La luce che comincia a far rumore
Sul pavimento a fine maggio è
Qualcosa che ha a che fare col tempo
E coi non luoghi comuni -
Si srotola come nastrino di luce
Fino a solleticare la giunzione tra
Il vivere e il morire ÷
L'erba è cresciuta di notte
sulle ciglia della strada
Che strizza l'occhio agli spazzini delle cinque. Le carezze di saggina rimbalzano tra i vicoli fino al cuscino. Mi rincuorano.
Ieri mi sono acceso dopo tanto tempo -
Tre ragazzi per strada facevano il loro numero circondati da una piccola folla.
Per solo fatto di esserci o almeno così mi è sembrato, quella cosa che chiamiamo vita mi si è stretta addosso come un'altra pelle.
Talmente stretta che mi è caduta una lacrima sulla punta della scarpa.
Poi l'ascensore che punta all'iperpiano
Con la sua musica di lettere e di piuma
E dove sei adesso non lo sa nessuno
Per questo l'allegria e questa pace
E il ricordo di un maglioncino di lino bianco con le bande nere
E quel posto vicino al mare
Era sempre poi lontano
Da qualche altra cosa
Che riuscivo a immaginare
Quella domenica di maggio
Fra almeno un paio di anni.
Tutto scorre, ma i denari in uscita…
da qualche tempo scrivo sullo sfondo nero.
cosa da poco, come formica – dirai
ma le formiche comandano il mondo.
Quello che a volte mi appare trascurabile dettaglio
cattura tutta la mia attenzione.
Cosa significa aprirsi?
chiedilo al fiore ho risposto.
parlando con la psicologa – inevitabilmente
si è palesata la poesia. Che non esiste. certo
o meglio, almeno non in forma
ma in sostanza? Ecchenesò, dico:
Spesso parliamo di cose che non conosciamo
altrimenti che senso ne avrebbe? Divertimento pauco.
Se ti parlo di una collina è perché l’ho vista
non perché la conosco. C’è sempre una distanza tra le cose.
quello che mi sembra un vuoto in questa dimensione
si dice un tutto in un’altra, o forse no.
Sentivo Galimberti parlare di segreto necessario una volta,
ma non è forse tutto segreto e tutto necessario?
Ma cosa importa se ci ha fatti incontrare?
Un amico ad esempio crede in dio e scrive poesie di amore universale.
Lo rispetto. Gli voglio bene. Ma cosa importa dopo il bene penso?
Davvero c’è altro nella scrittura oltre al?
Dice la voce: apriti come una fica una rosa una sposa e poi…
Ma se ti chiudi, penso, lo sei davvero? Chiuso intendo.
A tutti questi interrogativi mai cercheremo di rispondere –
ché adesso dal balcone si infila la brezza
ed un’ ombra di fritto s’acquatta nell’angolo
come l’idea di una cascata tascabile –
la stessa che immagino tirare fuori dalla tasca
per pagare l’ennesima rata dell’assicurazione…
Tutto scorre- può darsi, ma per certo i denari
verso l’uscita.
lo Scheletro di una Stella 🌟
Leggo i poeti russi in italiano
E mi convinco, leggendo
Di essere anche io come
Lo scheletro di una stella.
Ma poi ricordo cosa non sia
La poesia. Ed il fremito
Sincopato della spiga
Che mi abita ormai da secoli
Ricorda sempre di più
Il campo a cui non mi sono
Ancora piegato. Dico ancora
Perché tutto è sempre possibile
Fino a quando la dimenticanza…
Fino a quando lei entra in questa stanza
E ti trova seduto sul cesso
a scrivere queste righe.
E ti ricorda che forse lo sei davvero
Lo scheletro di una stella
Ma non sei davvero seduto
Su quella panchina d’insolido ideale
Su Corso Nevski a Pietroburgo…
Almeno fino a quando…
🌟Titolo rubato a Zio #Kutilov.
Huè, ciao, la merda!(la merda non conosce noia)
Di nuovo quasi niente.
Di originale meno di niente. La verità è talmente relativa
che non ha alcun senso nominarla, questo è vero, ma.
Queste parole avrebbe potute scriverle chiunque –
io sono IlLollà chiunque –
e non mi addentro nel ginepraio dell’essere
per decenza e per mancanza di argomenti, ma.
La noia pulviforme di questa massa
che genera noiose facilonerie…
La noia educata mastodontica di ascoltare musica scremata
di leggere poesie scritte per autoerotismo
venuto peraltro molto ma molto male. Tristizie
dei film prodotti per glori.ficare il portafoglio dei produttori.
Sempre più produzioni glitterate, sempre meno parlato.
Un po’ di fica, due tette e l’amore che muove il sole e l’altre tasche.
Che senso ha, mi chiedo, questa marmellata
questo appiccicume di scolo waddarico –
questa melma putrescente della creatività. LA CREATIVITEZZA, bello!
Huè, ciao, la merda! Come stai? cosa hai prodotto oggi? Piangi per i deboli?
Funziona? Il ritornello vende? La poesia parla dei fiori? Dell’amore? Di quanto sei acuto e scandalizza con educazione? Ah, certo. Sei un ribelle, mamma!
E la retorica di figlio di mamma? Del poeta dei paesi?
Huè, ciao la merda! Come stai? Cosa vuoi dirci oggi?
Che opinione hai sul calzolaio scomparso?
Scriverai una lettera per la morte di tizio riuscendo a parlare solo di te?
Huè, ciao La merda! Come stai? Non ti annoi mai tu eh? Sia mai che…
In due giorni Maggio se ne va.
Qualcosa sull’autostima
La sento borbottare di fianco
Dai tizi in fila per le casse.
La festa dei lavoratori
Mi suona anacronistica
Come un giubileo.
In cima a Sant’ Elmo
C’è una parabola che pare una luna
Ed un elmo gigante
Ferito da frecce.
Questi sono i fatti.
Poi possiamo disquisire
Sul simbolismo del concertone
Con la musica di merda
Ma lo faremo un’altra volta
E non in una poesia che vorrebbe
Significare due o tre cose
Ma che non arriverrá davvero
A soddisfare la richiesta.
Sebbene il groppo in gola
Sebbene il caldo inaspettato
E questa voglia di pizza
Che asfalta ogni moralismo.
Ieri ho scritto queste righe
E poj un qualcosa è andato storto.
Io che divento millefiori
E poi questo distacco
Tra la vita e la mia voce
E l’altra voce che rimbrotta:
Non hai niente da offrire, dice:
Sei povero e vecchio.
Non hai niente da offrire. Dice.
Pago qualche birra. Qualche pizza.
E gli spiccioli di sentimento li uso
Per incassare due ganci e un diretto.
Abbasso la guardia. Lascio andare a segno i colpi. Accenno una reazione.
Ma questo soggettivare mi pare troppo pretenzioso. Poco terapeutico.
Cosa ci trovi di bello in questa cronistoria? Poi la notte senza sonno.
Nemmeno una parola dai vicini.
Solo la strada con i soliti ululati e qualche lampeggiante.
Al mattino sono solo come un filo di rame. E poi il sole di Maggio disegna un rettangolo sul pavimento e sembra dire:
Questa è la tua casa, che sia vuota o che sia piena dipende solo da chi osserva.
Le decisioni irrevocabili ricordano certi discorsi alle folle. Qui siamo io e te da soli, sopra uno specchio di luce a disegnare con l’aria. E maggio se ne va… Maggio se ne va come una carezza.
Da dietro la finestra qualcuno che mi dice: ti voglio bene. Ma qui non c’è nessuno. Nemmeno io. E maggio se ne va, come una carezza.
