Si spengono le luci della notte,
per lasciare spazio ai bagliori
dei bus,che ancora prima del sole,
scaldano i motori e aprono
le porte al vento fresco del mattino,
solitari borbottano e tremano
la solitudine arancione dei loro autisti,
ancora piegati sui caffè oscuri e profondi
delle colazioni al bar .
Un tunisino ruba uno scooter bianco
e si invola senza freni verso il paraurti di una Panda
nera come la notte che è passata,
poi zoppicando si perde tra i negozi dei cinesi ancora chiusi,
scompare inghiottito dalla notte
come l’ultimo sorso di vino sul fondo del barile.
Due prostitute che si abbracciano,sono
un colpo al cuore delle cinque del mattino.
I tuoi occhi stanchi riposano sul palmo asciutto
dei miei pensieri,e la mia mano si stringe
come un pugno serrato verso terra,
come a stringere fra i denti una parola,
come il morso sul collo che non ha lasciato segno,
la città mi ha steso un brivido avanti agli occhi,
come il tappeto rosso delle grandi occasioni,
mi accompagna fino al sonno antistaminico di Giugno,
e non c’è mai un testimone credibile
quando torni a casa al passo dei Re.
Solo puttane,ladri e la solitudine dei pullmann
che tremano mimetici d’arancio
atterriti dal sorgere del sole.
