tu sei una ringhiera rossiccia
ma io volevo andare a passeggiare
lungo la balaustra del lungomare
come un dialetto bruciato dalle guerre
sul bordo teso e pescoso
in riva al semaforo degli anni.
tu mi inviti come un canto, certo
come un calippo in un giorno d’arsura
ma io ho imparato a mordermi le labbra
pelliciose e raspe, segnate da cose che
potevano accadere in una percentuale.
tu mi inviti alla distanza. prossima, come un rimando
dici il mio nome come un vento sfavorevole talvolta
altre – come la parola sole all’inizio dell’autunno.
e adesso che le parole si allungano di qualche minuto
ogni giorno. capisci. quella sera ti parlavo di ebbrezza
seduto sui granelli. e ti dicevo tutto e ti pareva niente.
De Rossi
oggi in libreria mi è ritornata la voglia di scrivere un romanzo.
così. tra i libri di poesia, tutti bianchi, che quasi anonimi sorridono
ho sentito quella vibrazione. la solita. quella che smuove le cose
che dura qualche poco. che fa venire il sangue alla testa
e rizza i peli sulle braccia. volevo raccontare questa cosa:
poi la luce del magazzino della libreria si è accesa con
la porta mezza aperta. le voci che arrivavano come da un imbuto
– Hanno esonerato De Rossi, l’hai saputo?>
-Vabbè era prevedibile. Però che cazzo! Io avrei insistito un altro poco
poi una tizia mi chiede di spostarmi, trovo Zavattini, poi riprendo Pasternak,
cerco compagnia. motivo una canzone nel cervello che fa: la luce dalla vetrata spinge fino spegnersi nell’ombra del pensiero.
attivo i bastoncelli per vederci meno chiaro. le parole scorrono come polimeri
sopra vetrini. mi ritornano in mente le catene dei polisaccaridi, carboidEati complessi. scorrono le immagini senza capire, per un po’…
Cosa ci faccio qui a camminare sopra un filo? fuori il Camper dell’Avis mi strizza il fanale. Driblo e vado avanti verso l’avvenire. Asciutto anche per oggi. la strada è sangue continuo, segui la strada.
I turisti cercano l’autenticità della vita in un corno di plastica in miniatura.
Posso sentire quel desiderio di risposete, fisicamente, come una punta di lancia
puntata nel fianco. cosa vuoi che ti dica amico mio… cosa dica che vuoi amado mio,
saco dica che volks amiga mirto. cozza volsci che vo’ amilcare? jfaiohofiam dijsdio isdj iasdj fcmmoiwu xmcpow ,.
DELFINI CURIOSI
Dopo il caffè salgono le grida
Da non troppo lontano
Appena dietro la curva sotto casa
La figlia di Antonio. Pare.
Stia litigando con qualcuno.
Antonio, bada bene, va pronunciato a bassa voce.
È la strada. È la vita.
Si sbattono cose sulle serrande
Pare il suono della banda
Ma piú free jazz.
Poi schiaffi Come charleston
Nello swing.
Le parole Bucchìn’ E Lota
Si incastonano come piombo
nell’altare Della chiesa del Rosario
Di rimpetto. Amèn.
Come delfini intorno al banco di sardine
Scendono dai palazzi. Uomini donne bambini cani anziani ciechi muti sordi
Muschi alberi licheni caseintere e fogli di giornale.
Dai balconi usciamo tutti mezzi nudi.
Fa ancora caldo e l’afa ci unisce
Da pelle a pelle da balcone a balcone.
Il sudore è il vero collante dell’umanità.
Poi la questione perde forza, le urla virano dalla rabbia al dramma. Le auto si fermano e gli scooter iniziano a scorrere.
Le voci si fanno sommesse. La tragedia è scampata.
La gente alla spicciolata ritorna alle proprie cose. Da basso un telefono in vivavoce che gracchia. Chiamano il vicino della tizia in questione per sapere novità. Allora è certo. è la figlia di Antonio.
Antonio però, sempre a bassa voce, questione di corna.
Adesso è più chiaro.
Poi d’un tratto un tonfo sulla serranda.
Gong. Seconda ripresa. E la gente si veste
Per uscire sul balcone a sentire le urla
A guardare la vita ancora in frantumi
Per una volta degli altri.
Poi c’è quasto sollievo nell’aria…
Ma dura pochi minuti.
Piccole Cose: Kalašnikov
Piccole cose. Venerdì
Pagina bianca. Monitor.
Poi Sabato. Due parole.
Una mela succosa alle 17.
Una tagliola e un guanto.
La vicina che stende
Le mutande del marito.
L’anziano che urla e si lamenta
No. Non io. Una proiezione futura
Più vera e con meno artefizio.
Sabato. Sera. Venere sculetta
Dietro l’antenna. Dalle scalette
Un ragazzo scende col laccio emostatico
Ancora stretto al braccio
Lo saluto. Gradini. Altri piccoli gradini.
Qualche merda umana e animale.
Un eliccottero. L’ambulanza
Che luccica ma non fa rumore.
Uno strano silenzio a metà strada.
Alle spalle il golfo. La montagna.
Confezioni Pic. Il fresco della sera.
Sul collo come una raffica di
Kalašnikov.
Ancora Vivo
Un attimo fa
Mi sono affacciato alla finestra
C’era un falco straordinariamente grande
Che picchiava in mezzo a tre uccelli
Straordinariamente calmi
Come a disorientarli prima dell’attacco finale. Ho sorriso. La natura ha sempre tutte le risposte se hai occhi per vedere.
Questa mattina il vento si fa sentire
ha spalancato già due volte la finestra.
Non dormivo in questa casa da quando avevo quindici anni e devo dire che
Ho dormito bene nonostante tutto.
I sintomi stanno migliorando. La tosse e il raffreddore sono quasi spariti e
I parametri vitali sono migliorati notevolmente.
In questa casa ho trascorso tutta la mia infanzia. Adesso ci sono ritornato per necessità. La stessa necessità che mi ha fatto andare via, anni fa. Alla scoperta della vita.
Ma cosa è davvero necessario?
Sopravvivere? Vivere agiatamente?
Essere in pace? La salute?
Non esiste una sola risposta.
Ora di nuovo alla finestra
Il panorama è fermo. Il falco è sparito
e gli uccelli hanno lasciato il posto
a un calabrone.
Gli alberi sui monti sono gli stessi di quando avevo quindici anni e nel giardino
Gli alberi che piantai con mio zio
hanno avuto fortune alternate.
Le auto sulla statale risuonano nella valle
Come a ricordare qualcosa. Costantemente:
Sei ancora vivo.
Battute Brutte
Tu ascolti le mie battute brutte
E ridi sommessamente con lo stomaco
Ma non te ne accorgi.
La freddura è la vertigine che interrompe il discorso ordinario col divino .
Apre una crepa nella logica. Atterrisce il credente. Svirgola il discorso.
Tu ascolti la battuta brutta e non ridi
Ma ti fermi a pensare senza riflettere
Si allunga la vita di un istante fuori dal tempo, ma non lo hai capito davvero.
E per questo sei allegro.
Qualcosa si scioglie nel cielo come una stella di burro infinita. Poi qualcuno scuote il capo e ricomincia a morire.
Ridere è la maniera migliore per giocare coi vivi.
E Poi Boh! Poesia sul luogo comune.
Ieri discutevo con amici del pudore
Poi il vino ha preso il sopravvento.
E poi di poesia come luogo comune
Che manco il gin tonic ha scardinato
Scardinale: la numerazione del pudore
Andare braccia tese verso amore che vuol dire voler bene. Cos’altro?
Quanto la religione ci ha castrati?
Anche a noi infedeli. Dico. Se nasci
Nudo poi ti copri le vergogne.
Mi chiedo perché ogni volta
Il sesso e l’amore pubblico sia così minaccioso per la nostra misera esistenza.
Cosa il corpo nudo e godereccio
Cosa la carne. Cosa il sangue vergine.
Cosa Il cazzo o fallo o vagina o fica
Cosa lo scandalo. L’Abelardo e il Golìa.
Io soffro il disamore. Lo scandalo del sopruso e della prevaricazione.
L’abiuo di ideali, il potere. e la violenza dell’onore. Dell’io che dico io ché sono un poverino.
Io canto l’eterna vittoria della fragilità
Del corpo nudo come religione
Del sasso che spinge sulla pianta del piede
Dal terreno verso l’altro.
Beata sia l’adolescenza del pensiero.
L’istinto umido e animale che cerca nei corpi il rifugio. La casa ferma. Il bivacco.
Canto il regalo della vita contro la vergogna di essere vivi. Lo scandalo che fu dei farisei
Non lo provò certo il vostro Cristo.
Riporto vecchie interviste del secolo passato come salsa accesa e rossa.
Lo scandalo è la guerra. L’arma. Il confine.
Banale come il peto. Mediocre come il possesso. Io che della religione non ho niente se non l’amore del dio di carne.
Non temo l’ignoranza del mistero né della solitudine. E pure cerco riparo come la mosca e ho paura qualche volta di qualsiasi infinito. L’ansia dell’inutile mi atterrisce come un mausoleo. Ma poi arriva la carezza. Sempre. Che sia la mano o il filo d’erba che trema. Come pelle stesa al sole ri rinnova la vita fino a quel punto. E poi boh.
Di Anubi, delle stelle, dello sfruttamento augusteo o Delle scarpe comprate domani.
Il caldo scortica i nervi
Sole da evitare come proiettili
Le case sulla collina
paiono una corona di spine con aureola
Sole alle spalle come rassegnazione
<dai Libero, vieni a giocare dentro!>
Libero è un cane tenuto al guinzaglio.
Trascinato all’ombra con amore.
Sorrido dal profondo di Anubi
Mi infilo in un negozio costoso
Duecento euro per mocassini in saldo
Un ottimo affatto! Evito.
Esco. Hottremore alle gambe.
Bisogno di zuccheri. Gelato cocco e mango
(Cocco&mangooo Cocco&Mangoo oohh – canticchio mentre mangio!
(Casa Infante-consigliato)
La commessa si lamenta
Non ha neanche il tempo per pisciare
La fila fuori. L’hanno lasciata sola.
Agosto. Lo sfruttamento non Va in vacanza.
Non va. Non va. Mi dirigo verso casa
Gradi percepiti settemila Kelvin.
Metto acqua in frigo.
Lancio i pantaloni e la maglietta
La mutanda contro il muro
Libero come il cane
Attaccato al senso delle cose
Ritti sulla cima del senso
Ancora una volta
Noi scagliamo
La nostra sfiga
Alle stelle. Caddero. Tutte di colpe
Hassan Lorenzo.
Con un filo di voce poi canticchio:
I fall in love too easely
I fall in love too fast
I fall in love too terribly hard
Anubi.
Adulto in due minuti.
una cosa banale
come dire:
amo il temporale estivo-
e sale l’odore della sabbia bagnata
la polvere del passato e del futuro
la synestesia temporale
consiste nel varcare la soglia
del dimenticare. dimentico cosa sono
e penso solo al profumo di quella volta
che si mise a piovere in pineta.
avanti al mare. e caddero le pigne
e scalzi attraversammo il confine
della giovinezza.
quel preciso profumo.
la merda pestata a piedi nudi
ci fece adulti. in due minuti.
Un quarto alle cinque (E non parlo di vino).
Stamattina mi sono alzato
Alle cinque meno un quarto
scalzo sul balcone
Il caldo l’ho indossato
come un kebab
Sopra i tetti
Ancora pochi istanti
Freschi come cristalli
Marte e Giove dicono
Che è venerdì. Rido da solo.
Il tempo di mettere su il caffè
E di nuovo sul balcone
Marte scomparendo nell’aurora-
Ho aspettato. Solo Giove nel chiarore.
Nel vicolo due tizi urlano e
Leggono i citofoni. Cercano qualcuno.
Poi uno scooter con tre simpaticoni
Giù di clacson ogni tre metri.
Le preparo la colazione.
Mi sdraio altri due minuti.
Giorno di partenze:
Muore solo chi non sa vedere.
Ho lasciato la macchinetta carica
Prima di andare via.
Siamo Nervosetti Stamattina
Sotto la signora caduta dalla moto
Una pozza di olio a forma di possibile.
Scarta un dolcetto il ragazzino avanti
Al negozietto.
Si muove, respira, si alza. Bestemmia.
La signora.
Il sole è acerbo come un limone di vernice
È caldo come la punta accesa dello zapirone
Ho messo un vecchio disco mentre lavoro
Il troppo caldo fa venire sonno.
Il lavoro fa venire sonno
La vita fa venire sonno. Dicono:
La morte fa passare tutto.anche il sonno.
Scelgo la vita nonostante tutto.
Penso alle persiane, a un dirigibile
A un astrolabio e a un uncinetto.
A Rodriguez e Carmelo Bene
Che cos’è davvero la sconfitta?
Perdere la grazia. Senza dubbio. Mi dico.
Chi scrive la sua poesia
Non gioisce per una vittoria
Non si rattrista per una sconfitta
E quando è felice lo è come in un sogno
Da lontano.
Ma lontano è niente. Che è tutto.
Appunti sopra.il.foglio.
La pace nel cuore. Il suono nella mente.
Poi nello spicchio di luce che dal balcone
Colpisce il pavimento
Si sono arrese due formiche.
Il vento ha aggredito l’accappatoio
Per futili motivi.
Siamo nervosetti stamattina.
Il formicaleone: un maestro di trappole nella sabbia.
Nascosto tra i granelli di sabbia, il formicaleone non è un semplice insetto, ma un vero e proprio maestro di trappole e pazienza. Con le sue potenti mascelle a tenaglia e la sua ingegnosa tecnica di caccia, questo affascinante predatore conquista gli appassionati di natura con il suo ciclo di vita sorprendente e le sue abilità venatorie.
Un insetto dalle mille sfaccettature
Appartenente all’ordine dei Neurotteri, che comprende anche le libellule, il formicaleone (Myrmeleontidae) si distingue per il suo aspetto particolare. L’adulto, con le sue ali trasparenti e il corpo slanciato, ricorda vagamente una libellula, ma le sue antenne più lunghe e clavate lo rendono inconfondibile.
Tuttavia, la vera protagonista di questo racconto è la larva, un piccolo tozzo dal corpo robusto e dalla testa piatta. È proprio lei la trappolista esperta, capace di costruire nella sabbia un imbuto perfetto per catturare prede ignare.
La trappola infallibile
Con pazienza certosina, la larva del formicaleone scava nella sabbia ruotando il suo corpo robusto. Mano a mano che scava, sposta i granelli di sabbia all’esterno con le sue robuste zampe, creando un cono con un fondo liscio e compatto.
Posizionandosi al centro della sua trappola, la larva rimane immobile, mimetizzata tra i granelli, con le sue potenti mandibole aperte e pronte a scattare.
Un cacciatore feroce
Sfortunata la formica o l’altro piccolo insetto che incautamente si avventura sul bordo friabile della trappola. Il cedimento improvviso del terreno provoca una caduta rovinosa nel fondo dell’imbuto, dove la larva la attende con le sue fauci spalancate.
In un batter d’occhio, le potenti mandibole afferrano la preda e la iniettano con un veleno paralizzante. Con calma, la larva succhia i fluidi corporei della sua vittima, lasciando poi sul fondo del cratere solo un misero guscio.
Un ciclo di vita affascinante
Dopo un periodo di crescita come larva, il formicaleone si trasforma in pupa, racchiudendosi in un bozzolo all’interno della sua trappola di sabbia. Trascorse alcune settimane, emerge l’adulto, pronto a svolare alla ricerca di un compagno per procreare.
Il ciclo di vita del formicaleone si conclude con la deposizione delle uova nella sabbia, dando vita a una nuova generazione di questi abili predatori.
Un insetto utile e prezioso
Nonostante il suo aspetto minaccioso, il formicaleone gioca un ruolo importante nell’ecosistema. Nutrendosi di insetti dannosi come formiche, mosche e tafani, aiuta a regolare le popolazioni di queste specie e a mantenere l’equilibrio ambientale.
La prossima volta che ti trovi in una zona sabbiosa, presta attenzione ai piccoli crateri che potresti scorgere. Forse avrai la fortuna di intravedere un formicaleone, maestro indiscusso di trappole e affascinante esempio di adattamento all’ambiente.
Curiosità Preistoriche
Formicaleoni preistorici: scoperti fossili che svelano un passato mostruoso
Frammenti di ambra del Myanmar, risalenti a circa 100 milioni di anni fa, hanno restituito alla luce le larve fossili di formicaleoni estinti. Un team di ricerca italiano, guidato da Pierfilippo Cerretti e Davide Badano, ha svelato questa preziosa testimonianza del passato, offrendo una nuova prospettiva sull’evoluzione di questi insetti.
L’ambra del Myanmar, soprannominata Burmite, si rivela un tesoro inestimabile per gli studiosi. Al suo interno, infatti, sono custoditi resti di antiche foreste del Cretaceo, tra cui una straordinaria varietà di insetti e altri piccoli organismi. Tra questi, le larve di formicaleoni estinti hanno destato particolare interesse per la loro morfologia singolare e le diverse strategie di caccia adottate.
Le larve dei formicaleoni moderni, pur presentando già aspetti peculiari, non reggono il confronto con i loro antenati fossili. Questi ultimi sfoggiavano forme bizzarre e terrificanti, con potenti mandibole dentate e corpi allungati o ricoperti di spine. La loro ferocia era pari alla loro diversità, ben superiore a quella osservabile nelle specie odierne.
La scoperta di queste larve preistoriche ha permesso di ricostruire con maggiore dettaglio la storia evolutiva dei formicaleoni. I fossili rivelano che durante il Cretaceo, forme moderne coesistevano con specie arcaiche ormai scomparse. Questo suggerisce che l’evoluzione di questi insetti sia stata un processo complesso e articolato, caratterizzato da diversi adattamenti e cambiamenti morfologici.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Nature Communications, rappresenta un passo importante per la comprensione dei formicaleoni e la loro storia evolutiva. Le nuove informazioni ottenute offrono spunti di riflessione sulla biodiversità del passato e sui meccanismi che regolano l’evoluzione degli esseri viventi.
Riferimenti:
Badano, D., Engel, M.S., Basso, A. et al. Diverse Cretaceous larvae reveal the evolutionary and behavioural history of antlions and lacewings. Nat Commun 9, 3257 (2018). https://doi.org/10.1038/s41467-018-05484-y


