Di tarli ,mondine e di vecchi sentimenti.

ci sono cose che ti guardano dall’alto delle pareti

come quadri ai vecchi sentimenti,

alla gogna,appesi,

al muro polveroso della dimenticanza.

queste cose non parlano più la nostra lingua,

distani ventimila leghe dai nostri gesti ormai maturi,

e pure le loro inmmagini crocefisse dal tempo

sono come un tarlo di titanio dentro gli occhi,

se di giorno si confondono nel traffico dei volti

di notte depongono le uova nel silenzio

e gracchiano canzoni tristi contro il tempo

come mondine a strappare dalla terra il riso

in pantani di lacrime.

da: I dialoghi Sperduti di Bibappa.

‎*oggi indosso tre maglie blu
ed un pantalone marrone…
casomai qualcuno, poco accorto,
avesse da smentire
la mia appartenenza ai cieli.
-E il marrone? 
chiese lo scettico.
*Appartenere ai cieli
implica,su questa terra,
nuotare nella merda…

Pescatore.

Ci deve essere un filo

sottilissimo di sangue

e di vento

che lega i ricordi 

alla primavera,

più passa il tempo

più a lungo ci raggomitoliamo…

come un pescatore

che salpa le reti in pieno giorno

cerca con lo sguardo casa sua

tra le case distanti del borgo

mentre sua moglie

capelli neri lucidi di sole,

raccoglie il bucato

di una notte d’amore.

Aprile.

la primavera cresce

dentro la mia bocca

come una spuma di parole,

da abbellire 

come le calligrafie

degli otto anni,

delle righe sottili,

dei quaderni Pigna

della terza elementare;

il verde prato al vento

color banco di scuola,

il legno sottile dei seggiolini

e del loro scricchiolare

sotto ai nostri pochi chili di culo

senza peli.

cammino la strada di adesso

con tremende fitte alle ossa,

male articolo i movimenti ,

e le parole sono quelle

di chi ha giocato troppo

con i piedi,

senza curarsi sempre dei pensieri,

la strada si fa sempre più bianca

se cammini contro il sole, 

e gli occhiali scuri

aiutano fino a un certo punto.

le  calze di nylon

che hai lasciato in fretta,

sopra la spalliera 

della sedia rossa

della mia stanza,

sono l’abbraccio freddo

del tempo che ritorna

ad ogni Aprile,

lasciale là, ti dissi,

andiamo…,

svestirsi al sole

ha sempre il gusto

della riconquista

di una libertà rubata.

Stanze.

Ci sono stanze d’albergo

che cantano tristi canzoni,

nascono nelle penombre acriliche 

dei tessuti a basso costo,

per  diventare,col tempo,

una languida sfumatura di giallo,

come l’odore del fritto,inarrestabile,

ricopre d’olio qualsiasi idea di cielo.

In camera mia

troverete sempre una finestra aperta,

non correrò il rischio

di lasciare  il mio sguardo

rimbalzare come una mosca,

tra queste quattro mura,

all’infinito.

Oasi

Oasi

un tempo,
quando ero innamorato
scrivevo lunghe terrificanti 
posie di solitudine,
adesso,nessun terrore
abiterebbe la mia solitudine,
ma la certezza del deserto
che vive oltre il deserto,
distende la mia vita come un manto,
ed ogni incontro 
placa la mia sete come un’oasi,
ho la certezza intima del futuro
domani sarò di nuovo in viaggio.

Verde,niente a che vedere con la speranza.

Ho strappato di ruggine

i miei jeans nuovi,

è stato il ferro pesante

d’un pensiero di morte

precipitato al sole.

Non c’è pace,

il bianco dei miei jeans

ha uno squarcio rosso,

e tutti gli altri, intorno,

a fare festa in mezzo al prato,

che acceso di verde e di Marzo

pare inscenare distratto

la danza del mare

della dimenticanza.

tutto poi si tinge di verde,

come i miei occhi alla luce del sole

s’accendono,

così si adegua tutto il resto alla natura,

cascasse il mondo,

domani aspetteremo ancora

il filo d’erba e il sole.

Euforico un brindisi 

avrà il sapore del ferro

e nessuno più ne capirà

il motivo,nemmeno io.

Soltanto verde e sole intorno,

per la seconda volta le radiazioni

ci renderanno ciechi.

Che nessuno brindi, poi,

senza guardarmi negli occhi.

Da molto vicino.

Da molto vicino

ho visto le tue ciglia

mal sopportare il vento,

ho bevuto le tue lacrime

prima ancora  che mi bevessi seme,

ho creduto alla mia mano 

quando ti ha cercata nel sonno,

tutto così si perde alle parole.

scrivere è partire verso terre lontane,

ciò che scrivo si allontana dalle mie labbra

almeno quanto la tua bocca,

scrivere è la fine di un amore,

parlare è dimenticarlo.

Prima o poi tutto si allontana,

nella migliore delle ipotesi,

paradossalmente,

sarà la morte a sorprenderci,

a renderci immortali.

Al Sole.

ho scagliato in cielo i miei pensieri,

ho atteso la caduta palmi aperti,

la pula va soffiata via col vento

il grano è ricaduto come un fiume

fiume umido di seta,

seta di gonna, una strada senza onde,

cammino…

ad ogni passo un fiore,

ogni tre fiori un nome,

ogni tre nomi, un’era.

In mezzo al campo arde la sterpaglia sotto al sole

mentre sul corso all’ombra di un lampione

c’è un gatto nero che non teme alcun padrone.

ASPETTA PRIMAVERA…

ASPETTA PRIMAVERA …


sbocciano di neve i peschi di Mukushima
mutano radioattivi la primavera,
immersi per metà nel fango,

come tanti piccoli bonsai, le cime,rosa,
stentando la lingua cromatica della speranza.

qualcuno ha visto l’aurora appena prima dello schianto,
altri nella valle troppo distanti dai colli,
hanno aspettano sui tetti,

i quattro cavalieri del mare,sono arrivati tuonando,
brandivano spade di schiuma e nessuno scudo,
chè iddio, vigliacco, non teme l’offesa.

il rosso, in Africa, ha anticipato la stagione,
ma prima del geranio è sbocciato il fuoco,
seminava semi di piombo,innaffiava la terra di sangue.

Abbiamo visto tutto,o così ci è parso,
e chi non ha avuto gli occhi, a sud, ne ha sentito l’odore,
troppo vicini per non sentirne il pianto.

Alcuni di notte,si svegliano dal sonno, sentono decollare gli aerei,
il cherosene odora di morte,lascia posticcia una scia di terrore
diverso tempo dopo la calma del silenzio.

Cammino le strade dei primi soli di Marzo,con il cuore nero di petrolio,
fatico a gioire intimamente dei baci,e delle carezze,

ho cercato di distrarmi avanti al mare,ma era troppo presto per il bagno,
ogni cosa ha il suo tempo,mi ripeto come un manthra.

così, cammino le strade polverose della colpa,del peccato originale,
L’umanità è la legge del profitto,il migliore di noi ha radici lontane 
innestate nel sangue.

i miei passi hanno il suono del fucile,i miei gesti,
avidi, larghi, di conquista,mio malgrado, temono l’ imminente recessione,

allora mi fermo un istante avanti al mare come se fosse l’universo,
sgrano gli occhi all’orizzonte,nudo,

mi lascio avvolgere dal vento caldo del deserto,
e aspetto che ritorni ancora Primavera.

Di Michele Cristiano Aulicino o se preferisci Bibappa Lula.

la solitudine mi fa leggero il passo


la solitudine mi fa leggero il passo,

guadagno lo spazio senza contare il tempo,

la macchina è soltanto una stanza sull’asfalto.

la vita mi rigetta oltre la misura,

sogno, vivendo, la nostalgica melodia del ritorno,

ovunque mi trovi divento pensiero del pensiero,

la mia forma organica,poi,

tradisce come un crampo,

riporta il mio sguardo alla strada

e rosse si infiammano le luci degli stop,

astigmatici,sfocati oltre la  pioggia,

verticali come lance stagliate verso il cielo.

ritorno dalle terre del cuore vittorioso e vinto

ho sporcato le parole con il vino senza alcuna ebbrezza,

in ogni bocca c’è un vuoto ,

in ogni mano c’è un segno,

in ogni nome un ricordo,

tutto si sversa all’infinito nella vita,

come il vuoto  infrange sempre sopra il vuoto,

così l’assenza ingombra

riempie l’universo.

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