non ho voglia di uscire
a meno che non ci sia tu là fuori
non voglio più birra fresca
ma acqua a temperatura afa
che si incolli al palato
come un mastice senza gusto,
mi tratterò male,farò i capricci
fino a quando non vedrò
i tuoi capelli spuntare
dal fondo della piazza.
il sole più duro dell’anno
è il mio miglior amico,
scioglie ogni movimento,
arrotonda i miei passi
zoppi e quadri,
scivolo così senza fatica
lungo il corso
come un branco di cani randagi
verso il centro, verso la rovina,
e niente potrà dissetarmi,
in questa arsura di sogni,
niente potrà salvarmi,
e la tua bocca è così dispettosamente lontana,
la tua bocca così lontana
è un giubileo a cui non ho potuto credere,
le tue gambe un approdo morgano,
la tua lingua carnosa
l’ultima immagine
che ho desiderato sul mio viso
prima di cadere,prima
di schiantarmi al suolo dei sentimenti
come una bombetta d’acqua salata,
esplosa dall’ultimo piano del palazzo,
poi nessun cordoglio
nessun picchetto d’onore
solo la risata di un bambino colpevole
richiamato all’ordine da una madre impaziente
all’ora di pranzo.
