Poi, mia adorata, se impazzisco, non ti lamentare.
tu che mi lasci tra le macerie di tutti i sabati ,
senza un bacio, o una buona parola che mi tenga a galla
fino alla caduta della notte.
Io, qui, precipito nel vortice dei miei pensieri
senza una guida, è l’anarchia del cuore,
E ti scrivo quattro righe dall’ occhio del ciclone
Che entro domattina avrà raso al suolo
tutto ció che ho visto, sentito e lasciato.
Il mattino mi suonerà come una zampogna
gonfia di birra, e la mia parola sarà un cazzotto,
l’ennesimo, spento nel vuoto.
