IL RESPONSABILE DELLA SUA ROVINA*

Il responsabile della sua rovina
Sa ridere della sua maldestria.
Pare felice. Versa un bicchiere.
Aggrotta la fronte e pure il cielo
Si incartapecorisce per un istante
.
Distende le ginocchia ancora non toccate dall’atrosi
Poggia sul gomito il peso. Si sdraia
Al sole. Sul fianco. Fuma.
Il responsabile della sua rovina sa.
Non è la prima volta che ci troviamo qui
Con i nostri sogni. Immobili. Ad aspettare la fine
Ma il responsabile lo sa che la fine è ancora lontana.
Ha ancora tempo per scherzare col vento
Che sposta le foglie e le atturbina negli angoli di agosto. Con quel piglio di inverno
Che ogni stagione nasconde
come un soffio nel cuore.

*titolo rubato ad una poesia di zio R. Carver.

Astrillade


trovai il mattino nel sole
riflesso sul comignolo- alla finestra.
tutto è alle spalle, pensai –
lessi in un testo sacro a qualcuno:
la luce è l’ombra di dio – una buona metafora.
appuntai questa frase sull’unghia
e poi la mangiai. distrazione.
era larga la strada giù a valle
(così la pensai)
polvere intorno ai pensieri
– correvo come un relitto
nel culo del mondo –
nessuno resta pulito
se cammina sul serio.
– quanta innocenza, pensai
guardando tra i campi.
terreno come le capre
lontano come un Astrillade
come cose che so nominare
ma non so se esistono
Andavo scorreggia cantando.

Difficile



Le barche logorano il fiume
Giorni che pensi a questa frase
Mentre raccogli le fatture non ti hanno saldato
Nello stanzino in vetro della memoria a stato solito. Affaccio parete ovest.
Avanti solo un prato bruciato e poi una valle
Che si scontra sui declivi a pochi chilometri
(Tramonto negato dal dirimpetto cemento).
Diverticoli un ragionamento sulla gioventù
Sulla responsabilità della tua persona fisica e giuridica. Sul fatto di essere uomo e non broncospasmo. Protagonismi dei piccoli paesi
Assomigliano a fuochi di artificio. Esplodono e lasciano una dolce, acre, evanescenza di zolfo. Poco altro. Se non le proprie vite.
Ti dici, fai da bravo, come ti ripeteva Chiara: Fai da bravo.
Ti dici: tieni a bada la lingua ipogea e l’istinto.
So che è difficile. Ma provaci. Anche la poesia si fa volgare come questa inutile scrittura che assomiglia più a un lamento che a ciò che non conosci. E allora sì…

La valse sans bidet

Fai poesia con le incomprensioni
Ti ubriachi. Guidi fino all’arrivo.
Con grande sorpresa, arrivi davvero
Senza pagare dazio né alla vita né al ministero
:Tutto bene? :Tutto bene.
La pelle ancora addosso.
Hanno arrestato degli anarchici stanotte
Diffondevano il messaggio… E altre notizie sconcertanti del mattino.
Fuori il fresco di agosto
Rinfresca senza conoscere nessuno
Funzioni corporali –
una pesca nello stomaco
Fa la ballerina sulla birra.
E nella testa quel valzer di un libro di kundera
Letto in un’estate una trentina di anni fa…
Un due tre – un due tre – un due tre
Un due tre – c’est la valse sans bidet.

CIÒ CHE LA VITA OFFRE

Ciò che la vita offre:
Finestre. E radiche di terra
Vrenzoli detti mezzabocca
E umidi incontri di pensieri
Ieri una zanzara. Oggi la spiga
Certo che è Agosto.
Cadute e litigi. Frizioni del sole.

Finché la salute regge
Finché tenera è sera
Finché le pietre fioriscono al mattino

Serva un pensiero azzurro
Lascia uno spazio nuovo
Fuggi gli sbirri e le contravvenzioni.

Oh! cuore nuovo del risveglio…
(Vocativo neoclassico)
Non conosci i segni del tempo
Ma fuori persino i peli del culo
Brizzolano come lucci nella nuova alba.

Sono un uomo. Forse. O viceversa.

Sono un uomo. Forse. O viceversa.
Non so dire quando la poesia diventi letteratura o viceversa.
Ma so perfettamente quando il raspo più non grecchia vacanzoso l’uva stecca sul terreno
O dal torso manducato già m’immagino un passato da vestale con immagine di mela.
Non so più se quella volta rinserrati nella sede sindacale, là a Guerrazzi -rime e lazzi-
i baci e le manezie sussultavano d’ amore.
Che ne so io della vita o dell’amore…
Cose vuoi che ve ne sappia di quiscose religiose
Di politiche faziose, di gusti giusti o tenebrosi.
Sporco rime limacciose e poi tendo all’infradito.
Che vuoi che ne sappia io, di moglie o di marito.
Poi riverbo linguaggiuto. Un caprone ormai pasciuto. Dice: cresci! Vivi. Fatti coi pensieri una premuta. Là c’è il cane che vaterca, qua la vita vira e sterca. Cosa sei se dici umano? Escludi l’aria, il silicato il pesce e il ramo… Che vuol dire che sei qui? Senti. Io aspetto. Ma non oltre martedì.

Mastica Mistica Elastica

Mistica sfrontata da ospedale
Minuto di raccoglimento
Signore pelato. Inserviente autoctono.
Avanti statua di padre pio appoggiato. Diversi minuti prega.
Sole alle spalle. ombre lunghe a toccare il cuore.
Noaltri detti sani. Fuori. Preoccupazioni in scala.
Codici bianchi ridacchiano.scherzano.faccia al sole. Pudore diffuso tra i sorrisi.
Vento di montagna. Fresco. Come anguilla
Sul collo si fa carezza. Mentre sole disegna zampette ai confini degli occhi. In scala di giovinezza. Certo. Occhiali da sole. Cartelli e divieti accostati nella prospettiva. Si stringono nella luce come canne. Al vento. certamente.
Eppur si muovono. Diremmo. Piantati come sono
Nel cemento delle urgenze tutte vibrazioni.
Si fa chiarore il cielo delle 19 16. Si fa profumo d’ebra il vento che attraversa i campi e giunge carezzevole alle caviglie. Una dolcezza inaspettata. Ogni volta che accade. Quel giorno che volge a sfinire. Come molledi mutanda sguaiata. Dai guai fuggi forsennato. E. Nel dubbio. La vita.

Ahia La Randa!

Dominavano vette all’orizzonte
Civette
Dominavano alberi nei pressi
Cipressi
Fecero la storia delle gare di sogni in autunno
Nuvolari
Parlammo a Lungo dei sentimenti larghi
E molto della pochezza
Poi la sferzula sul collo
Come catapulta coppina
Ahia! La reltà. Ahia l’umiltà
Santa è la cosa che odora di rosa
Rosa è la santa che spaventa la randa.

INCREDIBILE

Esercizio di coesistenza:
Palmo di pietra riposa
Sul letto del fiume.
Natura folta con picchio
Dove mi colloco nel gioco?
Verdi colli e giallorecchie
Galleggiano nella quarta scopertina.
Tu vedi una valle adesso
E ora? La magia!:
Dimmi dove vai che
Ti dirò dove sei.
Lo so.
È tutto così incredibile.

Tutta la letteratura è immaginata


La letteratura è il parto di una intera società che spinge per venire fuori dal Buco.
Tutta la letteratura è immaginata. Potremmo arrivare a dire che anche la vita lo sia.
Che tu abbia talento o meno ( aspetta, siediti, riempi il bicchiere di acqua e preparati), sei soltanto un buco. In un certo senso più generale, l’arte è sempre collettiva.
Anche quando si è lasciati soli nel deserto, a scrivere, non è che l’assenza o viceversa. È così ridicola questa gara nel caos che l’unica cosa con una parvenza di senso mi pare un incondizionato umorismo. La risata. L’abbandono del corpo, ci ricorda quanto sia piacevole non essere nessuno.
Ad esempio stamattina, mi sono svegliato presto, verso le sei; mi sono lavato la faccia e inforcato le scarpe, sono andato a correre. Al ritorno ho trovato nel letto ancora caldo, un tizio tale e quale a me, ma con meno immaginazione. Allora gli ho messo il dentifricio nelle pantofole, cosparso di olio il pavimento, e disseminato di chiodi la camera. Poi ho urlato: I Tedeschi! I Tedeschiii!
Questi si è catapultato ancora in apnea giù dal letto, è scivolato sull’olio ed ha finito per conficcarsi un chiodo dritto nell’occhio sinistro (Tra gli applausi degli acari paganti).
Quando tra le grosse risate si è rimesso inpiedi, per nulla sorpreso dalla mia presenza, mi ha detto divertito:
Ciao Grande! Ma la storta spettina in finestra?
– Eh?
Puppaloh!

That’s life… Chi la fa, la spettini.

In altro nel ciel

Generi pensieri e scarole
Come fossero turbini di scarico
Ciò che antenni non è ciò che credi –
Dentro. Nel gorgo sano. È la morte.
Coi suoi cento contrappassi
Co disordini semoventi
Coi dildi che puntano substrato
Coi violini virati rossastro del cielo
Coi fulminacci stretti alle caviglie
Giù nel gorgota dove crocifiggi gli alibi
Giù dove solitudine veglia su sbadigli
Non è più distrazione la vita. Certo.
Come quando dici amore
ma con meno residui di quello che credi
Giù nel grog la morte non ha alcun odore
se non di strenuli: Xenon e stenui ridacchi
Disperati come amico che vola il altro nel ciel.

Crea un sito web o un blog su WordPress.com

Su ↑

premiobrassens.com

Il Concorso Musicale del Comune di Marsico Nuovo

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

L'uomo abita l'ombra delle parole, la giostra dell'ombra delle parole. Un "animale metafisico" lo ha definito Albert Caraco: un ente che dà luce al mondo attraverso le parole. Tra la parola e la luce cade l'ombra che le permette di splendere. Il Logos, infatti, è la struttura fondamentale, la lente di ingrandimento con la quale l'uomo legge l'universo.

Biblioteca Montelupo Fiorentino

Blog della Biblioteca di Montelupo Fiorentino - Sfogliami! Sono tutto da leggere...