c’è un sacco di gente che scrive,
molti di loro si ritengono addirittura scrittori e poeti,
io trovo sempre meno libri che vale la pena leggere
e certi cartelli stradali hanno più poesia
della maggior parte dei libri di poesia,
la ragione dei “perchè” è anch’essa un accento sbagliato
e provo pena e compassione per certe masturbazioni
infinita tristezza per certi ego zeppi di niente
cazzi pieni d’acqua e scorregge col fiocco
bramano ogni tipo di ricompensa,
azione e reazione, domanda ed offerta,
un altro atto impuro è mischiare
termodinamica ed economia post liberale.
Io rivendico l’inutilità della vita
e mi accontento di un sorriso, una buona parola,
una fetta di culo, un bicchiere di vino,
dell’allegria che permane nel ricordo
di chi ci ha visti passare, e ne ha approfittato
così come ne approfitto quando vi vedo passare.
tu sei il fiore di campo
tu sei il fiore di campo,
la margherita e il papavero
ed io la spora che aspetta
e rimbalza sui prati d’asfalto
con il suo peso di morte.
se pure il vento mi portasse da te
rimarrei sulla pietra a guardarti.
come un cecchino stanco,
arroccato tra le macerie della vita
divenuto per metà cemento.
ho venduto metà anima al diavolo,
l’altra metà l’avevi già pignorata.
zavorra
tutte le cose che non sono state,
e che mai più saranno,
le uniche cose pure che ho incontrato,
si raccolgono in mandrie di lacrime
nell’aria, di notte, e
tracciano cortine di ferro,
si arroccano nei sentimenti
e restano, come zavorre di zucchero
sul fondo di ogni parola.
Si staccano poi
ogni volta che tocco il fondo
e cammino, e sorrido, e parlo
e resta nella bocca un’amaro
una cataratta dell’anima
ogni volta che penso.
il giorno che mi disse di no
il giorno che mi disse di no,
non sono morto,
Ma il cuore mi esplose
come una granata nel petto,
e le schegge arrivarono in cielo
e adesso vedo pulsare le stelle
e vedo il mio cuore a brandelli.
Dubito a volte, in silenzio,
delle cose divine.
Canto di popolo
non c’è canto di popolo in cui
non mi riconosca,
non c’è bocca o sguardo
che non sia anche la mia,
né parola antica, gridata
che non m’abbia partorito.
non c’è canto di popolo
più atroce di questo silenzio,
al quale mi piego, ogni mattino
genuflesso e rabbioso
solo, come un dito piegato,
pesa, un uomo,
sui tasti gommosi d’ un telecomando.
Ho sacrificato ancora i grandi sentimenti
Ho sacrificato ancora i grandi sentimenti
al dio delle piccole cose. Amen.
Adesso sono tornato niente.
Cammino per l’Italia pieno di vuoti.
Nessuno a cui renderli.
Non avrei comunque accettato cauzioni.
Non ho perso niente.
Non avevo niente.
Non ho chiesto niente.
Provare a riempire i vuoti
con parole più vuote
é fissare le stelle al microscopio.
Non sarà intelligente agli occhi di chi osserva,
ma l’impresa resta comunque affascinante.
Inverno
il sole non ha il colore dell’estate,
ma l’ombra ha solo uno sguardo.
Una mano protegge gli occhi,
l’altra mi attenta il cuore.
Fino ad esaurimento… birra
convivono dentro di me
due animi antitetici
uno impulsivo e rissoso
l’altro pacifico e riflessivo
nello stretto sono sempre sopraffatto dall’istinto
nelle lunghe distanze mi abbandono
invece, a pantagrueliche riflessioni.
la solitudine unisce le due parti
con un collante denso di inazione.
L’equilibrio si sposta in continuazione.
infinite sono le perturbazioni.
un nome, uno sguardo, un cambio di vento
e l’animo prende fuoco come polvere da sparo.
quante volte mi sono illuso
quante volte ho ritrattato
quante volte ho chiesto scusa
e pure mai sono cambiato.
quando il sentimento brucia nello stomaco
vanamente, senza incontrare il favore degli dei
mi lascio finire lentamente
con pochi sussulti di vita
fino ad esaurimento demoni…
e birra…
Futurista per caso
Solo di notte emergono chiare le parole.
La stessa notte che ci separa
come un abisso di cose da dire,
intramezzata dal giorno che non ci unisce
e dal sole che non ci ha più visti.
La stessa notte che non ha mai una cura
che apre la porta agli abissi silenziosi delle camere da letto
La stessa notte che mi chiama prima di cadere nel sonno
dei corpi caduti morti.
La stessa notte che droga l’alba
con le prime nebbie sottili quando spunta un mezzo sole
a prescindere dalle stagioni.
Cadere quasi sportivamente dall’orlo di ogni abisso
e restare in piedi a sfidare le stelle
come un futurista per caso
che si lancia dal vagone in corsa
con un elegante urlo neoclassico
che mai più toccherà il terreno.
Vivo i sentimenti con una enorme nostalgia
Vivo i sentimenti con una enorme nostalgia
li vivo come se fossero, ed in un certo senso lo sono,
la mia terra natia.
Quando ne sono distante ho sempre un po’ di cenere nel petto.
Quando ci riconosciamo ci salutiamo come vecchi amici
senza dare troppo peso alle distanze.
Quando invece sono troppo grandi, loro non mi vedono,
ed io li cammino, seminando dietro di me parole pesanti,
come sopra una via di fuga fangosa, e loro affondano
e concimano la terra, indossando i panni sempre nobili
di qualsiasi altro escremento…
come se fossimo a Cordoba nel 1922. “la ra.gazza ladra”
una ra.gazza ladra mi ha rubato il cuore
adesso ci gioca con le spine
una ra.gazza ladra mi ha rubato gli occhi
adesso ne ha fatto una collana
una ra.gazza ladra mi ha rubato il tempo
e adesso non sa più cosa che fare
una ra.gazza ladra mi ha rubato il sonno
adesso esisto solo in questo sogno
quanto ci costa questo luccicare…
Alone
quando finisce qualcosa c’è sempre un alone di tristezza nell’aria.
quando finisce qualcosa che non è nemmeno cominciata
ci sono almeno due aloni di tristezza nell’aria.
E tutte le poesie diventano stupide
E tutte mi rassomigliano tragicamente
E anche le pareti mi strappano un sorriso.
