wild is the wind

nell’immobilità del mezzogiorno

quando il sole non lascia fuggire più l’ombra

ognuno è quello che è, tautologicamente

una cosa senza appendici,

ed io non mi basto, lo dico senza timore,

sono così poca cosa alla luce del sole.

con chi condividere lo splendore dei giorni?

a chi mostrare come ho vinto il terrore?

potessi amarmi pochi minuti al giorno

potrei godermi la scopata clandestina,

ma tutto è lontano dal cuore, troppo lontano è il mondo. 

La donna a cui ho legato il mio nome

è anche lei, ormai, un’ombra lontana.

invento due balle alla tizia davanti e

la fila del bancomat diventa un salotto

il sole regala scintille, indosso gli occhiali,

il vento rinfresca gli sguardi e le cose rivanno,

parliamo del mare ma poi mi distraggo,

le persone che vanno e che vanno e ritornano

buste di plastica, borse LV, portano cose, parlano,

e ritornano e poi rivanno coi loro nomi tra i denti,

mentre è arrivato il mio turno

e la ragazza di prima, stizzita, mi volta le spalle,

scusami Lara, con un filo di voce.

C’è solo la gente che passa, fuori, dentro, solo passaggi

e una canzone che nasce mi risuona tra i denti…

wild is the wind…

la bellezza in agguato

il cane che rincorre il padrone,

l’automobilista che  sorride

alla vecchia che attraversa la strada,

il primo bacio, l’ultimo abbraccio,

il ritorno, il perdono, la carezza,

il vento fresco che accarezza il sonno

ne i pomeriggi d’estate,

il quadrato azzurro che si intravede dalla finestra

nei mattini d’inverno

la sua voce, il suo silenzio, ci capiamo al volo,

la morte che ci richiama alla vita,

la mia maniera mediterranea di impazzire,

la doma che non so accettare,

ti voglio bene a prescindere dalle cose mortali

il gatto che si allontana dopo aver mangiato

le lacrime taciute sui cuscini

i sorrisi regalati alla notte

tornare a casa da soli dopo una lunga notte di spade

tornare a casa, una casa,

i nonni, i loro ricordi, le loro tracce perdute 

nei nostri lineamenti, hai il sorriso di tua madre,

lo sguardo di tuo padre, e un carattere di merda,

mi piaci anche se sei un disastro totale,

siamo troppo diversi, siamo uguali,

la prima lettera d’amore, l’ultima,

i compagni delle elementari che perdi di vista

a cui vorrai sempre bene, 

il primo cazzotto che ti ha rotto il naso,

tutti gli amori e i presunti tali,

tutte le donne che ho baciato

e quelle che mi hanno fatto una carezza 

quando ne avevo bisogno

ma soprattutto le carezze che non sono riuscito a fare

e quelle che non mi hanno mai fatto e che non mi faranno

quando la paura dell’ignoto avrà preso il sopravvento

c’è bellezza in tutte le cose anche nella mediocrità dei pensieri

c’è la bellezza in agguato ad ogni angolo di strada

e non puoi fare altro che arrenderti.

ci sono due luci sul mare

ci sono due luci sul mare
una lampeggia SOS
l’altra si spegne nel buio
ci sono due luci sul mare
una lampeggia SOS
l’altra è una casa che dorme
non c’è più nessuno sul mare 
sulla costa c’è gente che dorme.
domani qualcuno dirà,
“erano belle le luci sul mare”
alcuni diranno: “dormivo”
altri non ci saranno.
ci sono sempre, un mistero,
una svista e una speranza tradita,
per ogni bellezza strappata alla morte.

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