porto dentro me il seme della guerra
e il vento che investe il nomade alla sera
quando prepara un letto di s-fortuna,
spesso incontro la distruzione nel mio petto
e l’urlo della anime dannate è uno dei canti di casa.
eppure sono lontane, ormai, le dipendenze,
e le cieche disperazioni dei perduti.
porto dentro di me l’indifesa tenerezza degli assaggi di morte
e la morte compiuta, la verità, che si leva, al di sopra della vita,
come una mano tesa nell’ignoto.
allevo questo sentimento con parole buone, le vostre e le mie parole;
parole che hanno conosciuto il terrore, la solitudine, e la dimenticanza.
Il giorno è una stanza piena di sedie, poltrone e comodi divani, adesso,
dove uomini e cose seguitano a raccontare storie, spesso armate di silenzio.
