? a qualcuna che
prenderà le attenzioni e se ne soffierà il naso?
ti spiace se scrivo: perché non ballate?
puoi dire di sì, puoi quello che vuoi…
perché non ballate?
Allodola. Ode all’odi.
Odo un’ode all’ode
Venire dallo sconforto
Di questa umanità sanguigna
Senza ironia negli epitaffi
Allora mi invento un’ode all’odi
Ma distante dal nord geografico
E dalla procincia di Milano
Ma anche umile e tagliente
Lontano dal massimo dei voti
Nessuna lode per quest’ode all’ode
E quando dicesti che tutte le odi
Vengono al pettine prima o poi…
ma tu eri calva
Come le tredici lune di Urano
Io tacqui. Con eleganza. E
Non dissi niente. Né sul mio viso
Trasparì emozione.
Come un’allodola che perduta
Nell’aurosa si spazia
Lo spasmo della scrittura
Svestito il conforto del loden
Nel gelo della realtà puntò
Il dito verso i versi di quest’ode
All’odi come allodola senza loden
O lodi, distante da Lodi, lei allude
Mentre tu, forse, odiando, Adesso, Odi.
Amare, essere felici ed altre inutili teorie sull’esistenza
Pensiero del mattino
Ore 9.00. finestra.
Un uomo felice.
Pensava. Ecco.
Un uomo felice
Forse non pensa.
-Per essere felice
Bisogna non pensare.
Diceva Fernando.
Amare è l’eterna innocenza.incalzava.
Ma che vuol dire?
Essere felice. Amare.
Stronzate.
Descrivere ciò
Che per natura è misterioso
E poi assurgerlo a verità
È come farsi dio in terra.
Come dire di esistere non sapendolo.
Come i papi. I preti.
Io ti amo perchè io so di cosa di parlo
Io sono felice perché so riconoscere la felicità
Tu sei un genio perché io so riconoscere il genio e quindi IO sono un genio. Cose così.
Mediocrità al potere. Paura. Supremazia.
Ti amo. Sono felice.
Io dico:
Voler bene. Essere Allegri.
Molto più onesto.
Molto meno egocentrico
Del possedere qualcosa
Che non si può possedere
Ed altre teorie inutili sull’esistenza.
.
Ore 9.15. finestra.
Nessun gabbiano vola
Sulle cime dei monti.
Anche nell’ovvio
C’è una luce di poesia
.
Amare. Essere felici. Fare poesia.
Tre stronzate egocentriche.
Voler bene. Essere allegri. Scrivere di ogni.
Ogni parola totalitarizzante è nemica.
Essere aperti come la scatola di tonno
Quando sei stato sempre digiuno.
Dire l’indicibile con parole sempre nuove
La mia poesia (leggasi scrittura)è un’allegria della morte.
C’è più verità in una risata
Che in tomi di finissima letteratura.
Ma a me questo non importa poi molto
.
Ore 9 40. Finestra.
Non so se sono io la finestra
Con un telaio difronte che mi guarda
.
Sono io a scrivere o la finestra?
Io a scrivere la finestra o la finestra
Si è scritta da sola?
A questo e ad altri interrogativi
Non sapremo mai rispondere
Ma è abbastanza per essere allegri
Anche stamattina.
L’inutile polemica del mattino
Ore 07.00
Solstizio d’inverno
Leggo un noioso articolo ( tipo questo scritto ma con più ego) di uno scrittore che parla di letteratura. Egli scrive. Ha un pubblico.
Si lamenta, in un certo senso, degli altri scrittori allineati e vuoti, dodicennizzati,
votati alle frasi brevi dalla grande editoria, per non far perdere, la sempre più rada attenzione del pubblico. Punto. Quivi si esalta il gaddismo (magari… Vivaiddiolaico), il barocco, l’arzigogolo, il panegiricopugnettointellettualoide, ma che vorrebbe essere pregno e illuminato di vera e giusta letteratura (uso un linguaggio volutamente imbecille). Poi mi viene in mente uno dei miei scrittori preferiti. Così leggero… Divertente, mentre scrive gli accadimenti durante uno strampalato viaggio per salvare un’elefantessa dall’umanità o della mitologia norrena, così viva da far sorridere ad ogni mezzo paragrafo. Oppure altri, mentre scrivevano certe meraviglie divertendosi e facendo divertire (non significa perforza ridere, forse gioire). Scomparendo dentro i fogli, e proiettando fantasie e società e vite lunghe secoli imaginati, o meno. E viaggi avventurosi e immaginifici in posti sempre sconosciuti. Senza avere forse alcun altro scopo se non quello di vivere oltre la stessa vita e regalando al lettore quella libertà, eterna, forse disumana, che ci è data soltanto dai sogni.
Sono le sette e qualcosa del solstizio d’inverno e già polemizzo con sconosciuti. Il cuscino è ancora caldo. Fuori un elicottero rompe il silenzio con quell’odore di ospedale e rianimazione. Torna in mente per un attimo l’odore delle corsie disinfettate. Un comignolo oltre il vetro del balcone, e dietro, il chiarore dell’alba appena sorta che evidenzia ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la candida voglia del non voler fare un cazzo, ma che purtroppo…
(La foto meschina)

