La poesia

la poesia è nelle cose e negli uomini,
non in quello che viene scritto di esse,
ecco perché la poesia non avrà
mai una spiegazione 
se non l’esperienza stessa di vivere.
La poesia non si comprende,
si percepisce attraverso i sensi,
come la luce e il vento e l’oscurità.
Evoca, ogni volta, quello che siamo veramente,
mettendoci a nudo di fronte ad uno specchio
lontano da occhi indiscreti,
perciò ci emoziona, ci spiazza,
ci spaventa e ci innamora…

#passione

e sempre mi ritrovo

nudo e curvo e ubriaco

a pregare come Golia Abelardo

il dio che mi ha fatto grande,

e le mie parole si fanno atroci

e indomite e furiose 

e lontane di significato

e disertano il compromesso

e urlano come bestie dannate

la tenerezza che mi ha ferito a morte

e che ristagna e fermenta

e che matura nel tempo 

una passione sfrenata

poco adatta all’invecchiamento,

avanti ad una porta socchiusa.

Certe storie

Certe storie sembrano scritte da gente priva di fantasia.
Il desiderio diviene rabbia, poi repulsione, e infine indifferenza.
Tutto è lineare, scontato e senza colpi di scena. Certe storie non hanno niente del genio, non hanno posto per le follie sentimentali, sono troppo sottili queste anime, profonde ma discrete, non alzano la voce, non c’è il delirio della passione e la morte le sfiora appena con quel vento carico di indifferenza che comunemente chiamiamo tempo.
E pure, in piena allucinazione, si erano visti i grandi tumulti, le maestà delle primavere dentro quei petti, la forza inarrestabile della verità, che pareva sommergere ogni cosa…
Le droghe, le droghe! Sussurrano gli angeli, le droghe che non hai mai usato, o quasi mai, perché, palesemente, non ne hai avuto bisogno… adesso hai capito il perché? 

SÌ, mio malgrado, ho capito amici miei…
ho capito…

un pugno di mosche

la notte mi ha detto
che valgo un pugno di mosche
ed io le ho creduto
senza battere ciglio.
una donna mi ha trattato
come fossi un pugno di mosche
prima mi sono risentito
ma poi ho lasciato fare.
Tanto una volta ho visto anche dio
crocefisso da un pugno di mosche.

Buongiorno o vaffanculo

conservo dentro di me

una voce antica,

una voce forte come una terra,

maliziosa come una coppia  di amanti

che riposa sotto l’albero,

calda, come il sole di Agosto,

acuta come il ferro 

che picchia sulla pietra,

una voce di campo, roca di fatica,

di mani infilate sotto le gonne,

e di occhi vogliosi alla domenica mattina,

e di vino versato sulla camicia sudata,

una voce piena di vita, e di antica poesia,

la stessa voce con cui ti dico 

“buongiorno, amore mio.”

o “vaffanculo”.

the objects in the mirror are closer than it appears

sono lontani i tempi delle sirene.
l’altro ieri pare l’anno scorso.
ogni cosa mi sembra assai lontana
così ho scritto sul mio petto
l’avviso d’un retrovisore:

« the objects in the mirror are closer than it appears » 

perduto nella vecchia deriva
dove arrivano a soccorrermi
solo le parole del poeta
come una condanna alla luce,
sono rose piene di spine,
invocano l’abisso senza rima,
fluttuano senza galleggiare,
e dal fondo i mostri chiamano
e infuriano i canti pirata
e i gabbiani fatti corvi albini
canzonano il mio andare
e stridono nel giorno
le iniziali del mio nome.

tutti

tutti scrivono cose e sempre meno leggono.
tutti parlano troppo e quasi nessuno ascolta.
Ovviamente me incluso.
Credo sia la sindrome del nostro tempo.
la solitudine del nostro secolo si è disabituata al silenzio.
ci hanno bombardato di parole inutili e adesso il silenzio ci imbarazza.
Abbiamo perso il legame con la natura
che è fatto prevalentemente di ascolto, movimento e contemplazione.
Ognuno cerca di simularla come meglio può, la natura,
ovviamente creando palliativi inutili e di pessimo gusto,
e non è certo arte nella maggior parte dei casi,
ma non ci vedo niente di male nella sopravvivenza.
mi rivedo in ogni idiota che cerca grottescamente di salvarsi,
mi rivedo nel suo tentativo di agganciare la realtà, non riuscendoci,
a prescindere dall’esito e dallo stile, siamo sempre più simili di quello che sembra.

pazzie

Solo i pazzi, quelli veri, sono sinceri. 
Quando mi manchi, mento, 
E provo a parlare e a distrarmi,
E dico cose senza senso,
ma poi mi cresce un grido disperato dentro al petto, 
e l’eleganza va’ a puttane.
E porto la mia barba a correre nei campi,
come un ciclista dopato, se mi fermo, muoio. 
Cos’ è la follia? è non saper tacere?

Si meravigliano solo i bambini.

Che scherzo triste mi ha giocato l’intelletto.
Io che ho creduto solo alla carne 
e che la fede la trovo cosa tanto nobile quanto vomitevole.
Come sono stato stupido, a pensarmi altissimo
nell’affrancarmi dalle cose dell’uomo,
nel dimenticare la carne per un’ idea di bellezza,
Come sono misero, piccolo uomo di carta
accartocciato dal caldo scirocco.
Seppellitemi con la sabbia del deserto in un lenzuolo di lino…
come una vela strappata lontano dal mare,
e con me, i sentimenti, come stelle marine essiccate
appese alle pareti di un piccolo museo di frontiera
al ridosso del mare, con le pareti di calce, arse dal sole.
C’è un’ insegna all’ingresso :
Si meravigliano solo i bambini.

La gente che si incontra

La vita è fatta di gente che si scontra
e di gente che si incontra scontrandosi
c’è poi gente che cerca di venirsi incontro
e gente che evita d’incontrarsi per venirsi incontro
gente che si allontana scontrandosi
gente che si allontana per evitare scontri
la vita è fatta di gente, e per la gente si vive
e per la gente si muore.
alcuni vanno, alcuni vengono,
e non c’è proprio un cazzo che tu possa fare…

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