Vita

vita che mi trafiggi senza pudori
ed inchiodi i sentimenti
alle assi del giorno
fai lo scalpo alle albe spensierate
aneli un tramonto glorioso
ed entri come un toro che carica
nel mio petto senza sangue
vita che mi sotterri di tenerezza
che mi hai fatto ingenuo col silenzio
che mi hai tolto il fuoco dagli occhi
e la luce dalle mani
e mi hai donato in cambio la pazienza dei morti
l’eternità delle cose profonde mi chiama senza voce
dalla memoria che non ho perduto
senza allegria ho perduto il mattino ed
in una pozza di solitudine ho ritrovato la notte
che mi aspettava nervosa come un’amante scontenta
fa che da questa lacrima
che scuote le ossa ed il sole truce d’Agosto
sia nuova vita mortale
fa che il mio corpo teso sia un arco
da cui saettano le meraviglie
che non ho saputo cogliere
e che ho perduto in una smorfia di dolore
nel mentre che la strada mi faceva uomo.

L’uomo che brucia

guarda l’uomo che brucia
ha il cherosene negli occhi
gioca col tavolo e il bicchiere,
il suo universo è caduto
guarda com’è bello
l’uomo che brucia,
e le cose che passano
e non passano mai,
guarda i suoi gomiti
come fendono l’aria ,
e il suo silenzio 
che ha l’odore del legno,
senti, senti che musica,
quando accenna a cantare
senti che opera, che vastità,
che cosa è più vasto di un uomo che brucia?
guarda il deserto, il saluto, il cenno del capo,
l’infinito ha ingannato la morte,
e il temporale nel petto
e il tempo ignorato,
guarda, guarda che bella,
questa stella innocente, che si lascia guardare,
cade dolce e selvaggia nell’abisso del giorno,
canta e non chiede, prende e regala,
mondo che regala mondo, vita alla vita,
sale la canzone dei mantici dal centro del mondo,
quasi un dio, un santo senza nome, Vulcano,
la verità è che un cuore che brucia
illumina il cielo, anche da solo, anche uno solo.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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