Sempre randagio.

quanta solitudine
mi pesava sulle mani
non avete idea,
e quanto mi è pesato il cuore!
E gli occhi gonfi
di un lucido albume e di vino
che accerchiava isole deserte
di prati e carbone .
Ogni passo mi allontanava
dalla sua bocca,

ogni pensiero faceva l’amore
coi suoi capelli.
io ero il randagio 
che non conosceva cappio,
correvo, ringhiavo e mi sperdevo,
fin dove la sua voce arrivava,
là mi raccoglieva.
Cane di fuoco rabbioso 
sul ciglio battuto 
d’una autostrada di segni,
sempre piovosa, sempre lontana,
sempre straniera la strada.
Sempre docile al richiamo
mai addomesticato.

La resa.

Alcune rese nobilitano la lotta
Quando cadono gli ideali 
e i sentimenti si parlano addosso
e le parole fanno l’amore con i muri
non resta che arrendersi.
chinare il capo agli eventi,
ritirarsi sui monti,
recuperare energie,
presto o tardi arriveranno altre battaglie,
lascia sempre un altare per ogni sconfitta leale

fai sempre della sconfitta motivo di vanto
è solo la lotta che conta 
ma onora anche la pace poichè
c’è bellezza anche nella solitudine.

Alba

Siamo arrivati troppo presto
nessuna ghirlanda di fiori
Per la nostra ingenua bellezza.
Ci rapisse adesso la coda della notte
Nessuno pagherebbe il riscatto.
Andiamo incerto compagno di carne
qui hanno esaurito i tramonti.
Giá cantano le prime ombre da ovest
Con parole di assenza e di tenebra
La loro vittoria sul sole.
Ho sorpreso albe peggiori
Rovistare tra le mie macerie.
Questa è un’ alba borghese
Mai si sporcherebbe le mani
E pure la sua nenia mi inchioda
E a sua voce mi ha braccato il cuore

il tuo sorriso mi coprirà la fuga

Quello che a te pare un lamento
è un solo un residuo di morte
strisciato fuori dl vaso,
e i venti sono di guerra,
innamorano con la carne,
e nello sguardo ho il demonio
delle cose lasciate incompiute
perchè troppo mi è pesato il sogno.
Ho legato la mia libertà
come un puledro indomabile,

alla tua bocca infibulata
dalle antiche paure degli avi.
Mi è parsa l’unica cosa sensata.
Lotterò coi demoni ancora
un po’ di tempo.
Ognuno scrive il proprio destino
ridacchiando sul muso degli eventi.
Quando verranno a prendermi 
non troveranno che la cenere
dei miei passi di danza, ed
il tuo sorriso mi coprirà la fuga.

cose da dire

torna il silenzio,

esauriti i tempi dei sorrisi

e dei soliloqui a mezza bocca,

si accende lunga, quanto basta,

una notte.

uno stretto tunnel senza luci.

Delle nostre voci,

soltanto le piccole eco, 

dei nostri nomi,  un loop

sopra piatti da DJ dimenticati accesi,

cadute ormai le ultime luci della festa.

Piccole cose…

Voci dei vinili non amplificati.

Due fruscii, poco più che polveri,

rumori sottili nella luce del giorno,

perduti nel brusio del traffico.

Solo di notte emergono chiare le parole.

La stessa notte che ci separa

come un abisso di cose da dire.

Parole a vuoto

giorni di stanze chiuse 

e parole a vuoto e penombre

e raggi di sole al mattino

visti dal letto,

buoni solo a scaldare

tegole e gatti.

Io me ne sto rinchiuso

dentro una botte d’Inverno.

sobrio e terreno,

sogno e dimentico,

dimentico e sogno. 

c’è troppa morte

in ogni inizio.

C’è troppa luce

in ogni inizio.

Io me ne sto rinchiuso

in questa voce

a covare sentimento.

Vedo il mio cadavere

andarle incontro

pieno di grazia

tutto tremante.

Le sorride.

Mi sorride.

Quanti sorrisi

gesù,

nella nostra mente!

Quanti sgambetti

cristo,

in tutta questa  fretta!

Spock, curvatura massima!!!

infilo il tuo nome

nei discorsi più disparati.

mi illudo, talvolta,

nell’immensa solitudine

che dipana la notte,

caduta già la sera senza voci,

che ci sia tu a pensarmi

appoggiata alle mie labbra,

all’altro capo del filo, là,

alla fine della lunga curva

che fa il tempo,

ogni volta che ti chiamo

malsopportiamoci

un giorno forse

ci troveremo seduti

fianco a fianco

ed io no dirò niente

e tu non dirai niente,

forse i nostri silenzi

non faranno più domande,

ma fino a quel giorno

malsopportami, però sopportami,

come io malsopporto la tua assenza.

Comprendimi come un malato,

come un disabile, uno zoppo,

come un toro ferito a morte

che sogna di buttare giù l’arena

e carica i pilastri tutti i giorni,

che sempre soccombe

sotto il suo ansimare,

che nell’ l’ultimo rivolo di vita

sfoggia lo stesso sguardo dell’inizio,

che forse la bestia muore

ma non si è arresa mai.

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