Così vengo a voi.
Nudo come la pietra
alle vostre mani bianche,
annego le vostre bocche.
uomo di uomini,mi porta la vita,
senza pensare,senza morire,
a voi vengo, naturale
come la forza,
alle vostre gambe aperte
baia senza scampo,
senza desiderio, in voi m’infrango,
come l’onda del suono
si annienta all’universo,
la mia voce muore
dove cominciano i nomi,
e come un nulla,lo squarcio
mi acclama,un bagliore
vi giunge.
dio è i bar della stazione.
Gli sbuffi del latte
che ribolle,vergine,
sotto i colpi del vapore,
si confondono col vociare di strada
e le auto ai semafori,
qui la natura ha il vestito
di plastica,odora di fogna,
e quando è pulita,piove.
Date da bere agli assetati!
irrompe una voce incerta
stringendo un Negroni
nella mano tremula
alle nove del mattino.
I trans sono raragazze gentili,
gli spacciatori sono di poche parole,
i cingalesi portano figli
dai sorrisi larghi alle tazze di latte;
gli slavi sorseggiano piano
e dai vetri perdono lo sguardo sulla strada,
le zingare mi chiamano amore
e poi scippano le turiste bianchicce,
gli arabi non danno molta confidenza,
i cinesi raramente si vedono,
i senegalesi sono sempre amici,
salutano a voce alta e mi parlano delle loro vite.
Stamane ho incontrato Pape,stava andando via,
mi ha salutato in lacrime,tornava in Senegal,
mi ha regalato un amuleto,dice che mi aiuterà,
e che l’Italia si è fatta difficile.
Le persone distinte raramente entrano nei bar delle stazioni,
chi azzarda, ha sempre lo sguardo intelligente.
Ne abbiamo uccise di notti,
all’ora di chiusura
godendo,bocche aperte,
contro serrande sbarrate!
Nei bar della stazione
paghi un caffè
compri la vita…
E sempre mi innamora
il bagliore terrifico
la supernova,
delle vite disperate,
l’amore
Per Mare.
Andare per mare è dare un passo nella morte,è sempre come attraversare le
colonne d’Ercole, è guardarsi dentro, smarrirsi per poi toccare di nuovo terra
e ritrovarsi sempre diversi da come si era partiti.
“Il formidabile Satana”,come lo chiamava Lorca,”il cielo caduto, per voler essere la
luce”,mi ha sempre rimandato alle distanze incommensurabili,ai vuoti,alla morte.
Quando da ragazzino leggevo questa poesia,mi sentivo ancora più piccolo di quanto
non fossi, immaginavo il cielo cadere sulle acque e le gigantesche onde, malefiche e
meravigliose, di spuma e di lame,impetuose come un incanto
terrifico,sommergevano tutto, anche la luce,
così mi ritrovavo a fissare il muro bianco della mia cameretta,con
gli occhi sgranati ,allucinati,…
ed il muro diventava lo spazio,il tempo,l’infinito,
la
morte.
La Ballata delle porte chiuse.
quando i pensieri si fanno modesti,
e la vita mediocre
ci tradisce e si allinea ai compromessi,
se le persiane non regalano poesie
ma soltanto corde e rumori
striduli e ferrosi
nei pomeriggi d’agosto,
e nessuna compagna
accarezza le tue parole,
quando non ti va nemmeno più
di andare al cinema da solo,
o di introdurti in una qualsivoglia vagina,
se per cena ti accendi una candela
per scaldarti alla fiamma antica dei ricordi,
e sul fondo del bicchiere ti aspetta
ancora il rosso dell’ultima goccia di vino
finito il giorno prima,
non scoraggiarti,non abbatterti,
sorridi al velluto della solitudine,
spalanca la bocca e respirala,
ricordati il suo odore di porte chiuse,
ascolta il suono della folla passeggiare sotto al balcone
e impara la vita dai loro passi,
affrancati dal gesto eclatante,
non spezzare il filo,sii uno di loro,
un numero di scarpe,la taglia della giacca,
poi sovverti l’ordine delle cose,
capirai da te il momento giusto,
saprai da solo cosa fare,ti sarà chiara la vita,
guarderai i loro volti e saranno tutti belli,
e tu sarai felice,
ma non dimenticare mai l’odore
delleporte chiuse.
Altri tempi.
la cameriera è una mia amica
mi offre da bere, e poi
mi fa lo sconto.
Tempo fa, ci siamo morsi,è vero,
ma era un’altra vita.
La guardo per i tavoli
sorridere al sudore del forno
ed ai clienti,
il suo culo teso
schiaffeggia ogni malizia,
il dottorato in filosofia
le si inceppa nello sguardo,
la bellezza dei trent’anni è misurata,
ma è ancora rossa e disperata.
Lei la cammina sulla fune
con i piatti nelle mani,
la penna nel taschino
mi sorride,
…io di rimando le sorrido,
e ripenso a quella oscura poesia di Artaud
che mi scrivesti quella notte sopra il braccio,
“colei che dorme nel mio letto
e spartisce l’aria della mia camera
può giocarsi a dadi sul tavolo
il cielo stesso della mia mente”,
ma ve l’ho detto,
quelli erano altri tempi.
Esistono intimità che non si sperdono,
resistono nel vapore delle distanze
e ristagnano nelle paludi degli anni,
ma per quanto siano radicate a fondo
nel groviglio incerto della memoria del sentimento,
mi è impossibile riaccenderle alle labbra.
Ogni cosa ha il suo tempo.
Quando me ne andai ,l’ultima volta
lei mi chiamò per nome,
io non mi riconobbi
le sorrisi e poi
come a riscrivere un finale
la baciai.
Ciel suspett’ ( “cielo minaccioso” poesia in vernacolo lucano)
ciel suspett’
i nuvol s’avascian fin n’front’
e quann se fa scur u quart r’ ora
po ropp’ , quasi semp’ scura e chiov’.
E tu,na vota, m guardav’
ra dduret ai vitr’ r’ a fnestra
e cu ‘na voce arripicchiata m’ riciv’ :
Nunn’assì , nun vir ca è suspett’?
e allora n’faccia m’ stampav nu sorris,
biond’ e strunz cumm i culur r’ i sei ann’
e po’ scappavo mienz a via cumm ai pirat’
e tu,felice m’ m’alluccav’ e m’ guardav’
cumm ao nipot sott’ a l’acqua u ver’ u nonn’.
Romanticume.
Si spengono le luci della notte,
per lasciare spazio ai bagliori
dei bus,che ancora prima del sole,
scaldano i motori e aprono
le porte al vento fresco del mattino,
solitari borbottano e tremano
la solitudine arancione dei loro autisti,
ancora piegati sui caffè oscuri e profondi
delle colazioni al bar .
Un tunisino ruba uno scooter bianco
e si invola senza freni verso il paraurti di una Panda
nera come la notte che è passata,
poi zoppicando si perde tra i negozi dei cinesi ancora chiusi,
scompare inghiottito dalla notte
come l’ultimo sorso di vino sul fondo del barile.
Due prostitute che si abbracciano,sono
un colpo al cuore delle cinque del mattino.
I tuoi occhi stanchi riposano sul palmo asciutto
dei miei pensieri,e la mia mano si stringe
come un pugno serrato verso terra,
come a stringere fra i denti una parola,
come il morso sul collo che non ha lasciato segno,
la città mi ha steso un brivido avanti agli occhi,
come il tappeto rosso delle grandi occasioni,
mi accompagna fino al sonno antistaminico di Giugno,
e non c’è mai un testimone credibile
quando torni a casa al passo dei Re.
Solo puttane,ladri e la solitudine dei pullmann
che tremano mimetici d’arancio
atterriti dal sorgere del sole.
LA Notte.
La notte
si accosta al balcone
come una vecchia comare
dai denti d’oro,
si spegne nel buio vedovo d’un fazzoletto,
poi , di stelle ,all’improvviso
mi sorride, bocca larga,
dal dietro di una nuvola.
i cani dei cortili abbaiano amori lontani,
I bar intrecciano voci,bestemmie e bicchieri,
mentre le mie parole,
fissano confini di mani e ormeggi di labbra,
ogni notte,la vita si bagna di silenzio e sentimento.
Il Mostro.
Della mia vita si ciba il mostro,
ed io lo ingrasso volentieri,
il mostro è la mia anima
e fa paura a vederlo
così muto,così lontano
così oscuro e vergine.
Mi rallegra il suo silenzio,
la mia piccolezza mi accorda al mondo,
la morte non è che la mia anima,
ed urlerebbe di vita ad ogni gesto,
ma non bastano le orecchie
per ascoltare il mostro;
poi ci ritroviamo avanti al mare
felici e inconsapevoli,come cani,
seduti su quattro parole di sabbia
con lo sguardo perduto oltre la linea,
chè il mostro,non si teme,
quando ha un nome,
non fa più paura il cielo,
nè il deserto,da quando li cammino.
E pure l’onda scava
nella sabbia senza sosta,
ed ogni volta
il tempo ci modella.
l’orizzonte delle labbra
ha quattro linee se sorridi,
il mare ne ha una sola ,
perciò è più facile perdersi
sulla tua bocca
che tra le mie parole.
Grazie a te! :3
benvenuta dalle mie party-
Discorsi mancati
Quanti discorsi ho immaginato…
Quante parole ho perduto,
come sorrisi stempiati
tra le eco dei pensieri…
Le mie domande,
sono pistole inceppate
che non spareranno mai.
Spengo la lampada
e la scrivania diventa
del colore della luna,
i vostri libri fremono
negli scaffali come vergini
al primo appuntamento,
ed io,andando a letto,
come Carnevali,per voi,
solo per voi,
“semino parole da un buco della tasca”,
ma ormai è tardi,
e più nessuno le raccoglierà.
(Ai grandi maestri
che senza alcuna pretesa,
ci hanno insegnato il mondo)
Falcone e Borsellino.
Ero ubriaco sul pullman
del secondo liceo,
verso Palermo.
Quella che poi sarebbe
diventata la mia fidanzata storica,
mi leggeva frammenti di “Pancreas”,
“trapianto del libro cuore” e sorrideva,
mentre la barriera si colorava di rosso,
a pochi chilometri da Capaci,
avevo già smesso di ridere…
Mi ricordai di quando alle medie,
scoppiai in una risata isterica
durante il minuto di raccoglimento
e non capivo.
Mentre adesso sentivo
un crampo allo stomaco,
a stento trattenevo le lacrime,
Gaia mi leggeva parole che non avevano più peso,
e mi fissava,
tutti gli occhi della platea
sotto al palco delle medie,
mi fissavano.
Niente aveva peso,
fluttuavo sul sedile
inchiodato per lo stomaco
ai loro occhi.
Il guard rail rosso pareva adesso
una infinità di sangue,
ero sbronzo,
mi stavo innamorando,
ed avevo appena compreso
di essere un coglione.
