non ho dato al mio deserto un nome.

non ho dato al mio deserto un nome

perchè qui, ogni volto è lo stesso volto.

conosco però bene il tuo viso 

che ha lo stesso nome 

del posto in cui accadono le cose,

ogni cosa mi accade sulla tua pelle.

a modo tuo sei anche tu un deserto,

ma zeppo di cose vive 

tanto pieno da sembrare morto.

è sempre nell’eccesso che mi perdo…

troppa sabbia, oppure troppo fuoco,

di certo…, solo questa solitudine,

un velo senza tristezza nè gioia

che prende fuoco tra le tue mani

e che ammanta la notte nell’ombra 

quando sei lontana ed il mio nome

non ti sveglia in mezzo ai sogni

mentre stai dormendo.

Resta.

la partenza

mi ha gonfiato il petto

di fiori,dai tuoi occhi

un odore di violette 

è caduto sulle rose,

si è alzato un lamento

di motore che parte

ed il nostro aratro

si è perduto nel campo,

la terra ci chiama da lontano

figli sperduti

quando ti ho dato le spalle

ho visto la tua mano

aprirsi e dopo chiudersi

i miei passi parevano rompersi

ho camminato per fuggire

al silenzio del tuo seno

e adesso la mia bocca 

è una miniera di fango

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