La velocità con cui si entra e si esce dalla vita degli altri a prescindere dalla permanenza, racchiude tutta la bellezza e la crudeltà del genere umano.
è la conferma dell’inutilità del tempo come unità di misura.
Il tempo è un aggettivo.
Indigena
La velocità con cui si entra e si esce dalla vita degli altri a prescindere dalla permanenza, racchiude tutta la bellezza e la crudeltà del genere umano.
è la conferma dell’inutilità del tempo come unità di misura.
Il tempo è un aggettivo.
Indigena
Mille e una notte ho aspettato
Senza avere fine.
Come un dio
che si lascia bestemmiare,
sono stato felice
Come cosa divina.
Grande era il deserto,
più forte la mia voce.
Come un uomo sincero
Ho imparato a morire,
Il mattino porta fiori maturi
Adesso, e anche la solitudine
È più allegra.
“aspetta, la notte è vicina!”
pare dire il sole che tramonta,
“aspetta, il giorno è finito!”
pare dire la notte che incalza,
ed io resto solo in mezzo a due fuochi
con un bicchiere di birra
senza una strada da prendere,
mantengo la posizione
come una runa, una pietra miliare,
Un punto triplo,
e sono il giorno caduto
e la notte che nasce
e la terra che dissipa
il calore del giorno,
senza avere risposte,
esisto, illumino, consumo, crepo
sembro cadere, ritorno alla vita.
Agosto è il più inutile dei dodici
è la sala d’attesa dell’anno
torni presto l’Autunno
con la voce delle cose cadute
e la solitudine compagna fedele
tesserà ancora la sua tela di lino
senza mendicare carezze
ad ogni accenno di notte
Rude è la parola
Dov’è fine il cuore.
C’è un silenzio
nell’ amore,
la morte che
falcia parole.
L’inferno che per mia natura porto nel petto
Ruggisce come un proiettile pronto a colpire
La strada che non basta mai sotto i piedi affamati
Le mani nate per raccogliere stelle
Riposano nervosame sopra il volante
Un dito porta il tempo del cuore
E una musica riempie la valle
La pioggia è una malinconia appena caduta
Le gocce sul vetro sono
note perdute
Un ingenuo e un ottuso,
Sempre si credono salvi
dietro uno stupido vetro …
la Primavera più fredda di sempre
si è ritirata come un ghiacciaio indesiderato,
scoprendo la terra tenera di un antico pascolo
Poi l’ Estate si è scagliata con tutto il peso
dei pomeriggi sudati, e le sue notti scellerate
hanno solo ritardato la caduta dei pensieri aborriti.
Quindi sono cadute anche le stelle
ed ho sentito gente parlare ancora di desideri.
Io non ho visto, non ho voluto, non ho chiesto.
Adesso l’Autunno canta la sua strada di velluto,
ma un freddo polare sta affilando i bordi alle parole.
Sono andato a letto il più tardi possibile
e mi sono svegliato, il prima possibile,
Solo per raccontarmi la favola della bellezza
a cui continuo a credere, nonostante tutto.
vita che mi trafiggi senza pudori
ed inchiodi i sentimenti
alle assi del giorno
fai lo scalpo alle albe spensierate
aneli un tramonto glorioso
ed entri come un toro che carica
nel mio petto senza sangue
vita che mi sotterri di tenerezza
che mi hai fatto ingenuo col silenzio
che mi hai tolto il fuoco dagli occhi
e la luce dalle mani
e mi hai donato in cambio la pazienza dei morti
l’eternità delle cose profonde mi chiama senza voce
dalla memoria che non ho perduto
senza allegria ho perduto il mattino ed
in una pozza di solitudine ho ritrovato la notte
che mi aspettava nervosa come un’amante scontenta
fa che da questa lacrima
che scuote le ossa ed il sole truce d’Agosto
sia nuova vita mortale
fa che il mio corpo teso sia un arco
da cui saettano le meraviglie
che non ho saputo cogliere
e che ho perduto in una smorfia di dolore
nel mentre che la strada mi faceva uomo.
guarda l’uomo che brucia
ha il cherosene negli occhi
gioca col tavolo e il bicchiere,
il suo universo è caduto
guarda com’è bello
l’uomo che brucia,
e le cose che passano
e non passano mai,
guarda i suoi gomiti
come fendono l’aria ,
e il suo silenzio
che ha l’odore del legno,
senti, senti che musica,
quando accenna a cantare
senti che opera, che vastità,
che cosa è più vasto di un uomo che brucia?
guarda il deserto, il saluto, il cenno del capo,
l’infinito ha ingannato la morte,
e il temporale nel petto
e il tempo ignorato,
guarda, guarda che bella,
questa stella innocente, che si lascia guardare,
cade dolce e selvaggia nell’abisso del giorno,
canta e non chiede, prende e regala,
mondo che regala mondo, vita alla vita,
sale la canzone dei mantici dal centro del mondo,
quasi un dio, un santo senza nome, Vulcano,
la verità è che un cuore che brucia
illumina il cielo, anche da solo, anche uno solo.
una breve solitudine è necessaria
riordinare i pensieri è necessario
sperso per i viali della sera
il cielo arrossa e la strada pare petrolio
in mezzo al ribollire di lamiere e motori,
sul mare si è alzata una brezza leggera
solletica la pelle arrossata dal sole
gioca col ciuffo scuote le teste
ed io non ho bisogno di niente,
il sale secca le ciglia e le orecchie
la tardona che ammicca
il ghiaccio rinfresca il bicchiere
la bella ragazza che mi viene incontro
sorride e mi porta il conto
maiunaggioia, ho pensato,
ed io tuo seno così distante
e le tue gambe sincere
e la tua bocca di pesca
e le tue mani sottili
il tuo naso
il cuore il culo
il tuo sguardo
quell’altro sguardo
e l’altro ancora
e quella volta che…
che cazzo me ne sto a fare da solo
se ti penso ogni stramaledetto minuto?
Ho preso il telefono, ho fatto il suo numero,
nessuna risposta.
Meglio così, dice una voce,
non sai che ti perdi ne risponde un’altra,
vaffanculo incalza un’altra ancora,
richiamerà, sì richiamerà, speriamo
prima che l’andropausa abbia compiuto il misfatto
borbottano gli angeli da dietro una nuvola…
Il resto della serata è un bicchiere sudato
un classico ritorno di bolina, qualche ululato,
la casa vuota che gode nell’eco
del chiavistello che scivola,
io che godo nel profanare la casa
e questo è l’apice dell’eros
e poco altro da dichiarare
qualche zanzara
tracce di sonno.
i grandi sentimenti
sono sotterranei
come le grandi paure,
escono fuori col tempo,
resistono,
come le spore del tetano,
ma ammalano da subito,
e quando emergono
è solo per il colpo di grazia.
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
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Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...