Casaluce. Bar. Corso qualcosa 95.
Il muro di fronte pare una seppia spiaccicata su sè stessa
I 36 gradi odorano di radiatore e glicine
Nel bar sono entrati due tizi che parlano di oro da scambiare
Mani rotte e scarpe sporche di cemento.
Il quarto caffè mi ha graffiato la gola come un serpente
Avanti al bar è come stare a Marsico
Un tavolino blu. Una sedia blu. La tabella Algida mi ricorda quanti anni sono passati dall'ultima volta che qualcuno mi ha parlato dei miei nonni.
In questi appuntamenti del primo pomeriggio per parlare di salute
E questa nostalgia che spinge sugli argini come l'Arno in piena
E questo tizio che scende dall' auto con l'holter pressorio attaccato al braccio
Poi rolla una canna sul bancone
E mi dice: è per la pressione
Come il campari e gin.
E sorridiamo anche se indosso
Questa camicia azzurra
Siamo fratelli
Separati alla mescita.