Casaluce. Bar. Corso qualcosa 95.
Il muro di fronte pare una seppia spiaccicata su sè stessa
I 36 gradi odorano di radiatore e glicine
Nel bar sono entrati due tizi che parlano di oro da scambiare
Mani rotte e scarpe sporche di cemento.
Il quarto caffè mi ha graffiato la gola come un serpente
Avanti al bar è come stare a Marsico
Un tavolino blu. Una sedia blu. La tabella Algida mi ricorda quanti anni sono passati dall'ultima volta che qualcuno mi ha parlato dei miei nonni.
In questi appuntamenti del primo pomeriggio per parlare di salute
E questa nostalgia che spinge sugli argini come l'Arno in piena
E questo tizio che scende dall' auto con l'holter pressorio attaccato al braccio
Poi rolla una canna sul bancone
E mi dice: è per la pressione
Come il campari e gin.
E sorridiamo anche se indosso
Questa camicia azzurra
Siamo fratelli
Separati alla mescita.
Alla Scrivania
L'azienda dei poeti mi sta solleticare
Vespri pungono come anguille
Alla finestra
Il rame si è fatto albero maturo
Poi sfrutti l'idea ch'è appesa all'amor:
L'accogli. La fai tundra. Poi torba. Finalmente ti rinfreschi.
Intanto la fattura fa capolino dal desk
Poi la licenza si fa poesia: cioè ti guarda tenera ma non troppo
-ché zie e cugine...
Recitava il vecchio adagio...
Ma intorno ancora c'è quell'erba
E quel filo che tremava,
Ancora trema...
Ed io sono da sempre ormai
Quel pasto avanti ad oggi
Quel ricciolo di sole e fiato
quella vecchia calza appesa.
Post-capitalism
Sono salito sull'autobus con la madre di un vecchio amico.
Abbiamo ricordato i vecchi tempi a NapoliE più a sud, quando venivano nelle nostre case
Altri amici forestieri per settimane intere d'estate.
Quando non si parlava né di figli né di lavoro né di divorzi.
Quando quel nostro amico in comune aveva messo incinta la ragazza proprio in quella casa
Ed eravamo freschi come margheriteAnche da ubriachi.
A quel tempo eravamo tutti fratelli. Come adesso. Certo
Ma non sentivamo il bisogno di rimarcarlo.
Le cose si sapevano per divinazione
Anche quando ci incazzarmo e gli chiesi dove fosse in quel momento
Per andare a tirargli almeno una testata
La violenza aveva la freschezza del fiume
Avrei voluto rompergli il muso come un dio. Per diritto naturale.
Come un animale selvatico
ma con affetto e con rispetto.
So che non tutti capiranno ma
Come si usa nella strada
Prima del perdono autentico
Fresco come un sorso di acqua alla sorgente delle nostre vite
Si pagava dazio per la nostra umanità
Talvolta con due gocce di sangue pazzo, certo, ma sempre meno folle e più autenticodi questo insulso post-capitalismo.
