si è acceso un sole giovane
scalda come uno scialle di seta
Inverno ha dimesso l’artiglio
ed anche il mio sorriso
ha perduto la lama
ho ripreso a raccontare la vita
senza scomodare la poesia.
Il fanciullino (sfanculato)
certe volte i pensieri
escono legati in rima
e la cosa mi spaventa e
mi si legge in faccia un poco di vergogna
come chi ruba quattro caramelle
sopra al bancone con quattro caramelle.
Non posso scrivere che sciocche filastrocche
ma troppo macabre da leggere a bambino
e troppo insipide per una mente adulta.
certe volte si legano i pensieri
e poi li sciolgo a suon di vaffanculo
e loro ridono di come sono fesso
e mi abbandonano assieme a me bambino.
Quel fiore è il fiore che uccide di bellezza.
temevo il fuoco
che arde nella pancia
avrebbe arso ogni Primavera
invece nasce dal fondo della valle
un ramo fresco di sangue e di cemento
da cui un fiore col polline d’amianto
ammala il mondo e ne innamora l’occhio.
Sta resistendo al Napalm e al Mattino.
Quel fiore è il fiore che uccide anche un bambino.
Io, Carver, Machado.
Ogni tanto penso di svegliarmi nella notte,
con un libro di Carver sul comodino, nel quale,
svegliatosi di soprassalto dal sonno
spalanca gli occhi nel buio e si ripete:
“Va tutto bene, tanto c’è Machado.
E poi sono riuscito ad addormentarmi.”
e tutti e tre a modo nostro dormiamo,
insieme a tutti quanti.
Non affanculo.
dove mi ha spedito?
non lo so dire
un’ oscurità perduta
senza pavimento
si prende gioco di me
dove sono?
non lo so dire
ho tagliato la barba senza motivo,
anch’io so fare qualcosa
ho sussurrato alla notte!
si spengono cose intorno
come lampioni all’alba
ma senza alba
e qualcosa sta nascendo
dentro o intorno
ma non so dire
una cosa nuova
che mi ha dato un altro nome
cosa accadrà?
non lo so dire
ma è dolce il buio
è velenoso il buio
è ovunque il buio
e non vedo
e so esattamente dove andare…
Il primo ed unico S.Valentino che abbia mai festeggiato.
Eravamo seduti nel campo
era freddo, era sera,
intorno l’erba cominciava a bagnare
la crostata di fragole a forma di cuore
i trent’anni li spartivamo in due
lei accese una candela con
le mani che odoravano si fragole
e di sesso
si avvicinò un uomo
imbracciava un fucile
lo caricò di terrore e me lo puntò sul viso
lei si strinse a me
come la pelliccia di un animale che corre
sentii il suo sangue
c’era il mio sangue
e gli odori si drogarono di adrenalina
il nonno del mio amico
a cui apparteneva il terreno
appena fuori dal paese
aveva qualche rotella mancante,
ed un fucile carico
su cui appoggiarsi
lei mi disse per la prima volta
che mi amava, avevamo quindici anni,
deglutii, arrivarono le nipoti,
sentii partire un colpo
tra polmoni e stomaco
la balistica è tuttora oscura.
Ho conosciuto una donna
Ho conosciuto una donna
ci siamo seduti
e ci siamo parlati
ho conosciuto una donna
e abbiamo riso
e abbiamo bevuto
ho conosciuto una donna
che mi ha riconosciuto
senza vedermi
e adesso ci parliamo
come parla il sole al mattino.
Le stazioni
Le stazioni, d’Inverno, sono come gli ospedali.
C’è sempre, chi si ripara dal cielo e chi aspetta il miracolo…
Spesso sono la stessa persona…
Ma qui, la gente, si cura con la gente.
come cani
ci annusiamo come cani, senza rabbia
ci promettiamo morsi e pugni
che significano mani e bocche
e buona compagnia
qualche macchina alla finestra
a rompere pioggia e silenzio
e l’antico patto che non sappiamo dire
Tedio domenicale
che inutilità la poesia
quando il sole piega in due gli sguardi
e la gente passeggia sulla spiaggia
coi piedi nudi nonostante il freddo.
Che inutilità una stanza, le carte, i libri…
Scade ogni bellezza ipotetica
avanti alla natura, e
solo i cani sembrano avere abbastanza coraggio
per affrontare la strada.
La fatica dell’ andare al mare,
che ci chiude nelle case,
sta nel non essere noi stessi il mare,
ma anche questa, forse, è solo un’altra scusa
Che piccola parola, la felicità
Che piccola parola, la felicità
che piccola cosa,
incontri una persona che ti fa ridere gli occhi
e porti sempre una morte nel cuore
come una bella giornata
che annuncia una notte d’amore
e sai già che al tramonto
un pensiero farà friggere il cranio
e frizzare le ossa
con indefinito terrore
nonostante la bellezza nuova
la mano antica scava sempre nel petto
una grande buca senza nome
e la piccola felicità precipita
sempre più a fondo
come una fiamma
che fa sorridere le pareti
di una vecchia caverna-
E non sai più dire
se sei vivo, morto, o felice
tutto è passato e dimenticanza
e chissà s’eravamo felici
vivi, e aspettavamo la morte
col sorriso stampato sulle labbra.
