potrei scrivere i versi più belli stanotte
ma la tristezza è perduta sul fiume
in TV stappano birra fresca
la luna mi invita ad uscire.
Inazione vulgaris
quando le cose vanno male
siamo tutti là a spolverare vecchie frasi
di chi ha lottato e perso, oppure ha vinto,
ma comunque in un tempo lontano.
cerchiamo consolazione sempre più nella parola
e sempre meno nella lotta, nell’azione.
Ci vogliono far credere che la protesta sia volgare,
o meglio, hanno dato alla parola “volgare”
che porta una nobile radice, una accezione negativa.
Ci hanno resi pigri e svogliati
qualsiasi gesto creativo e libero
si porta appresso il peso della montagna.
Queste parole sono inutili
se poi non ci alziamo per andare
a pisciare negli androni dei comuni.
isolafelice.
tu sei la mia isola felice!
le disse,
anche quando mi hai reso triste,
sconsolato e solo.
tu sei la mia isola felice!
(una carezza per gli occhi)
ed io ogni giorno vengo
e porto cose, che solo tu
puoi custodire, senza dovere
mai chiudere alcuna porta.
i miei sentimenti si parlano addosso
e il cuore fa loro il verso.
gné gné…
Erode.
non sarai tu ad uccidermi, amore
né sarai tu ad abbattermi, solitudine
le pene che sconto sono due
la mancanza di occasioni
e le occasioni mancate.
entrambe non mortali.
Forse la politica con i suoi orpelli
mi affamerà di una fame vera,
fatta di bramosie di pane
e terrorismo nero.
mettetevi dunque in fila,
amore, solitudine e velleità sentimentali,
prima di voi risuonerà la bomba,
ma vi affido comunque il grato compito
dell’acqua e del vento che porto dentro.
a voi la mia erosione.
che arrivi tardi il giorno
e ch’ io sia consumato sorridente e vuoto.
AMO
bramo scrivo penso
e per certi versi amo
senza sapere né cosa sia l’amore
né averne mai parlato con certezza
la mia incoscienza desidera
al di fuori dello spazio e del tempo
in quel posto che ipotizzo esistere come un dio
come un sentimento di cui ne posseggo la fede
ma che si fonda su tre fragili briciole di incertezza
mi chiedo cosa sia vero e cosa non lo sia
senza accennare a rispondere
e tutto intorno tace
come in una veglia funebre
ma densa di attesa e di ritorno
in una eterna partenza.
sono tornato a scrivere poesie quasi esoteriche
intimiste, come spirali zeppe di simboli.
Ancora una volta, il sentimento
ha posto una distanza dal cielo.
c’è morte in tutte le cose
il mio tormento è fatto di bene.
non è un pensiero marrone.
la bellezza che non ti posso dire
è una spina di veleno nel fianco.
c’è morte in tutte le cose,
il sole che invita a chiudere gli occhi,
tu che mi baci ed io che chiudo gli occhi,
c’è morte in tutte le cose,
la tua bellezza, anche domani,
mi fucilerà all’alba senza preavviso.
c’è anche bellezza in tutte le cose,
ti ho preso la mano
in questo stagno di attesa
e tu mi hai sorriso ed io ti ho sorriso
ed anche la morte ci sorride.
poesia
la poesia è solo un’altra donna
a cui ho scoperto il fianco
per caso
è ben marcata, in ogni mia azione,
l’involontarietà della nascita.
Sono qui per caso. Sia chiaro,
sembra dire ogni parola.
Poesia del trentaquattresimo compleanno :D
la freschezza è ormai smarrita
i sogni son pan di stelle dati in pasto ai topi
le tope son desideri
lascio il 33, anno medicamentoso
come il muflone rifiuta l’erba secca
al calare delle tenebre e della vescica
anni pari e dispari mi attendono
Ahhh perduta giovinezza della spumosa birra
Ahhh i frizzi e i lazzi hanno voci di sirene
Ahhh anche la volante ha voce di sirena
resisterò al richiamo ? chi mi legherà all’ albero? Maestro?
aahh tauromachia dell’anima invernale
ti volto le spalle come al cappotto di lana!
in mutande entro in questa nuova primavera.
dio
una grotta
uno scrigno
un filo d’erba
e un cigno
la roccia
prima di franare
la terra
prima di tremare
l’uccello
prima di volare
quanto dio
nell’attimo di un uomo
quanto uomo nell’attimo
di dio
chiamiamo dio le cose
che non necessitano
alcun nome
un colpo d’occhio
e tutte le cose
abbaiano, come cani rabbiosi
destati dal sonno eterno.
