il sorriso tetro
i colori azzurrati
tapparelle serrate
una camera oscura,
un mostro di tenerezza
era la vita
un mostro di plastica
il futuro.
il sorriso tetro
i colori azzurrati
tapparelle serrate
una camera oscura,
un mostro di tenerezza
era la vita
un mostro di plastica
il futuro.
le ombre della notte
parlano una lingua fitta di parole,
devono riempire ogni buco.
Al giorno, le vocali.
ho speso una nottata
a pensare che era bella
l’ho scritto con parole
di oscuro tormento,
le uniche che avessi.
Poi è arrivato il giorno,
la sua nuova canzone,
l’ antica primavera.
il sole
ha bruciato la penna
il muro
era un prato fiorito
il mezzogiorno
ne ha cantato il profilo
il tormento
s’ è fatto mattino
i miei patimenti un giorno
saranno i patimenti di altri
ed io non ne avrò in cambio alcuna gioia
niente restituiscono i sentimenti
tutto si prendono( anche il caffè…)
la felicità di avere cose da dare
è quello che resta,
un arsenale inesploso
a guerra finita,
un monumento,
l’ ottava meraviglia del mondo
che ognuno di noi
ha conservato
nello scantinato polveroso
dei ricordi…
tra i vuoti a perdere
di tutte le bottiglie di vino
questo cuore dimmerda
è un colosso
e la mia volontà è niente
ad ogni suo comando.
la rete comincia a fare paura.
quando se ne andrà la luce, temo,
che oltre a perdere i ricordi,
non avrò più accesso manco ai pensieri.
se aspetti di diventare un poeta
non sarai mai un poeta
se credi di essere un poeta
non sarai mai un poeta
rassegnati, non sarai mai un poeta!
e forse farai qualcosa di buono,
forse.
tra me
e lei
c’è un patto
segreto
in mezzo
alle parole
accadiamo.
così sopraffatto dagli eventi
caddi nell’antico tranello della domanda
e chiesi e non ottenni e mi disperai.
mi presi gioco della mia debolezza
mentre fuori tutto si comportava
come si comportano le cose
fuori da qualsiasi altra cosa,
senza sole, senza fiori, era la vita.
l’antica febbre che mi governa
il randagio che mi porto dentro
questo cane di strada
che si morde la coda
corre sopra un ovale di pietra
senza buone parole,
senza alcuna speranza,
sempre più forte
sempre più alto
sempre più solo
sempre più bello
sempre feroce
in sonno
come certi massoni
gravidi di pensieri
come coloro che hanno provato
e adesso dormono stremati
sopraffatti dal peso
delle loro stesse azioni
troppo mi è pesato il desiderio
angusto è adesso il cielo
per poterlo contenere.
quanto mi pesi tu
che dei miei pensieri
ne sei la misura felice
e degli occhi
il sole che acceca.
quanto mi pesi tu
mio termine di
incommensurabile paragone,
mai ho cercato
la tua misura.
ti accolgo come
il giorno che mi sovrasta,
a te legherei
come all’azzurro
il mio arbitrio
e ti direi
portami
là dove tramontano le cose
e tienimi
anche quando il buio
avrà accordato la sua lira
e le mie parole
si faranno ostili
come locuste affamate d’abisso,
Chè poi sarà solo un fiorire
di cose nate nell’ombra
una primavera nata
lontano dal sole
immune
all’ umano avvicendarsi
delle stagioni.
.
Balliamo con
un piede piantato
nel fango della morte
ed i pensieri ben
ancorati alla schiena
accesa delle stelle.
l’irrimediabile ossessione
che inscena ogni volta
il valzer del sentimento
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
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