La Strada Al Posto Dei Pensieri

Una strada

al posto dei pensieri,

un rettilineo senza fine,

curva verso il basso

appena  dopo l’orizzonte,

le parole non mi toccano,

non partono da me

nè mi arrivano,

passano sul piano vergine

dei miei pensieri 

e non mi amano.

Le osservo naturalmente

scorrere e cadere 

nell’abisso senza nome,

come una musica 

che è solo matematica,

ostile di simboli,

nel silenzio

precipita…

così è l’ amore 

che era sempre stato lì,

e nessuno,a parole

l’avrebbe mai spiegato

che non fa rumore

lo sguardo

che muove gli universi.

Perduti e felici.

la città ci è esplosa intorno

piena di voglie, di pollini,

il sole che ancora non  ci brucia,

il vento che ancora 

ci accappona la pelle,

noi, ci siamo finiti in mezzo

come una domanda,

essendo noi stessi  la risposta

privi di ogni plausibile certezza,

imperscrutabili, dimoriamo

al centro di tutto ciò

che non ci è dato di capire;

e pure ci scalda il sole sulla pelle

e poi ci brucia il vento 

quando l’ombra, all’improvviso,

come uno schiaffo,di madre,

una carezza.

Basta una maglia,alle volte,per coprirsi,

per ritagliarsi una fetta di universo,

la felicità di esistere in tutte le cose,

una maglia per accorgerci di essere tutto,

uno sguardo per vedere di non essere niente

,…,

perduti e felici.

quello che sono.

il mio passato è come una vecchia poesia,


inutile tentare di riaverlo,


dissipato nel deltHacca entropico 
della mia esistenza,


 ne cosnservo il profumo


racchiuso nei miei gesti,


e delle parole

una parvenza,


come chi è stato qui


forse


tempo fa

lasciando indietro


una scia densa di sorriso.

L’amore,l’inutilità del tempo.

il silenzio mi ha accerchiato 

come un branco di lupi

affogati nella notte,

ho cercato l’amore 

nelle ruote dei furgoni 

alle cinque del mattino,

sono sceso in strada come un sordo,

ho annaspato nell’alba

come se stessi per rinascere,

ho cercato il solito bar

per un cappuccio bollente

e mi sono ustionato la lingua;

ho atteso la tua voce

fino al mattino,

immobile, tra i miei pensieri,

come una sentinella

a guardia del silenzio,

Le mie attese non sono che inverni,

gelidi e taglienti

come i pensieri che le misurano,

più si scava,nel silenzio,

più si va a fondo,

bisognerebbe restare immobili

e lasciare,così, che siano

le stesse  attese ad attenderci.

Poi le tue parole mi sono cadute addosso

come la risata sguaiata di una troia,

la tua lingua conosce bene il mio nome

e le mie debolezze,ma io ti lascio fare,

tutti lo capiamo prima o poi,

ci sono sorrisi che giocano sporco,

che non andrebbero mai attesi,

perchè hanno lo sporco potere

di vanificare qualsiasi misura di tempo.

I Maggio

l’uomo mi innamora,

la folla mi pugnala il cuore

con una carezza 

di fratello mortale,

i vostri volti fraterni,

paiono tutti sinceri 

quando intoniamo

uno qualunque dei nostri canti,

la vostra voce, spinge

il masso

che mal sopporto

nel fondo della gola,

oltre ogni desiderio,

con voi mi accompagno

per questa vita,

come al mattino l’alba,

come un’amore

senza cadute,

come una madre

per mano

un figlio. 

La Tua Voce

la notte si schiude leggera

come un ombrello di cenere,

grigia margherita di topi

atterriti dalla luce.

si allunga, la tenebra,

come il girasole

si allunga all’oblio,

l’ultimo raggio del giorno

s’incaglia negli occhi

sul crinale ripido

dei tuoi pensieri,

la tua voce,

è una crepa

sul fondo del mare,

la mia lingua

è la rete che strascica

sul fondo carnoso

delle tue parole.

la notte ascolta i tuoi passi

come una maldicenza,

ed io,come a riva

dopo la mareggiata,

sfinito dalle onde,

raccolgo pezzi d’asfalto

incollati dal sole,

ne faccio una via,

una strada di curve

come i tuoi fianchi

per i miei desideri,

nuda e distante

come una venere,

la tua voce non mi tocca,

poi si fa donna

ed ogni volta

mi sconvolge.

Tango

nella piazza deserta

il lastricato di marmo

bianco,

resisteva al nero del cielo,

millantava improbabili parentele

con quei pochi bagliori accesi di universo

che filtravano tra le increspature veloci

delle nuvole grige di pioggia,

spazzate via, di fretta,dalla volta

come galline indesiderate.

Un piano pallido di stelle.

Tu, al centro della piazza

stretta, nei pensieri di jeans,

volteggiavi di tango

e mi guardavi.

più delle parole

mi hanno detto gli occhi,

e quando la tua voce ha vacillato

sotto il peso di parole pesanti,

ti ho teso un’imboscata di risate,

perchè non c’è sorriso che teme la parola,

poi ti ho abbracciata come uno sconosciuto

perchè non ho più trovato le parole

per raccontarti la mia vita.

Ci accomuna il silenzio,

gli occhi lucidi,

e la lingua parlata

che di notte

si fa sempre più selvatica.

Solo con te

ho mai ballato

il tango.

Egoismo

Per leggere il tuo sguardo
sono caduto dalle cime 
più alte delle mie parole,
così mi hai visto ,perduto,
in balia dei miei altrove
dove ogni gesto mi è precluso;
mi sono disarmato 
così che il tuo sorriso
mi ha travolto come la peste,
non ho avuto scampo!
e quando mi è parso 
di ascoltare i monatti
urlare il mio nome 
tra i loro campanelli,
era soltato il telefono,
come un’allarme
che annunciava la piena 
improvvisa del desiderio.
tutto intorno era verde
come un prato d’asfalto,
“avrei voluto stendermi”
mi hai detto,
“al centro dell’incrocio
come una girandola di fuoco”,
ma la tua bocca mi aveva già bruciato
e la tua poesia 
aveva perso
ormai ogni valore..
il presente anticipa
col pensiero tutte le poesie,
ti dissi,
e la poesia è quindi in ogni gesto
così come nel silenzio,
ciò che è scritto,
o sussurrato,
è soltanto il riflesso 
di ciò che è stato.
Il nostro egoismo 
fa sprofondare nel brivido
dell’istante muto,
ogni meraviglia…
tu sei felice,adesso,ma
ciò che ti ho regalato 
è soltanto il mio egoismo.

Fatalità

le cose accadono
se devono accadere,
non ho mai provato 
di imporre al desiderio
le leggi del mio cuore,
non ho mai creduto nè alle preghiere,
nè ai sedativi.
Che ci innamorino le labbra
e non le parole,
altrimenti che sia il deserto
a palesarci il miraggio
da inseguire
ai confini del nostro cammino,
non ho mai incontrato un viaggiatore
che non m’abbia parlato d’amore.

ARGENTINAE

Ed arrivò il tempo di partire,

il tempo di tornare a casa,

ed eravamo tutti sullo scudo,

anche chi è tornato vittorioso

indossa ancora  con disinvoltura

i segni di una memorabile sconfitta.

chi è partito una volta per terre lontane

non è mai più tornato per intero,

si è sbriciolato nel tempo ,

nell’attesa del ritorno.

poi ci ritroviamo tutti nelle feste

chè la distanza ha reso i brindisi più forti

e le bottiglie sempre poche…

Io non c’ero quando tornavate dalle Americhe

con le vostre nuove lingue scintillanti,

ma vi avrei capito,

se dopo la festa

non avreste avuto voglia di parlare.

le vostre storie taciute

sono scritte con la luce

in vecchie fotografie sbiadite,

ed ancora puoi vederci camminare

petto in fuori,

a noi che infondo

non ne avremmo alcun motivo.

A volte mi sento come un Gaucho

e questo viale è la mia piccola Argentina,

e per i sogni mi fanno ancora credito,

perchè qualcuno, col mio stesso nome

aveva già pagato.

qui dimorano i vostri silenzi

‎”qui dimorano i vostri silenzi,
e le loro eco 
diventano dipinti alle pareti.”
recita l’insegna del nostro Hotel.
Che ogni passo
diventi un’attesa soddisfatta,
e che vi innamori il gesto
e non il vino;
e se proprio tutto dovesse andare storto,
che ci sia sempre un barista,
un amico a spartire la nottata
con un po’ di musica,una parola
un bicchiere,
un silenzio,
da usare come pausa 
tra una malinconia e l’altra.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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