io ero per te…
tu eri per me…
qualsiasi cosa
avremmo potuto essere
l’uno per l’altro,
eravamo la fiamma
che solletica il cuore,
adesso hai deciso che
siamo due lettere,
da non spedire,
e senza passato,
ed io, che sono scemo
e gioco col sangue
e sbeffeggio il destino,
t’ho accontentata
come un ragazzo qualsiasi,
e non da poeta…
ho finto una fuga senza ritorno
come se avessi qualcosa,
qualcosa da perdere,
come se avessi paura.
Ma è tutta una farsa
anche se eterna,
immutabile e ottusa
la bestemmia
il colosso di pietra
a cui ho dato vita
e licenza di irrompere
dentro il mio fresco canto.
Che iddio mi perdoni.
niente
non resta niente
di queste domeniche da risulta
solo il passaggio del tempo
una vecchia radio da novantesimo minuto
andata in pensione
il primo sole d’autunno
l’aria ancora di mare
non resta niente
di questi fantasmi
che passeggiano nei viali
e nelle piazze ancora calde
non resta niente
delle loro vesti bianche
dei loro versi taciuti
amori in frantumi
incontri negati, aborti,
domeniche a sangue freddo
risvegli assonnati
un pugno di mosche
mi ha tramortito il cuore
attraverso il giorno
senza un filo di rabbia
mi sono arreso alla brezza
e la mia bandiera bianca
portata via dall’uragano
ha mascherato la mia resa
non resta niente della mia tenerezza
adesso che indosso il sorriso profondo dei morti
potrei sfidare a duello chiunque
la mia mano stagnante
non avrebbe timore
ho curato la febbre dell’oro
ho vinto l’estasi di dio e
sulla strada deserta e polverosa
nemmeno un duello
per cui valga la pena
imbracciare il fucile.
anche l’uomo col fucile
se non incontra qualcuno con la pistola
è un uomo morto.
abbandonate le armi
non resta più niente.
