Un cazz chiamato desiderio.
Faciloneria delle 9.02.
Vulgaritè. Scrivo come in preghiera
Lo storpiloquio del tempo.
Dictat: Ignorare i fa.bbisogni
Ignorarsi
La parola fare è un attentato
Nascosto in ogni dove?
Arreso alla con.dizione del momento:
Cerco un buon suono da dire
Seduto sul cesso. tra pensieri.
Defecare allegramente ciò che è stato
Essere cozza a due zampe. Filtrare la vita
Mi rende più allegro.
Sarei il ponte tra la materia e il pensiero
E so benissimo di non sapere né cosa sia la materia, Né il pensiero. Tratto ignoranza coi guanti : la fisica guantistica.
Con questa leggerezza dovrei tutte le cose.
Eppure un oscuro.
Una macchia nel suono
Mi dice.
Magie: Le Cose Belle Fanno Male
Le cose belle fanno male
E se non fanno male
Non ci piacciono. Appunta
Come ragazzo sul foglio. Avanti.
Una poesia di Pessoa
All’ombra della voce
Di un pessimo attore
Mi piega una lacrima
E stringe lo stomaco
Come fazzoletto.
Poi Tonino. Tabucchi.
A cui devo molto
e che salutai un giorno
A Pisa. In Feltrinelli
Strizza un occhio.
Parla un sorriso.
Guardo PlayBook
E torna in mente
Ferlinghetti.
Tutta la letteratura in un secondo.
Quintali di voci – Omero
Negli angoli delle strade.
CarteChe ridono
e mi fanno piangere
E lostomaco tracima
dal basso delle congiunzioni
Come una terra che trema
Ad ogni sorriso
E ci spaventa con la morte
Nel pieno del soprannaturale.
Perché scrivere?
Per capire meglio. Dice Saramago.
Sarà mago? Forse sì.
Compleanni
Compleanni
Scrivere poesia sui compleanni
È come sgozzare un pettirosso.
(Penso mentre lo scrivo…
Tanto si era già portato avanti coi colori).
Se ti va di fare scena finto intelletuale:
Tu chiamalo se vuoi: genetliacoooo
)Chiusa parentesi. Dicevo.
Assodato che il tempo è poca cosa
E che quello che resta del brodo della vita
È questo dado ancora intratto
Capitò sera comodina
Quando stanca l’albero disfrutta
Di ricordare numeri e parole
Così la legge numerabile
Ricorda gioie e dispersioni
Numeri apparenti che significano cose
23.2.7.26. 21. 25. 17…, n+n…
Con n: ❤️ < n < ❤️
Qui nell’epoca contabile
E poi cammini coi ricordi nel futuro
Come fossero accadute già domani
–
E questa malinconia ibridata gratitudine
Che stringe le lacrime in un fazzoletto
Che spegne amarezze di vaste dimensioni
Che aggrotta pianori sconfinati
Che accomoda declivi fino all’orizzonte
E spinge sopra il gas della soddisfazione
Come a dire: vivo per essere vissuto
In questa cosa che potresti fare meglio
Alla maniera dei prudenti – mentre
Ti esce dal culo come una voce amica
Vecchia di lunghezze e legature
Con un suono nuovo. Usato e inconsistente
Come creazione di magnifica eloquenza.
Quante storie verticali. Dici.
Per un mezzo compleanno.
Sapessi due minuti fa
Cosa è stato
Che ho pestato un…
Addovà (La Parlesia)
Addovà
O’ jammon è baco
La strada è arrivata
Michè Fa’Imbèrt
Tien ll’uocchije apiért
La lingua delle lingue
È suonata. Fa’ imbèrt
Allenza i siensz
Scèta a phonè
Me videris
Poesia delenda est
O’vest o’Maggio.
Era de Maggio?
E non hai capito un cazzo
N’ata vota. Ancora
Neva mind
Addovà. Addovà…
Liberamente ispirata da quella meravigliosa parlata (adesso scritta), che è “La Parlesia”.
IL RESPONSABILE DELLA SUA ROVINA*
Il responsabile della sua rovina
Sa ridere della sua maldestria.
Pare felice. Versa un bicchiere.
Aggrotta la fronte e pure il cielo
Si incartapecorisce per un istante
.
Distende le ginocchia ancora non toccate dall’atrosi
Poggia sul gomito il peso. Si sdraia
Al sole. Sul fianco. Fuma.
Il responsabile della sua rovina sa.
Non è la prima volta che ci troviamo qui
Con i nostri sogni. Immobili. Ad aspettare la fine
Ma il responsabile lo sa che la fine è ancora lontana.
Ha ancora tempo per scherzare col vento
Che sposta le foglie e le atturbina negli angoli di agosto. Con quel piglio di inverno
Che ogni stagione nasconde
come un soffio nel cuore.
*titolo rubato ad una poesia di zio R. Carver.
Astrillade
trovai il mattino nel sole
riflesso sul comignolo- alla finestra.
tutto è alle spalle, pensai –
lessi in un testo sacro a qualcuno:
la luce è l’ombra di dio – una buona metafora.
appuntai questa frase sull’unghia
e poi la mangiai. distrazione.
era larga la strada giù a valle
(così la pensai)
polvere intorno ai pensieri
– correvo come un relitto
nel culo del mondo –
nessuno resta pulito
se cammina sul serio.
– quanta innocenza, pensai
guardando tra i campi.
terreno come le capre
lontano come un Astrillade
come cose che so nominare
ma non so se esistono
Andavo scorreggia cantando.
Autobus
Mattino di viaggio
Autobus fra virgolette
Direzione mare
Sculetta la costiera
Come donnina
La vita è accesa
Come un arrivederci
Un sospiro d’arancia
Buccia fresca sul divano
C’è sempre qualcosa
troppo lontano
Da ogni altra cosa.
Difficile
Le barche logorano il fiume
Giorni che pensi a questa frase
Mentre raccogli le fatture non ti hanno saldato
Nello stanzino in vetro della memoria a stato solito. Affaccio parete ovest.
Avanti solo un prato bruciato e poi una valle
Che si scontra sui declivi a pochi chilometri
(Tramonto negato dal dirimpetto cemento).
Diverticoli un ragionamento sulla gioventù
Sulla responsabilità della tua persona fisica e giuridica. Sul fatto di essere uomo e non broncospasmo. Protagonismi dei piccoli paesi
Assomigliano a fuochi di artificio. Esplodono e lasciano una dolce, acre, evanescenza di zolfo. Poco altro. Se non le proprie vite.
Ti dici, fai da bravo, come ti ripeteva Chiara: Fai da bravo.
Ti dici: tieni a bada la lingua ipogea e l’istinto.
So che è difficile. Ma provaci. Anche la poesia si fa volgare come questa inutile scrittura che assomiglia più a un lamento che a ciò che non conosci. E allora sì…
La valse sans bidet
Fai poesia con le incomprensioni
Ti ubriachi. Guidi fino all’arrivo.
Con grande sorpresa, arrivi davvero
Senza pagare dazio né alla vita né al ministero
:Tutto bene? :Tutto bene.
La pelle ancora addosso.
Hanno arrestato degli anarchici stanotte
Diffondevano il messaggio… E altre notizie sconcertanti del mattino.
Fuori il fresco di agosto
Rinfresca senza conoscere nessuno
Funzioni corporali –
una pesca nello stomaco
Fa la ballerina sulla birra.
E nella testa quel valzer di un libro di kundera
Letto in un’estate una trentina di anni fa…
Un due tre – un due tre – un due tre
Un due tre – c’est la valse sans bidet.
CIÒ CHE LA VITA OFFRE
Ciò che la vita offre:
Finestre. E radiche di terra
Vrenzoli detti mezzabocca
E umidi incontri di pensieri
Ieri una zanzara. Oggi la spiga
Certo che è Agosto.
Cadute e litigi. Frizioni del sole.
Finché la salute regge
Finché tenera è sera
Finché le pietre fioriscono al mattino
Serva un pensiero azzurro
Lascia uno spazio nuovo
Fuggi gli sbirri e le contravvenzioni.
Oh! cuore nuovo del risveglio…
(Vocativo neoclassico)
Non conosci i segni del tempo
Ma fuori persino i peli del culo
Brizzolano come lucci nella nuova alba.
Sono un uomo. Forse. O viceversa.
Sono un uomo. Forse. O viceversa.
Non so dire quando la poesia diventi letteratura o viceversa.
Ma so perfettamente quando il raspo più non grecchia vacanzoso l’uva stecca sul terreno
O dal torso manducato già m’immagino un passato da vestale con immagine di mela.
Non so più se quella volta rinserrati nella sede sindacale, là a Guerrazzi -rime e lazzi-
i baci e le manezie sussultavano d’ amore.
Che ne so io della vita o dell’amore…
Cose vuoi che ve ne sappia di quiscose religiose
Di politiche faziose, di gusti giusti o tenebrosi.
Sporco rime limacciose e poi tendo all’infradito.
Che vuoi che ne sappia io, di moglie o di marito.
Poi riverbo linguaggiuto. Un caprone ormai pasciuto. Dice: cresci! Vivi. Fatti coi pensieri una premuta. Là c’è il cane che vaterca, qua la vita vira e sterca. Cosa sei se dici umano? Escludi l’aria, il silicato il pesce e il ramo… Che vuol dire che sei qui? Senti. Io aspetto. Ma non oltre martedì.
Mastica Mistica Elastica
Mistica sfrontata da ospedale
Minuto di raccoglimento
Signore pelato. Inserviente autoctono.
Avanti statua di padre pio appoggiato. Diversi minuti prega.
Sole alle spalle. ombre lunghe a toccare il cuore.
Noaltri detti sani. Fuori. Preoccupazioni in scala.
Codici bianchi ridacchiano.scherzano.faccia al sole. Pudore diffuso tra i sorrisi.
Vento di montagna. Fresco. Come anguilla
Sul collo si fa carezza. Mentre sole disegna zampette ai confini degli occhi. In scala di giovinezza. Certo. Occhiali da sole. Cartelli e divieti accostati nella prospettiva. Si stringono nella luce come canne. Al vento. certamente.
Eppur si muovono. Diremmo. Piantati come sono
Nel cemento delle urgenze tutte vibrazioni.
Si fa chiarore il cielo delle 19 16. Si fa profumo d’ebra il vento che attraversa i campi e giunge carezzevole alle caviglie. Una dolcezza inaspettata. Ogni volta che accade. Quel giorno che volge a sfinire. Come molledi mutanda sguaiata. Dai guai fuggi forsennato. E. Nel dubbio. La vita.
