Dal romanzo inesistente ” l’educazione seDimentale” cap 7 Nel nome del padre.

…e poi ti sentirai come un cane sperduto, e scambierai la notte con il giorno e niente sazierà la tua sete e vedrai il tuo nome inciso a bassorilievo su tutti i cassonetti dell’immondizia della città.
e poi? 

…e poi bisogna perdere tutto, lasciare tutto, distaccarsi a tutto, smettere, con qualsiasi cosa , bisogna non desiderare più nulla, bisogna affrancarsi anche da se stessi.
e poi? Se uno non avesse nulla da lasciare o da perdere?

…allora, figlio mio, sarai salvo.
Certo la gente non lo capirà. Ti diranno che sei stupido, ti vedranno cadere mille volte 
e rideranno duemila, ma tu non preoccuparti. Va’ per la tua strada, fino in fondo.
Preoccupati di non causare dolore e non curarti del tuo cuore, lascia che abbai e che si nutra del vuoto che ti avvolgerà prima di prendere sonno.
Lascia che i demoni cantino le loro atroci nenie e che l’alba porti sempre un colore nuovo attraverso i vetri della finestra. Ma lotta. Combatti l’abbandono. Combatti ogni pensiero negativo, anche quando avranno vita facile, il terrore ha esperienze millenarie, tu sei ancora giovane, ti servirà un colpo di classe, per uscirne.
Ma se, nel frattempo, avrai imparato qualcosa, il tuo corpo reagirà in maniera decisa.
Ancora prima che te ne accorga ne sarai fuori, o dentro, a seconda del momento.
Vedrai, figlio mio, la bellezza che ti porti dentro, come una spada lucente uscire fuori dal tuo petto. E sii educato quando padroneggerai il sacro fuoco della verità.
Non fare come adesso che impazzisci e mandi a fanculo il prossimo ogni cinque minuti. Ma sono cose che ti verranno col tempo.
Adesso il dolore e la paura ancora ti confondono. Sei giovane. Imparerai…
Sei sulla buona strada. 
Figlio mio, L’amore è terrificante per i cuori sinceri, ti devo mettere in guardia, è il mio dovere, ma tu non preoccuparti. Non si muore per amore. Solo i fessi muoiono per amore, ma i fessi soccombono comunque, tanto meglio, allora, morire per amore…
…ma dicevo, non preoccuparti, non è il tuo caso, tu sei stronzo, sei sincero, ma non sei fesso.
Adesso chiamala, scusati, e dille quello che senti. Fosse anche un vaffanculo.

Dal romanzo ” amore a tre gambe scalene” 
cap 7 Nel nome del padre.

le cose eterne


crescendo impari che non si chiede
non si domanda permesso
non si sondano i gusti
ti ritrovi a dare quel poco che hai,
senza speranza, senza futuro,
il culo a volte ti tende una mano,
e ti sorride, e qualcuno spartisce,
e si costruiscono cose, così, eterne,
durassero pure due giorni.
Crescendo impari che, altrimenti, vaffanculo.

tutto e niente

la poesia mi ha lasciato
in questa tempesta di segni,
non una luce nell’ombra.
Ogni posto è niente, tra
le cose non hanno nomi,
io sono una cosa sola, e tutte, e
più nessuno dice il mio nome.
Dico di essere tutto,
e di certo lo sono,
poiché mi sento niente,
e certamente lo sono.

that’s life

le illuminazioni arrivano quando meno te lo aspetti,
al netto di quelle delle feste, ché quelle arrivano puntuali
ad ogni festività. Comunque, dicevo, un giorno, ti svegli, e pensi,
che è così che deve andare, e resti, oppure te ne vai, ma
niente sarà più lo stesso, perché le cose cambiano, è un dato di fatto.
E dentro di noi si aprono distanze, crepacci, tra un’idea e la’tra,
tra il passato e il futuro, tali che, il presente, lento e privo di malizia,
vi precipita sul fondo, col suo bagaglio di nostalgie e di sguardi 
e di pensieri insicuri, isolandosi così dal resto del tempo.
Senza un futuro a cui guardare e ciechi di un passato ancora caldo,
anche gli addii risultano cosa leggera, ed il pensiero successivo
è che sta per arrivare il caldo, così, comincia a montare dentro il petto
un desiderio di gelato, al pistacchio e macadamia, magari.
Il resto dei pensieri si accodano come pulcini uno dietro l’altro,
e si incamminano freschi, vergini e leggeri, verso la gelateria.
Così è la vita, o così vorremmo che fosse.

un caffè, cinque minuti

in uno spicchio del pomeriggio, tra una cosa e l’altra, seduto cinque minuti al bar per un caffè di rinforzo, ho incrociato una ragazza.
Parlava alla sua amica con commozione, era bella, come sono belle le cose disperate che rispondono con lo sguardo a tutte le domande.
Mi è venuto in mente un libro letto tanti anni fa, della Duras, un libro che amai molto, ma di cui adesso ricordo molto poco, se non l’odore claustrofobico, e di abbandono intriso in quelle pagine.

“in quel caffè, quando aveva parlato di quell’uomo che avete amato, dei suoi occhi, ecco, in quel preciso momento vi ho desiderata.” ( cit. Occhi blu, capelli neri. )

C’è una felicità latente, in ogni gesto vitale, disperato o meno, una felicità crudele, come la verità. Come le scelte difficili, dolorose, ma vivide, in continuo mutamento, in accordo con l’universo, nonostante le note stonate, nonostante il jazz.
L’umanità, mi piace, nonostante tutto.

Mo’ lo spicchio è finito. arrivederci.

cose terribili

c’è qualcosa di terribile in ogni risveglio.
in ogni prima volta si annida la morte.
dietro la bellezza, dietro la verità,
riposa la morte…
e se pure non la vedi, la  senti.
La sua canzone è silenziosa,
oziosa, come il tempo, senza fretta,
come tutte le cose che uccidono.

c’è una parte ancora intatta dentro di me

c’è una parte ancora intatta dentro di me
ancora non intaccata dal mercato
che mi fa vivere male
che mi fa reagire , 
che non sa mentire
che non conosce compromessi
è sincera, e mi fa perdere cose
e trovare altre,
mi fa sopravvivere, viaggiare,
distrugge amori mai nati,
e mette alla prova amicizie,
mal tollera un sacco di cose,
però sa perdonare, 
parla in maniera volgare,
piange, si dispera, e fa disperare
ma sa ridere di gusto.
ha la battuta pronta, stupida, acuta,
ottusa, isoscele, volgare, a chiocciola,
sa parlare al cuore 
come quando avevo sei anni,
mi causa un sacco di guai,
conosce la gelosia, ma non il possesso,
sa dire grazie, e sa rubare,
sa costruire e sa distruggere 
e con la stessa leggerezza
dice eccomi e dice addio,
e poi ritratta e chiede scusa,
sa di esagerare, non è per tutti,
pochi la capiscono,
perché pochi capiscono.
Io spesso fatico, ma
lascio a lei le decisioni,
almeno quelle difficili,
e lei mi porta in posti privi di speranza
dove prendi tutto, oppure perdi tutto,
mi mette spalle al muro quasi ogni giorno
ed io fatico a starle dietro,
soprattutto di notte,
quando lei è sempre vergine,
ed io comincio ad accusare
le sue giovani angherie,
e la sua purezza mi pare stupida, talvolta,
e mi imbarazza, ma poi capisco,
e lei perdona, ogni volta, le mie debolezze,
e mi chiede amore, e mi chiama uomo,
ed io le scrivo lunghe lettere piene di cose,
da quando non so più amare.

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