Freddo.

freddo
come una lastra di selce
accarezzata dal peso del ghiacciaio,
arido,
come il solco perduto nel maggese,
ogni scintilla nasce e muore in pochi istanti,
quasi mai diventa fuoco.
Questo è il freddo che non uccide.
Questo è il freddo dal sorriso dolce.
Questo è il freddo che non versa lacrime.
Questo è il freddo della strada.

la casa nel vuoto.

Vivere nell’attesa del miracolo,
essendo io stesso parte del miracolo.
fare e disfare la vita,
col pensiero che succederà qualcosa.
essere certi di perseguire la strada giusta
rovistando tra le proprie miserie.
Avere l’intima coscienza di non essere compresi,
e rispondere alle domande della vita,
testa alta e cuore in mano.
Bisogna sempre “fare molto con poco” ,diceva il poeta.
Non saprò mai,come sarebbero andate le cose
se avessi scelto una strada meno ostinata.
Non mi appartiene la linearità,in nessuna delle sue accezioni.
Mi muovo e penso, in una nuvola di cose e di sentimenti,una nebbia rada,densa di vuoti,come l’universo, che inghiottirebbe il più navigato lupo di mare.
Mi sopravvivo allegramente,poichè la mia destinazione non ha nè un nome, nè un punto di arrivo.
la mia destinazione è il sentimento che nessuno ha mai cantato,
sono stato là,dove tutto sembra perduto
dove non si vedono fari all’orizzonte,
dove il vuoto è sordo come le distanze infinite nel mio petto.
Dopo la foga dell’annaspare,è arrivata la pace,come una finta morte.
Accettare il vuoto,è la più grande delle mie conquiste.
Con le polveri di questo deserto,ho costruito solidi mattoni di carne,
poi,ne ho fatto una casa per riposare,quando la vita mi affligge.
Se è dal vuoto che nasciamo, al vuoto torneremo,
e nel vuoto,ho costruito la mia casa.

Chi si ferma avanti al gesto epico,raramente è interessato alla parola, ed ancora meno alla persona.
Ognuno ha il suo modo di interagire col mondo,
io istintivamente cerco un legame affettivo con le parole prima,
con le persone poi.
Non è amicizia, ma umanità.
Quando leggo, o semplicemente imparo la verità degli altri per loro mano o per loro bocca,mi sento in debito e quindi in dovere morale di contraccambiare con la mia verità.
Mi rendo conto che spesso sulla bilancia i valori sono quasi incommensurabili…
Ma chi parla per bocca della verità,conosce il valore delle piccole cose;
e questo mi pacifica e addolcisce il mio cammino.
La verità distende sempre una distanza di parole e di mani, tra me e la solitudine.

indigena

All’armi.


Quando tutto va a puttane,

emergo come una voce

dall’umido del mio sentire.

Gorgoglio dentro di me

come una riscossa,

una rivincita.

La mia esistenza,eterna,

si fa voce di sopravvivenza,

e prima dell’azione,

eoni prima dell’azione,

infiniti prima del mio corpo,

esisto,verbo,

a nostra immagine e somiglianza;

è la scintilla di ogni rivoluzione,la voce,

l’inizio di ogni cosa,

che quasi sempre

mi parla d’amore

Cenni di Autunno.

Giorni in cui non scrivo niente,

ultime domeniche dell’anno.

Il silenzio mi pesa addosso 

come il barrito delle montagne,

Il doppler delle auto 

che sfrecciano in lontananza

seziona tocchi a tocchi il mio universo,

confinato in un intorno torbido di silenzio.

Il petto si gonfia di acqua e sentimento,

mi trascino lungo il fiume

come un autunno appena nato,

sono foglie che ricoprono di rossi

il catrame,i pensieri…

Io cado,come il tempo,in questi giorni,

come una vecchia coperta di lana,

fradicia di vita,tonfa,sorda,

sull’asfalto ruvido degli anni,

e manco cadessi dal cielo,un sorriso,

largo di stupore 

mi addormenta.

Esistenzialismo puntuale.

Quando il piede si inchioda,pigro,
come un dardo alla soglia di casa,
tolgo il cappello della gravità e mi faccio mondo,
e come dell’albero,il seme,
si ammanta di vento,così,
alzo il bavero alla giacca dei pensieri,
stringo le spalle,mura a dritta, e parto.
Ascoltarmi,è guardare il mondo,
mi supero senza mai raggiungermi,
mi guardo dal retrovisore o dal finestrino,
come un vecchio sentimento,
rimarco il segno della spirale,come tutti,
e non ripasso mai dagli stessi luoghi,
e quando risponderò alle vostre domande
con risposte sempre differenti,non stupitevi,
non sarò mai io,ma sempre un tizio,
col mio stesso nome che mi somiglia molto,
e voi lo stesso.
Vera è soltanto la prospettiva,
vero è il punto,
e l’energia.

L’amore.


l’amore era il disegno 
color pastello delle elemenari,
nasceva nel silenzio verde
del banco caldo di sole 
alle tre del pomeriggio,
e mai subiva correzioni.
Andava bene così.

L’amore sarebbe,adesso, il silenzio,
l’attesa del tuono,che, dopo il lampo,
cresce alla distanza,il desiderio,
una tempesta dove mai arriva il tonfo,
chè cade appena prima il tempo.
il filo rosso da tagliare all’ultimo secondo.

L’amore sarà, forse,domani,
come il riposo,forse morire,
come un sorriso,
pochi denti da stampare ,
a bocca larga,
nello sguardo eterno
della morte.

Realtà,parola decisamente sopravvalutata.

lascio sempre molti vuoti,appesi
alle pareti delle mie stanze.
a volte mi rimproverano, gli amici,
di avere stanze un poco tristi,
ma non sanno,loro, quanti volti,
ogni giorno,appendo al muro,come
opere d’arte giornaliere,
come nomi senza significati,
uomini e donne senza misura, eterni,
come le albe e le nuvole.
Quello che vedo,è niente
rispetto a ciò che immagino.
Tutto ciò che immagino,lo so,
da qualche parte, esiste.

La strada.

la strada è tutto ciò che conta,

suona ruvida e oscura 

come lo spazio,

è il braccio sporco della galassia,

la via ferrea.

Mentre nel cielo esplodono stelle e leggerezze,

qua, nel fondo, dove la gomma si consuma sulla pietra

dove le carni si levigano al suono dei venti,

la gravità, il peso,l’incudine,regna sovrano.

la strada ne è il ricordo;

il monumento,il monito,

che recita:

Attraversami!

…e noi passiamo 

leggeri come piccole stelle bianche

pronte all’implosione,

lasciamo i nostri nomi sulle sponde

come abiti in riva al fiume

che ci inghiottirà,

dall’altra parte 

qualcuno ci aspetta,

e qualcuno ci urla

dei nomi 

adesso incomprensibili.

Dalla raccolta inesistente : Cronache di libertà. : La caduta

I giorni ci cadevano addosso come balle di cotone,ne sentivi il peso e non ti sfregiavano il viso nell’immediato.Poi, buongiorno dopo buongiorno, cominciammo a sanguinare.Chi dal naso,chi dalle ginocchia,i più sfortunati sanguinavano dall’interno,dal fegato,dallo stomaco… e quando se ne accorgevano era, normai, troppo tardi.Quella palla di gioie bianca e azzurra che ci pareva il mondo dei sei anni,sembrava aver conservato intatti tutti i colori,ma col tempo cominciarno a mutare gli odori,e con essi i pensieri.Nelle periferiedei nostri sentimenti,come delle città,cominciò a farsi largo l’odore acre delle fogne.I tubi nel sottosuolo davano rifugio ai topi di malaffare esiliati dalle campagne e sottoterra cominciò a fermentare il rancore e quindi la rabbia,come un’epidemia si diffuse in superficie.Silenziosa,mischiata all’olezzo dei desideri marciti,si insinuò nei nostri corpi come un parassita,come nelle più classiche delle possessioni demoniache.Gli occhi si colorarono di giallo nicotina ed i nasi si riempirono di polveri.Fu così che cominciammo a non guardarci indietro.Sentivamo il rumore sordo degli amici al tappeto,senza l’avvertimento del gong.I più fortunati gettarono la spugna, o qualcuno la gettò per loro.Io non ero tra i fortunati.Continuai a camminare fingendo la vita per chissà quanto tempo,ho tentato di correggere la vita con ogni mezzo a mia disposizoione.All’inizio le cose andarono bene,sembrava il mondo , un posto meno oscuro.Poi, col tempo, i giorni cominciarono a pigiare sui miei pochi desideri rimasti in vita fino a farne pastella per cani.Quando mi accorsi,in un istante di lucidità,cosa mi era accaduto,decisi di uscire dall’ingranaggio.Raccolsi i pochi spiccioli che avevo nelle tasche e salii all’ultimo piano della torre più alta della città.Lasciai cadere dapprima le monete,sarebbero state il mio gong.Che annunciassero la mia caduta,pensai,il re aveva abdigato.Sentivo il boato trionfale del pubblico in delirio che faceva capannello sotto la pila di cemento.Pochi istanti dopo,salltai verso l’alto, in avanti,nel vuoto.Sapevo che molti suicidi si consumano prima di toccare il suolo,il cuore non regge la caduta, e si finisce al suolo già privi di sensi.Per me non fu così.Il cuore pareva mi schizzasse via dal petto,ma resse eccome.Fino all’ultimo istante,sentii la folla ed il loro grugnire di telecamere.Quando toccai terra, non sentii niente,solo un rumore, lo stesso identico rumore dei giorni che batteva sulle nostre vite.Il mostro genera un mostro,pensai…Il mostro mi aveva tolto tutto da prima che io nascessi.Ero nato solo e per la spietata coerenza di questo mondo,ero finito da solo.Tradire le aspettative fu un lusso che non potei permettermi.Dalla mia carne alla mia carne,avevo chiuso un ciclo.Mi frantumai sul cemento come da programma.qualcuno vomitò.
“La libertà è un concetto relativo.”,recitava il foglio di carta bianca che avevo appallottolato nei jeans.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...