Amare, essere felici ed altre inutili teorie sull’esistenza

Pensiero del mattino

Ore 9.00. finestra.

Un uomo felice.

Camminava. No.

Pensava. Ecco.

Un uomo felice

Forse non pensa.

-Per essere felice

Bisogna non pensare.

Diceva Fernando.

Amare è l’eterna innocenza.incalzava.

Ma che vuol dire?

Essere felice. Amare.

Stronzate.

Descrivere ciò

Che per natura è misterioso

E poi assurgerlo a verità

È come farsi dio in terra.

Come dire di esistere non sapendolo.

Come i papi. I preti.

Io ti amo perchè io so di cosa di parlo

Io sono felice perché so riconoscere la felicità

Tu sei un genio perché io so riconoscere il genio e quindi IO sono un genio. Cose così.

Mediocrità al potere. Paura. Supremazia.

Ti amo. Sono felice.

Io dico:

Voler bene. Essere Allegri.

Molto più onesto.

Molto meno egocentrico

Del possedere qualcosa

Che non si può possedere

Ed altre teorie inutili sull’esistenza.

.

Ore 9.15. finestra.

Nessun gabbiano vola

Sulle cime dei monti.

Anche nell’ovvio

C’è una luce di poesia

.

Amare. Essere felici. Fare poesia.

Tre stronzate egocentriche.

Voler bene. Essere allegri. Scrivere di ogni.

Ogni parola totalitarizzante è nemica.

Essere aperti come la scatola di tonno

Quando sei stato sempre digiuno.

Dire l’indicibile con parole sempre nuove

La mia poesia (leggasi scrittura)è un’allegria della morte.

C’è più verità in una risata

Che in tomi di finissima letteratura.

Ma a me questo non importa poi molto

.

Ore 9 40. Finestra.

Non so se sono io la finestra

Con un telaio difronte che mi guarda

.

Sono io a scrivere o la finestra?

Io a scrivere la finestra o la finestra

Si è scritta da sola?

A questo e ad altri interrogativi

Non sapremo mai rispondere

Ma è abbastanza per essere allegri

Anche stamattina.

L’inutile polemica del mattino



Ore 07.00
Solstizio d’inverno
Leggo un noioso articolo ( tipo questo scritto ma con più ego) di uno scrittore che parla di letteratura. Egli scrive. Ha un pubblico.
Si lamenta, in un certo senso, degli altri scrittori allineati e vuoti, dodicennizzati,
votati alle frasi brevi dalla grande editoria, per non far perdere, la sempre più rada attenzione del pubblico. Punto. Quivi si esalta il gaddismo (magari… Vivaiddiolaico), il barocco, l’arzigogolo, il panegiricopugnettointellettualoide, ma che vorrebbe essere pregno e illuminato di vera e giusta letteratura (uso un linguaggio volutamente imbecille). Poi mi viene in mente uno dei miei scrittori preferiti. Così leggero… Divertente, mentre scrive gli accadimenti durante uno strampalato viaggio per salvare un’elefantessa dall’umanità o della mitologia norrena, così viva da far sorridere ad ogni mezzo paragrafo. Oppure altri, mentre scrivevano certe meraviglie divertendosi e facendo divertire (non significa perforza ridere, forse gioire). Scomparendo dentro i fogli, e proiettando fantasie e società e vite lunghe secoli imaginati, o meno. E viaggi avventurosi e immaginifici in posti sempre sconosciuti. Senza avere forse alcun altro scopo se non quello di vivere oltre la stessa vita e regalando al lettore quella libertà, eterna, forse disumana, che ci è data soltanto dai sogni.
Sono le sette e qualcosa del solstizio d’inverno e già polemizzo con sconosciuti. Il cuscino è ancora caldo. Fuori un elicottero rompe il silenzio con quell’odore di ospedale e rianimazione. Torna in mente per un attimo l’odore delle corsie disinfettate. Un comignolo oltre il vetro del balcone, e dietro, il chiarore dell’alba appena sorta che evidenzia ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, la candida voglia del non voler fare un cazzo, ma che purtroppo…

(La foto meschina)

Status quo. (Immagina lo status qui-qua)…


Quel giorno la strada
Sbrulicava di birlucchi.
Questo ce lo siamo immaginato.
Sotto Natale, dicevo
ogni cosa è affumicata
Così nei paesi di montagna
Dove ritorni a contare i fuochi
Sempre più radi come i capelli
Dei pochi abitanti rimasti
A fare la guardia al presepe
Tornando a casa si scomignolano i pensieri.
Diamo fiato a questi borghi!
Diamo ristoranti e guide e beveraggi
Agli avventori!
Qui che mancoibarri.
Ci vendiamo i Panorami mordifiato
Già pregusti la paghetta.
(Pensare che si l’unica via è come arruolarsi nella polizia – rima obbligatoria).
ogni tanto uno straniero.
Rigagnoli nel deserto. Certo.
Meglio di niente. Certo. Forse
Questa terra di cervelli plasmati all’accoglienza.
Meglio che andare, forse.
Paroliamo di sviluppi approssimati
Certo non è cosa sempliciotta
La questione ormai si è fatta grave.
Difficoltà per fare anche due parole.
Chiamare amico che vive oltre di.stretto.
Ma tipo Gibilterra, Suez, Corinto. Canal Glande. Galleria. Fusorario spesso incompatibile. Silenzi da vigilia di comunicazione.
Qui abitava quel mio amico che poi è andato in.
Qui mi baciai con lampredonia(nome di piacere) Che adesso vive in Aspergikistan.
Che anche Là ha avuto più opportunità. Terrapiattalariulilà.
Si ritorna ai tempi delle grandi migrassioni:
Di mio nonno in Argentina. Di suo padre in Pennsylvania. Degli zii in AustrElia, e degli altri in Venezuelia. Canadelia, Svizzerielia, Germenia, evviadiscorrenia.
Ritorneremo poi a cantare La Cucaracha. A sputacchiare due Rancheras. A sminare le montagne.
Faremo nostro il Fado, l’ayurvedia, il Tenessee, la burrobirra e la Carelia.
Spezzeremo le reni agli orsacchiotti e gonfieremo ancora il petto di sterlizie?
Addomesticheremo orsi, volpi ed elefanti, e mangeremo Tolma, Zighinì (magari), grilli caramellati e fegatini fuagranti di tulipani.
… Oh, che visto così non sarebbe manco tanto male ma:
Emanuel Carnevali scriveva che gli esplose una bomba dentro cuore. E adesso siamo solo frammenti.

Tarantelle

Tarantelle a destra
Tarantelle a sinistra
Ricordo una discussione
Sul cancello delle poste centrali –
Non so perché lo ricordi oggi:
Ad un tratto lei mi mollò uno schiaffo
Sull’orecchio che cominciò a fischiare
Come un altoparlante rotto.
Poco male, ne ho presi e dati di cazzotti
Ma non so perché oggi mi ritorna quella sensazione di pena e di rabbia
Che provai nei suoi confronti
non era riuscita a controllare gli istinti primordiali. Succede.
Non dovrebbe, ma succede.
Tarantelle. In attesa al pronto soccorso
Di mezza Italia per le ragioni più improbabili
Tarantelle con baristi poco educati,
con persone che si sentono davvero molto furbe
Tarantelle al lavaggio dei piatti, ai fornelli
Tarantelle con spacciatori di stazione, con topi d’appartamento, con gente dalla lama facile e
Tarantelle in bicicletta, in piazza, nei centri sociali
Tarantelle con gli sbirri, alle manifestazioni con gli infiltrati, tarantelle sugli autobus, sui traghetti
Ai caselli autostradali. Tarantelle a destra
E tarantelle a sinistra. Eppure siamo ancora qua
A ballare tarantelle. Sempre in equilibrio sopra un piede, bilanciando con le braccia, con la testa.
Con il cazzo.
Sempre e solo tarantelle, certo , sempre allegre a poterle raccontare… L’importtante è mi ripeto, andare oltre. Tarantelle nella testa, nelle giornata di bonaccia, quando tutto pare calmo, nella testa quella vice: :on fermarsi. Danzare e improvvisare, danzare e improvvisare. Finché dura, tarantelle ad ogni latitudine. Tarantelle a destra e a manca.

Dal vento freddo, dall’estate.


Attentati a destra
Attentati a sinistra
Le pietre le aurore
I dispacci le nostalgie
Il muro scorticato
Di fianco al passamano
Soltanto vecchi camminano
Spaesati lungo le vie del paese
Fuori di cervello
Per aver guardato
Troppo a lungo
Il passare del tempo
E Tutte queste cose
Incartapecorite
dal vento freddo
Dall’estate
Dai pasti regolari
e dagli algoritmi
Di ultima generazione
Implorano grazia con poca convinzione
E tutte in coro cantano
Le cose: Un inno alla mestizia
Con mansueta rassegnazione.
Ciò che vedo oggi
È solo quello che sono
Chi non prova orrore per sè stesso
Almeno una volta al mese?

Lepridotteri e TransistEr.

lepridotteri
che saltellano per il cervello
di cuore in cuore
di ombra in ombra
come autogrilli pieni
di rustichelle in calore.
e tu che mi racconti una storia umidiccia
e tu che mi offri un bicchiere ancora
con cui ammazzare il primo pomeriggio di dicembre.
lepridotteri si insinuano fino a
scalfire la ragione con scalpelli appena rasati
e poi mi dici: le parole hanno confini
ma non sono certo quelli che vedi!
e così una gonna leopardo
si fa spazio nella sera deserta
e tra le mani – le mani
e tramonti – Monti
e transiberiana – Spagna
tua sorella alla radio? TRANSISTER-
…Eccosìvvia.
benedetta distrazione e la solitudine
senza cui nemmeno un fiore
sarebbe un fiore né l’eroe
esisterebbe senza un alone di ridicolo imbarazzo che…

Spleendido Spleendente

[Cantato]
Spleendido spleendente
Anche qui a parigi
Baudelaire ha perso un dente…
-Così canticchio mezzavoce
Salendo i gradini della corriera.
Quattro o cinque viaggiatori
Sonnecchiano nei quarantamilla gradi
A bordo del fu-postale che adesso parte. Aspé.
Okay, è partito.
“Episcopo” invece è solo un’insegna
Che compare guardando al finestrino
Sulla parete di una fabbrica che spero
Produca sex toy.
E la cosa mi strappa un sorriso
Pensando ai vecchi film di De Crescenzo.
(F.F.S.S., Il Papocchio… Ndr)
Avanti ancora strada in pianura
Prima di imboccare la salita verso
Il valico, dove i pini lasciano
Il posto ai faggi che quindi
Lasciano il posto ai pensieri.
Pensieri torvi come questo,
oppure allegri come
Gli uccelli che si rincorrono a picco sulla valle.
Un buco tra le nuvole basse e tronfie
E cariche di iperterrene meraviglie,
Lascia intravedere un po’ d’azzurro
Tagliato in due dalla scia di un aeroplano che
Pare essere stato disegnato da Myazaki.
.Perché ci sentiamo così soli
Sopra gli autobus?
Spostare un corpo da A a B
È solo un fatto materiale
Eppure il legame oscuro
tra pensiero e corpo
Sembra ogni giorno più serrato.
Lancia i pensieri. Offri un tuc al vicino.
ricorrili.
Lascia alle spalle cose
Che poi rincorrono i pensieri:
loop rincorre loop. Loopin terzo
Che ruba la perla nera della mestizia
All’infinito.
Cose cosí.
Poi mi viene in mente una vecchia poesia
Di Luzi che irrimediabilmente storpio:

Qualcuno sulla pagina del male
Traccia un segno di vite.
Un cinghiale figge un punto.
Raramente un’ambulanza
Appare.

Per molte altre cose troverai spiegazioni esaustive. Nel mentre…

È Ritmo, Ragazzo:

Domenica
Precipizio del vivere
Voglio vegliare come cigli sui campi!
Mentre c’è pioggia di perché a valle
Davvero tra le nuvole lame di luce
Sembrano camminare da altri mondi
E tagliare scampoli di altre soluzioni.
Questa solitudine del cielo
Questo avverbiare comune
infinitamente piccolo
Spertica l’acqua sul parapetto
Col rumore degli spilli:
È ritmo, ragazzo:
In questo incedere mattino
Dove il vino di ieri
Ha masticato lo sguardo. Ora
Il vento ha spalancato il balcone –
Dico davvero. È accaduto ieri
Mentre leggevi, e i pesci giù a valle
Danzavano, come virgole nel cervello,

4 nov 2013

c’è una tenerezza tragicomica nella mia ostinazione.

quanto resisterà il femore prima di cedere?

e la mano e il piede e l’occhio sempre contro un muro…

quanto sono grande, mi chiedo, per potermi consumare

in così lungo tempo e ritornare sempre nuovo ad ogni accenno di vento?

ha forse un limite la verità al di là della mia mente?

Se la mia sorte è quella che pare prospettarsi all’orizzonte,

allora non ho fretta. Mi colga pure l’uragano di Rimbaud!

Io non tremo, Io temo, soltanto, che la mia umanità prenda il sopravvento.

Macerie

Macerie.

Salgo in auto, metto in moto.

Macerie: Pare dire il vecchio motore con 417k km

Lungo la statale ascolto musica di un altro secolo

Macerie. Lungo il profilo dei monti note

Lissie e dolci come culi di donna allegra

(Divertiti Sigmund).

Macerie. Nello specchio retrovisore.

Butto un occhio allo specchio del parasole.

Ancora macerie ma con occhiali da sole.

Sono giorni che penso a qualcosa di epico.

A come fare delle macerie un’opera.

Un vanto. Una allegria. Una scommessa.

Un sogno fatto a cuore aperto.

Ricordo una professoressa di letteratura al liceo

Che mi parlò della sua tesi sul rovinismo.

Eccoci inutili sottesi.

Miritorninmente. Miri thorn in mente

Un tarlo in his side. Grooviera:

Musica della topo.no.mastica passata si fa spazio

nel c’ er vello d’oro. Via Sguazza è proprio qui.

Inter ferenze di fratello tulilatum Bergonzoni senza bergonzia. Noi giocavamo con la vita e le parole dapprima che il Po nascesse.

Scrivo solo ciò che non conosco. No. Mascherina.

Tu no. Tu no tu no…tu non devi andare via.

Macerie. Prese in prestito. E generate non create dalla stessa sostanza dermale.

Tutte qui. Con me. Su questa spada che punta

Al cuore del nulla. Macerie. Tenere come un astrolabiale, sulla cui punta ho tutti i nomi

che non ho mai saputo dire.

…Morire? Forse sugnare?

Sprepuzia il sole di Ottobre



Sprepuzia il sole di ottobre
Sui tetti colti inaspettosi – già
Turgidi di tegole e bramore.
Acqua di molti arrivederci
Calore mai addomesticato

Due farfalle si rincorrono
Tra i raggi. Sul balcone.
Si posano domestiche tra i fiori
Non ancora rinsecchiti.

Nessuna voce dalle strade –
SoLo schiudere di un’auto a due passi
Mentre a valle si sente la sirena del 118
Schivare i dodici rintocchi del mattino.

Cosa vuoi significare con questa latitanza?
Questa densa incombenza di urgentizia?
Che desideri davvero oltre la siepe?
Sarebbe bello un giorno. Forse morto.
Tu scrivessi anche due risposte.
Al posto di imbastire ‘ste domande.

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