Poi, mia adorata, se impazzisco, non ti lamentare.

Poi, mia adorata, se impazzisco, non ti lamentare.

tu che mi lasci tra le macerie di tutti i sabati ,

senza un bacio, o una buona parola che mi tenga a galla

fino alla caduta della notte.

Io, qui,  precipito nel vortice dei miei pensieri

senza una guida, è l’anarchia del cuore,

E ti scrivo quattro righe dall’ occhio del ciclone

Che entro domattina avrà raso al suolo

tutto ció che ho visto, sentito e lasciato.

Il mattino mi suonerà come una zampogna 

gonfia di birra, e la mia parola sarà un cazzotto,

l’ennesimo, spento nel vuoto.

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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