Temo la tua bocca perchè
porterà con sè la mia solitudine
che ho coltivato per anni
come una rosa rossa e carnosa
nel cemento annacquato
della mia poesia.
Temo la tua bocca perchè
porterà con sè la mia solitudine
che ho coltivato per anni
come una rosa rossa e carnosa
nel cemento annacquato
della mia poesia.
Non mi rilassa il non pensare a niente,
né il pensare che non sto pensando a niente,
non mi lava la mente né la notte né il nulla,
pensare,intimamente ,agli orrori del mondo
è pensare alla meraviglia delle cose,
poichè è così che sono le cose,
non c’è separazione tra le tue labbra
ed ilcadavere prematuro del guerrigliero,
non c’è pausa né all’orrore, nè all’amore,
e quando ti sembro occhi spenti,
che non stia pensano a niente
in realtà sei di fronte ad uno specchio,e
ti stai pensando addosso.
il mio consultorio è diroccato
i miei monologhi sono perduti
le mie poesie valgono tre lire
tu non mastichi la mia bocca
dei miei sentimenti non resta
che qualche brandello di muro
e qualche croce perduta
sto-mattino-del-cazzo
è diventato sera tarda
quando è ormai tardi
per andare al bar,
ed i pub sono
ancora tutti chiusi…
resto,così, a mezza strada
nella doccia,
pochi istanti
per un occhio attento,
l’ eternità
per la mia canzone
più sincera.
la terra non ammette ignoranze!
ho urlato dal quinto piano
fino alle viscere della terra,
poi mi sono messo a letto,
armato di un buon libro
che mi distraesse
da ciò che avevo capito..
noi lo sapevamo,qua in cima
che saremmo caduti
a voler vedere il mondo dall’alto.
un giorno
scriverò una poesia
che non avrà bisogno
di essere ricordata,
nè riletta,
nè apprezzata,
nè pubblicata,
nè taciuta,
nè gridata,
basterà a se stessa
e non mi farà domande,
quel giorno,rinnegherò il mio nome
e non sarò più nessuno…
fino ad allora,come adesso,
continuerò ad arrampicarmi
sugli specchi.
mutande bianche stese
sul filo di cemento,
tra palazzi di carne
alla Domenica,
pallide mutande bianche,
un uomo bucato sotto al ponte,
mutande bianche slabbrate
non una parola,
in questo inferno
c’è una donna,
impazza d’eroina per le strade
e batte all’orizzonete
la sua mutanda nera,
si arroventa sotto al sole
il silenzio dei nostri sguardi
senza sangue,
chilometri di mutande bianche
in cielo tra i palazzi,
e sulla terra punti neri
piccole voragini,che
con la matita
il vostro dio li unisce
per ingannare il tempo.
non ho aspettative
non aspetto niente
se non il suono
del passo successivo,
odio le attese e
mi annoio a stare fermo,
non mi interessano i treni
che passano una sola volta,
i posti che vale la pena vivere
per quanto ci sembrino distanti
sono sempre a portata di mano,
non è una questione di tempo
nè di luogo…
pur riconoscendo le potenzialità
di un nostro incidente,
gioco tutto sulla mia strada,
sentirai un canto
andando per le valli,
qualche volta il tuo nome
risuonerà tra i monti,
ma non illuderti…
il caso sovrasta ogni desiderio,
e non mi interessa affatto
trovare la quadratura di alcun cerchio.
Ma se dovesse mancarmi il cielo
e a te lo stesso,
incrociando il nostro tempo,
smetterò,probabilmente,
di fare del tuo viso,una parola,
e starò in silenzio
per qualche tempo
per ascoltare i passi,
i tuoi.
il mio credo religioso in tutto ciò che è casuale
non si smentisce affatto nel cercarti ogni giorno
poichè nella migliore delle ipotesi
troverò qualcun’altra.
l’umiltà non ha niente a che vedere con la modestia…
La prima è consapevolezza dell’universo,necessita dell’intelligenza necessaria per comprendere le proporzioni, le equivalenze,l’ analisi dimensionale…
tutte cose che un uomo di terra impara sul campo.
La modestia è già qualcosa,però.., trasuda presunzione,
è segno che c’è ancora molto da lavorare.
L’umiltà trasuda grazia,ed è appannaggio dei grandi uomini.
La modestia è tipica ad esempio,degli intellettuali antropomorfi ,ma che non si sono ancora fatti.
il resto è frutta ancora acerba e non è detto che maturi.
Bibappa e la Finanza creativa,
spalmare debiti, ammortare, accendere ceri alle madonne,
convertirsi sperando in eventuali grazie ,prego,medito.
Sapevo che non m’avrebbe amato,
lo sapevo per ragione,
e l’istinto appresso
se ne venne con tre rose,
una per lei,una per il suo culo,
e l’altra, la più bella,
per le nostre solitudini,
s’erano innamorate…
Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo
L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.
Porte Interne Italiane
Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...