la cameriera è una mia amica
mi offre da bere, e poi
mi fa lo sconto.
Tempo fa, ci siamo morsi,è vero,
ma era un’altra vita.
La guardo per i tavoli
sorridere al sudore del forno
ed ai clienti,
il suo culo teso
schiaffeggia ogni malizia,
il dottorato in filosofia
le si inceppa nello sguardo,
la bellezza dei trent’anni è misurata,
ma è ancora rossa e disperata.
Lei la cammina sulla fune
con i piatti nelle mani,
la penna nel taschino
mi sorride,
…io di rimando le sorrido,
e ripenso a quella oscura poesia di Artaud
che mi scrivesti quella notte sopra il braccio,
“colei che dorme nel mio letto
e spartisce l’aria della mia camera
può giocarsi a dadi sul tavolo
il cielo stesso della mia mente”,
ma ve l’ho detto,
quelli erano altri tempi.
Esistono intimità che non si sperdono,
resistono nel vapore delle distanze
e ristagnano nelle paludi degli anni,
ma per quanto siano radicate a fondo
nel groviglio incerto della memoria del sentimento,
mi è impossibile riaccenderle alle labbra.
Ogni cosa ha il suo tempo.
Quando me ne andai ,l’ultima volta
lei mi chiamò per nome,
io non mi riconobbi
le sorrisi e poi
come a riscrivere un finale
la baciai.
