c’è morte in tutte le cose

il mio tormento è fatto di bene.

non è un pensiero marrone.

la bellezza che non ti posso dire

è una spina di veleno nel fianco.

c’è morte in tutte le cose,

il sole che invita a chiudere gli occhi,

tu che mi baci ed io che chiudo  gli occhi,

c’è morte in tutte le cose,

la tua bellezza, anche domani,

mi fucilerà all’alba senza preavviso.

c’è anche  bellezza in tutte le cose,

ti ho preso la mano

in questo stagno di attesa

e tu mi hai sorriso ed io ti ho sorriso

ed anche la morte ci sorride.

Poesia del trentaquattresimo compleanno :D

la freschezza è ormai smarrita
i sogni son pan di stelle dati in pasto ai topi
le tope son desideri
lascio il 33, anno medicamentoso
come il muflone rifiuta l’erba secca
al calare delle tenebre e della vescica
anni pari e dispari mi attendono
Ahhh perduta giovinezza della spumosa birra
Ahhh i frizzi e i lazzi hanno voci di sirene
Ahhh anche la volante ha voce di sirena
resisterò al richiamo ? chi mi legherà all’ albero? Maestro?
aahh tauromachia dell’anima invernale
ti volto le spalle come al cappotto di lana!
in mutande entro in questa nuova primavera. 

dio

una grotta
uno scrigno
un filo d’erba 
e un cigno
la roccia
prima di franare
la terra
prima di tremare
l’uccello
prima di volare
quanto dio
nell’attimo di un uomo
quanto uomo nell’attimo 
di dio
chiamiamo dio le cose
che non necessitano
alcun nome
un colpo d’occhio
e tutte le cose
abbaiano, come cani rabbiosi
destati dal sonno eterno.

Sulla tristezza

la gente fa di tutto per nascondere la tristezza.
Parlano di pudore, quasi fosse una cattiva azione.
La vita a volte è triste, e questo è tutto.
Siate tristi, dunque, quando è necessario.
Non vergognatevi, 
godetevi il silenzio delle parole perdute.
Domani, o forse tra qualche tempo, sarete meno tristi.
Chiamate le cose con il loro nome, non esistono brutti nomi.
Invitate i demoni affamati a cena e chiedetegli i perché,
e se non dovessero rispondere, potreste sempre ingozzarli
sino a farli scoppiare. Tutti hanno un limite, anche loro.

La buona parola

passo giorni a cercare La buona parola.
L’ho cercata anche nel sacro dei bordelli,
là, dove il setaccio è fine, e pure
non vi ho trovato che stanze vuote,
sporche, di un passato ancora caldo.
Tra le lenzuola sporche e impolverate
mi sorprende, ogni volta, 
il sonno infernale dei corpi morti,
ed io cado, fino al mattino, come un sasso,
dentro uno stagno di rovi e di miele,
senza una cazzo di parola, non una che mi sia amica.

Fino al mattino.

Tutto in pugno

Accadono cose
Oppure non accadono,
il risultato è lo stesso.
Ho sognato giardini
Che poi sono divenuti mostri
E incontrato mostri
Che mi hanno accolto
Come il più bello dei giardini
Che importa il destino, il futuro,
Se qui ho tutto in un pugno?
Ed io conto comunque 
Come un due di briscola
In una tempesta di segni?

Sono legato alla terra
Perchè sono legato agli uomini
Essere terrone è la consapevolezza
Di essere uomo tra gli uomini
Mi innamoro dell’ uomo e della terra
E delle donne, che sono anche una terra.
Ho amato molte città e poche donne
E da tutte sono partito
E a tutte, ogni giorno, ritorno
Con tenerezza e amore
Come un fiore che nasce
Ogni volta per vincere
La resistenza del tempo
E l’assenza che ci minaccia
Dal basso, come una gravità
Pregna Di sentimenti

Aprile

Aprile che conosci
Il nome dei fiori di casa
Che hai dato un suono
Alla mia carne
Hai visto nascere Il primo amore
E poi lo hai visto morire

Ho preso in affitto
Un tuo giorno
E ne ho fatto Una vita
Piena di cocci, Di ombre
e di tremende primavere
Ricordami ch’ era dolce
Il ruscello
E che l’ cielo era azzurro

Ché adesso parto 
E ho coltivato dentro
Una bruma dagli artigli spuntati
Un mostro oscuro di mestizia
Una pesante nostalgia degli occhi
Che ha bisogno di sole
Per completare il suo giro.

Una ruota del carro
Lasciava solchi profondi
E bianchi, un tempo, scavava
Nell’ arena delle strade.
Adesso la gomma è veloce
L’ Olio è bruciato
La strada più scura
scavata da solchi più oscuri,
E Semina piombo Sul petto.

Nascerá qualcosa di bello
Anche nell’ombra di Aprile.

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