Reti

la rete è un finestrino chiuso
la velocità dell’auto la decidi tu
la strada si spiega da sola
le cose accadono fuori
le eco talvolta risuonano anche dentro
le sirene luccicano nella foschia dei nomi
la musica si sfilaccia nel doppler 
la macchina si ferma raramente ad ascoltare una voce
le immagini sempre false ci raccontano il vero
la vita è una rete sulla rete
la galassia è una rete sulla vita e sulla rete
la gente è sempre stata in una rete
la rete è un finestrino chiuso, e
le calze qui sono quasi sempre a rete

Maggio 2012,diario d’inverno.

Cadono verdi foglie
morte in Primavera.
Il Capitale ha portato 
il gelo, a Maggio, e
piovono dal cielo
nomi di giovani padri.
Siamo scesi nelle piazze
una notte,
per guardare la luna
più grande dell’anno,
E continuavano a cadere
dal cielo,giovani padri,
poi soltanto occhi bassi
fino all’uscio di casa.
Persino il nuovo amore,
illumina appena,una lucerna,
nei corridoi oscurati dall’Enel.

basse energie.

Il tuo sentimeno

è come il mio talento,

c’è,ma latita.

Fugge,si distrae,ulula,

s’ottenebra e sbuffa,

morde e scalcia,

si annoia della stessa noia

e partorisce mostri irriverenti

come questi scritti,

però è là,che io lo voglia o no

mi fissa dal fondo delle strade

dal buio inesplorato del crepaccio,

dalla più oscura depressione oceanica,

arriva sottile alle tue labbra,

troppo poco per muovere parole,

ma già abbastanza

per non lasciarmi andare.

Solo con Io.

solo con io 
pane e balcone…
ho teso la mano
alla parola,
alla bellezza
ai passanti
al cemento armato
agli alberi
all’asfalto
ai cani
ai colombi
ai gabbiani…
poco lontano la torre annuisce,
una ragazza mi guarda negli occhi
un’auto inchioda sulle strisce per evitare il vecchio
la giornata issa una bandiera rossa all’orizzonte
le cose fatte e quelle non fatte si annullano
la notte si avvicina col suo tubino nero 
ed io ne approfitto al riparo dai tuoi occhi.

Cose da dire.

Oggi
il silenzio
è una prigione
senza fiato.
Parlare,è
un caos
unidirezionale
verso l’abisso
della ragione.
tutto è impossibile adesso,
e non c’è posto per me
nel mondo
che non sia 
tutte le cose,
non un lembo di pelle,
e tutte hanno un nome diverso,
tutte hanno un nome sbagliato.

primoMaggioduemiladodici

fuori infiamma

il sole ,

dentro la lampada

illumina

i tuoi libri,

ed i capelli 

a sfioro sulle spalle

accarezzano

l’idea del vento

dal centro 

della stanza,

odore di carta e ciliegia,

l’albicocca  e la mandorla

impallidiscono avanti

al dattero che sboccia 

selvatico

sulle tue labbra,mentre

la nocciola dei tuoi occhi

non teme la parete…

Io qui stramazzo

nella pioggia azzurra

dell’ avanguardia  di Maggio,

e mi ritrovo come un cieco

a parlare del tuo sole,

allungo il collo alla finestra

mi bagno e ti sorrido

manco fossi l’ombra 

che accarezza

i tuoi capelli.

stamattina ore otto all’edicola.

stamane 

avanti all’edicola,

tra i titoli di giornali,

lui aveva 

un grande cuore,

lei 

bellissimi occhi azzurri.

Così invecchiare,

lei che gli tende il bastone

e lui che le allunga un sorriso,

non c’era negli occhi 

il rancore dei giorni,

una luce di lampara lontana,

dalla nebbia dei loro sguardi

è caduta sul marciapiede,

come un faro costiero

nel traffico del mattino.

Ti vedo

Il mondo dovrebbe assecondare le mie mani

ogni volta che ti penso

e sul tuo collo

un solletico leggero,

il vento , La buona parola,

un sorriso,un fiore,

E tu distratta…

dalle tue cose di carta

alzi gli occhi al cielo

Ed io che aspetto

da molto lontano

…ti vedo.

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