Buongiorno o vaffanculo

conservo dentro di me

una voce antica,

una voce forte come una terra,

maliziosa come una coppia  di amanti

che riposa sotto l’albero,

calda, come il sole di Agosto,

acuta come il ferro 

che picchia sulla pietra,

una voce di campo, roca di fatica,

di mani infilate sotto le gonne,

e di occhi vogliosi alla domenica mattina,

e di vino versato sulla camicia sudata,

una voce piena di vita, e di antica poesia,

la stessa voce con cui ti dico 

“buongiorno, amore mio.”

o “vaffanculo”.

the objects in the mirror are closer than it appears

sono lontani i tempi delle sirene.
l’altro ieri pare l’anno scorso.
ogni cosa mi sembra assai lontana
così ho scritto sul mio petto
l’avviso d’un retrovisore:

« the objects in the mirror are closer than it appears » 

perduto nella vecchia deriva
dove arrivano a soccorrermi
solo le parole del poeta
come una condanna alla luce,
sono rose piene di spine,
invocano l’abisso senza rima,
fluttuano senza galleggiare,
e dal fondo i mostri chiamano
e infuriano i canti pirata
e i gabbiani fatti corvi albini
canzonano il mio andare
e stridono nel giorno
le iniziali del mio nome.

tutti

tutti scrivono cose e sempre meno leggono.
tutti parlano troppo e quasi nessuno ascolta.
Ovviamente me incluso.
Credo sia la sindrome del nostro tempo.
la solitudine del nostro secolo si è disabituata al silenzio.
ci hanno bombardato di parole inutili e adesso il silenzio ci imbarazza.
Abbiamo perso il legame con la natura
che è fatto prevalentemente di ascolto, movimento e contemplazione.
Ognuno cerca di simularla come meglio può, la natura,
ovviamente creando palliativi inutili e di pessimo gusto,
e non è certo arte nella maggior parte dei casi,
ma non ci vedo niente di male nella sopravvivenza.
mi rivedo in ogni idiota che cerca grottescamente di salvarsi,
mi rivedo nel suo tentativo di agganciare la realtà, non riuscendoci,
a prescindere dall’esito e dallo stile, siamo sempre più simili di quello che sembra.

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