Aspettando Godot,
mi sono annoiato,
ho visto sorgere l’ultima alba
dal ciglio di questa panchina affollata,
ho sbuffato rigirando i pollici ai pensieri,
ho immaginato l’orizzonte come una porta chiusa,
e la mia attesa priva di fede
mi ha irrobustito la mascella.
Poi la noia ti ha illuminata,
passavi lungo i bordi del mio sguardo
senza nome,ma le tue gambe scrivevano
sull’asfalto una parola nuova ad ogni passo;
ho preso a camminare le tue orme,
respirando il pensiero del tuo profumo,
e quando ho urlato il tuo nome,
mi hai riconosciuto.
Ho distribuito la tua foto
alle genti stivate sopra le panchine
ancorate agli alberi del viale,
ho detto loro di non aspettare,
chè ogni giorno avrebbe indossato una maschera diversa,
ma ormai la fede li inchiodava per i palmi alla seduta.
Con le parole ho fatto un monumento alle vostre attese,
un cappello di “domani” a tesa larga
per scrutare lontano ,
le scarpe nuove splendevano di “mai”,
lo sguardo fiero cadeva oltre la folla come un “forse”.
Ho atteso voi che attendevate Godot,
camminando le strade del mondo,
e tutte passavano sotto i vostri occhi,
e ogni volta vi domando…
e ogni volta una risposta,
il solito cenno,
ed io ripasso.
