Fotosintesi

Quando inciampo in qualcosa di bello,
sto in silenzio, così, quando sono felice, non lo so dire.
Le cose migliori si compiono senza bisogno di cornici. Lascio le parole al futuro.
Lascio sempre andare ogni cosa per la sua strada, e una pena gravida di contentezza mi avvolge.
Fare la cosa giusta. Essere presenti senza perturbare gli equilibri, senza tenere nulla per sé che non sia un regalo silenzioso per il prossimo viandante.
Guardare l’orizzonte, saggiare le correnti, intuire la pioggia, provare a leggere i segni senza il soffrire il peso dell’occulto. Questa luce d’Agosto tornerà a far parlare le selci e le viti come croci mozzate, conficcate nell’argilla, che assicurano il tempo alla terra, anticipano la forza del vino. Cadrà la polvere dalle nostre ossa, e faremo un’allegria anche della morte, senza nutrire il bisogno di ragionarci intorno.
Vivere come una pianta. Qualche foto e molta sintesi.

NonIlMiopene

C’é una parte di me
Che non é di nessuno
Esisteva prima che io esistessi
Fa dannare amori ed amanti
Non si può contenere
Né misurare
Non risponde all’amore
Né all’etica
Impallidiscono i propositi
Le fatiche, i caduti
Le malattie le morti
É osservandola
Che deve essere nata l’ironia
L’ironia è l’affermazione dell’esistenza
Cos’è? Un aiutino?
No, non é il mio pene.
Qualcosa di oscuro.

Ogni tanto

Ogni tanto
Si inceppa
Nella gola 
Una poesia
E tutte le parole
Ne portano l’odore
Porto nella gola 
Un’incompiuta
danza una morte
Sul pelo dell’acqua
Parlo di cose 
Che non so dire
Cavalco il silenzio
Come un khan
Accarezzo un gatto
Mando giù 
Un sorso di birra,
ha il sapore del ferro.
Ho una ghigliottina
Serrata nella gola

Allegria

C’è allegria sepolta
Nelle vie del paese
Tra vecchi amici e
Qualche persona di merda
C’è una felicità antica quando
La sera é bella d’estate
E l’aria fresca e frizzante
Accarezza i tronchi pesanti
Del viale
Camminare per le solite strade
É Come avere una madre un po’ troia
Che Con amore urla il tuo nome
Tra le pietre calde vicoli
ché la cena é già pronta
E un altro giorno é passato

cadesse il cielo

Notti che
Drake e Pedro Pietri
vanno a braccetto
mi supera il Patna cigolante di Jim
sul fiume della ricorrenza
e scompare dietro
un muro di nuvole oscure
falliremo insieme
assieme alla malinconia
Ciampi canta la vita
con la voce dei morti
ed un cuore giace inerme
al centro della piazza
ogni giorno a mezzogiorno
e Carnevali passeggia
per i sottoscala sudici
dei miei sentimenti
e Tonino Pessoa
sembra ignorare chiunque
seduto al solito tavolino
e Camilla dietro al bancone
col rumore dei bicchieri
E le arance di Arturo
diventano giorni
da sbucciare tutti in una notte
mi viene voglia di fare
almeno cento piegamenti alla volta
e Gabriella Ferri
esplode una risata da osteria
e ride della mia perduta umanità
—sono così distante dalla vita
certi giorni!—
scorre qualcosa dentro la mia testa
come un treno per mosca
annegato dalla vodka e
lo sciabordare dei pistoni,
grandi pistoni metafisici
muovono il mondo
come un bastimento
al posto di un eunuco Atlante
annegati nella vodka
e dal cielo grigio gelatinoso
di Novembre
gi angeli in coro
alla regia:
più a destra, più a destra
sgancia, aspetta, ancora, più su più su…
sgancia, di grazia, signore.
al principio fu il verbo
terminerà col silenzio
preceduto dal botto
si legge sui giornali.
poi l’inglese di ieri sera
mi appare
come una visione
ubriaca d’un sorriso disperato
– sai, mio marito è morto in inverno –
un inverno è un buon motivo
per brindare ancora
fino al mattino,
cadesse il cielo

sulle bombe

esploderebbe il sole.

Meraviglioso

Mi ossessiona il non conoscere la mia composizione.
Cos’è la materia? 
Ecco l’unica domanda che abbia un minimo di senso.
La nostra esistenza é un intorno dell’Oblio
dal legati dal cordone ombelicale
Ad un mistero che ridicolizza ogni sofferenza.
Piega le menti bisognose di certezze 
Alla religione del momento.
Io mi nutro dell’incertezza dell’universo
E gli ho dato un senso
Chiamato meraviglia.

Aria di niente

aria di Domenica
Quando piove col caldo
Aria di neve
Per le vie del centro
Non si muove una foglia
Di notte non cammina nessuno
Aria di montagna
Nel corridoio di casa
Sbattono 
Porte e finestre
Aria di mare
Sotto il lenzuolo sudato
C’è sempre un abisso
Il tuo pensiero
é una zavorra
Che mi lega al fondale
Noi parliamo dell’abisso
Come fosse il cielo
E del cielo 
come fosse un abisso
Una volta mi hai detto:
Non tutti gli stronzi galleggiano
Tu sei da mari profondi!
Ho pensieri d’altura
Quasi mai ho messo l’amo 
Sto seduto sul fondo
Guardo in alto
Ed immagino il cielo 
Che dà peso a ogni cosa 
Ho adottato il silenzio
Del filo col piombo
Per non fare troppo rumore
C’é aria di niente
Sul fondo del mare

L’uomo della spesa

Chi sono?
L’uomo della spesa
da solo in ascensore
avanti allo specchio
la barba lunga
occhiali da sole
e capelli scompigliati dal vento
chi sono?
Sono l’uomo della spesa
col sacchetto bianco
che puzza di salsa di soia
il prezzo che si paga
per una più veloce decomposizione
chi sono?
Ai tempi del flogisto
sarei stato un credulone
come tutti quanti voi, ma
non avrei avuto fede.
Chi sono?
Ai tempi di mascellone
forse sarei stato come tanti
una camicia nera
ma mi sarei fatto arrestare
per oltraggio alle autorità
questo è fuori discussione
chi sono?
Uno qualsiasi che cammina
sotto ai portici di casa
con la busta della spesa
due baguette calde
cinque limoni 
un pezzo di Grana 
chi sono?
per quanto sia 
nazional popolare
come risposta,
Stocazzo! 
Racchiude più verità
di ogni altro arteficio lessicale.
.
Lascio la spesa sul tavolo della cucina
il balcone è sempre aperto
oggi il piccione non è passato
quasi me ne dispiaccio
faccio un paio di chiamate
una donna ed un amico
scrivo questo testamento
perché è l’una, ed io muoio,
di fame, letteralmente,
e lo scrivo, come se fosse 
il momento più alto della giornata.

L’ Esorcismo

Quando cerco riparo dal sole
cerco nella tenerezza,
negli occhi che hanno visto tanto
e che mai diranno troppo
nella fragilità dei padri
nell’ostinazione delle madri

quando cerco riparo dal sole
vado a correre nei campi
o da solo sui monti
a mezzogiorno
quando perdo l’alibi dell’ombra
e la luce mi parla senza sconti
la mia carne si piega al volere degli uomini
ed un amore di cose sfinite
come un cencio fangoso 
mi cade di dosso

e qualcosa di inumano
si erige nella luce
come un esoscheletro di pietra
ectoplasmatica
comincia sopraffare il silenzio
di una commozione terrifica
così luminosa da oscurare il sole
da far tremare il Patna dell’anima
di una paura mai vista
un omicidio rituale, si compie ogni volta,
liberatorio, magico, come un esorcismo.

Non mi basti mai

Il sole e il mare
li trovo negli occhi tuoi
si dicono gli amori
negli Autunni di Milano
cantava il Ciampi
Il poeta,
e cosa ti dico adesso
in riva al mare?
Che ti trovo tra i marciapiedi
ingrassati dagli scarichi
dai cani dai gatti e dagli ubriachi?
Anche questo è vero ma
Non mi pare il caso.
forse si ama solo a Milano
a troppa distanza da qualcosa
che se adesso è qui a portata di mano
io no so vedere, è che
ho anche l’anima astigmatica…
Forse si parla d’amore soltanto
lontano, quando si è troppo lontani
e adesso che non ho niente da dire
puoi anche dire che sono arido
come questa spiaggia
e che sono fatto di piccole pietre
così scomode quando ti avvicini.
Non mi basti.
nessuno basta a nessuno.
possiamo fare di meglio
possiamo stare in silenzio
e continuare a non bastarci
l’un l’altro, fino a quando
la noia o la morte
non abbiano preso il sopravvento.
E continuare a ridere, di tanto in tanto,
nonostante tutto.

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