Non ne vuole sapere
Di ascoltare le ultime parole.
Irrimediabile dice. Disgusto.
Questa storia che non paghi
Per partecipare ai concorsi…
Mi fa uscire fuori di cervello.
Questa storia che arrivi tra i finalisti
E poi non paghi qualche euro per partecipare all’estrazione dei premi.
I premi… -Le solite pessime case editrici.
Mi fanno orrore quasi come il figlio di Quasimodo. Quasi come la debolezza di aver partecipato pensando di tirare su qualche soldo extra.
Dice, il figlio, che: non appartieni a questa selezionatissima cerchia. Rido.
Rido come non mai. Sincero e spontaneo come un ruscello.
Poi ricordo le parole del Vecchio che diceva:
“Se pensi che non siano diventati matti
Nelle stanzette
Proprio come sta succedendo a te adesso… -“
E tutto si allinea di nuovo senza troppi scossoni. Naturalmente.
Poi ti ritrovi in autobus
Sputato dalla città come un seme
E poi ancora tra i campi, a correre
Nei sobborghi della natura
E sui monti – tra la gente
Con un nuovo libro
E un deserto spirito e un fuoco di paglia.
Cosa porteresti con te sopra un’isola deserta? Solo una cosa. Dice.
La lebbra. Porterei la lebbra.
Tanto cazzo ci fai sopra un’isola deserta?
Almeno mi intrattengo con un gioco nuovo.
Non trovi?
Mentre la tizia di fianco fa domande
E poi ritorna a fissare il finestrino.
Ahh! Di tutti e tutte vorrei sapere tutto! Tutto.
Come fanno a dire che se ne fregano?
Che gusto c’è? Quali sono i fatti che non ti riguardano?
Ho cominciato a scrivere su questo foglio giorni fa. Aggiungendo ti tanto in tanto qualcosa che mi pareva rilevante.
Come se stessi costruendo un muro ma con meno polvere e più affanno.
Adesso tutto è diventato se non inutile, poco interessante. Poca cosa. Lo so.
Così ci appare la vita in certi momenti, poca cosa. Eppure… È tutta una vita che si consuma epicamente, senza sottotitoli, senza che te ne accorga. Nel migliore dei casi.
