L’isola di Arturo.

Arturo!

rubami l’amore e le spine.

(il sole rosso delle sette

languiva un palmo e mezzo sopra l’orizzonte.)

Arturo!

ho una sottana troppo corta,

bianca di pizzi e merletti,

cucita al sole dalle mani di mia nonna.

(il vento incontrava le cicale.)

Arturo!

il sole mi ha fatto la pelle dorata,

il sale mi ha annodato i capelli.

(la scogiera pareva la mia fronte

aggrottata dal sole)

Arturo!

Ti chiamerò Arturo,

ogni volta che la tua lingua,

scioglierà sulla mia schiena

i cristalli di sale

partoriti dal mare 

e asciugati dal sole.

(le lunghe attese del mare 

erano la sola  misura del tempo)

Arturo!

le tue parole sono

una lingua che graffia e solletica.

(gli alberi annerivano nell’ombra,

il vento spostava le cose, ma non i colori.)

Arturo!

Presto,sta arrivando la notte,

fa che la mia bocca muoia come un loto

d’arancio spento e maturo,

in scintille come l’onda sullo scoglio

del tuo petto.

(l’isola non era che un istante,

una pietra lungo un cammino,

la fine e l’inizio, così

come era sempre stato.)

Arturo!

adesso tutto è oscuro

e quella che chiamiamo notte,

per me è soltanto un’attesa.

(tutte le cose accorciano il passo di notte,

mentre i pensieri senza ombra  si distendono 

in attesa di una nuova luce.)

Poi caddero i pensieri e le attese,

senza causare il più piccolo rumore,

il mare si abbassava sotto il peso della luna,

il vento ci increspava la pelle come tante piccole onde.

Ci raccontammo vite che non ricordo di aver vissuto,

poi fu un incontro di corpi,sfregamenti,

le parole si bagnarono d’amore e presto le asciugò il vento.

La notte si fece piccola e le mie mani divennero montagne,

disegnavano sentieri sopra la tua schiena…

Niente si sarebbe mai concluso.

Ogni notte ha un’isola,

ogni isola, un Arturo,

ogni Arturo, un amore,

nessun nome è un isola!

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L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

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