La nebbia delle feste-

ordine 57600604
16-04-25 ore 14.44
poesia insignificante.
Letragica il pomeriggio
riordina le costole
come un flauto di vertebre
e di sabbia. Leggo vecchie
poesie.
dirigo il traffico
dei ripensamenti –
per qualche
istante mi sento un oroscopo.
Poi lei appare. Coi fulmini nel piatto
come una venere elettrica
e poi la tempesta dei mirtilli
e tra i flutti dei prosecchi
sulla spiaggia una risacca
mi seppellirà.

Vicino o lontano?

Acqua che cade bagnata
Scherzano gli anziani del paese:
Qualcuno dà fuoco alla fontana
Altri vendono corrente sfusa
A chili- dietro i banconi dei negozi.


Poi la sacralità delle domeniche
Le cinghie e gli alambicchi
Gli alberi malati dei viali
I panorami immutabili delle alture


Vicino o lontano
Cosa sta a significare?
Se la parola non si fa gentile
E non si accoglie la resa
Come una benedizione?

Ricamo

Capita di camminare per strada
E non vedere più niente.
Questa è la morte. Mi ripeto ogni volta:
E divento triste come una lampada
spenta.
Poi succede qualcosa:
Lo sguardo di carta della venditrice di
aglio
La pozzanghera d’olio che colora la luce
L’odore del forno mette il ciuffo ai
ricordi
La turista che inciampa nel bancone del pesce
.
Quello che accade, accade per sempre
Mi dico
E la vita ritorna
così inutile _ e ferma e infinita
Come tutte le cose per cui vale la pena
Buttare giù qualche riga
Infilare due passi
Disegnare un dolore
Ricamare la tenda
del cimitero dei sogni.

12 Bar

“Resta la nostra buona amicizia e niente più.”
Così un uomo in carrozzina elettrica
all’amico seduto al bar sotto casa che
annuisce e addenta avidamente una sfogliatella. Poi silenzio. Sará durato un…

Google, mi ricorda che questo mese ho visitato 12 Bar.
Il barometro segnala alta pressione
Il sole inforca le strade come spaghetti e ne mastica i pensieri

Oggi mi sono ricordato di un fatto:
Di una vecchia foto con una barca
Di quel divano azzurro dove non mi sono mai seduto
E di altre cose che non ho mai avuto il coraggio di fare. Che significa voler bene?

Poi sono andato incontro agli alberi
E Mauro che mi ha chiesto gli spiccioli che non avevo, mi ha detto: io sono invisibile, la gente non mi parla e non mi guarda nemmeno. È terribile, io sto nei cartoni ma non esisto. Silenzio.
Hai ragione, è terribile.
Lo è?

Cosa è davvero importante? Questi rari  alberi che filtrano la luce del sole? Noi? Gli altri? Tutto? Niente?
Niente.
Diventato una parola sto più comodo.
Dimmi: Sulle labbra. Una radice sulla punta della lingua. Il morso sul culo. Il vecchio cane.
E questo silenzio nella scena che.

Di Versi

l’ontano laggiù

piegato dalla palude

plaude le foglie come figlie

pigiato al pre-ludio del gioco

letteral-mente. Nevvero, forse scherzo o

Non si sa bene a cosa

non serva questo prospetto. M’ aspetto,

ma forse narrivo.

dice che la verità sia un piatto

che va servito spento. click.

dice che il tempo sia un cerbiatto

e la cerbottana una approssimazione sessista

di malcostume animale

dice che il vìcolo sia un ammonimento fluido

dice che la mattonella sia un esordio di pazzia

dice che il cesso debba smetterla e Finizio pure

dice che cuore sia una misura del tempo

dice che i libri siano leggeri nello spazio

dice che le porte non siano poi così immobili

dice che le acciughe siano solo pesci malati

dice che i chiavistelli siano frequentatori abituali dei cieli notturni

dice che le albe anche se tra monti si verifichino soltanto al mattino

dice che i poliziotti abbiano tanti fratelli dei padri

dice che viceversa sia un incentivo a bere

ma anche il contrario

dice che chi tergiversa scrive solo cose pulite

e dice che chi è di verso lascia spesso un segno impalpabile nel tempo come quei culi troppo alti per essere raggi unti da soli

dice che la stupidità sia negli occhi di chi legge

e di chi scrive: o viceversa.

No, dicevo, Vicè, versa!

SPROLOGO: La casa sull’ago

Guarda lettora-e

C’è una casa sull’ago

Si regge col senno di poi di quell’altro

Che osserva le cose come fossero cose

Senza pensare che poi l’ego sia al posto dell’ago.

Senza predirre smottamenti emotivi si spoglia

In riva all’ago – senza fare umorismi – certo dolore.

Certo il testo è pungente. Certo costruzioni di plastica

Certo dialetti baresi. L’ago Lego l’ego
mi sforzo e collego. Cambia pro-spetto-tempo-reggi

Sulle spalle verticali al pianoforte: Uh quella musica dolce.

Certo spagnolo llego: arrivo

A rivo al-lago c’ero io e c’eri tu

 scalza come un fatto

E tu eri là: llego! dicesti

Aspettavi l’arrivo come una morte negata.

 Annegata.  Un amore, tipo una caramella.

Ma cosa importa dell’abito

Nella casa sull’ago. Le prospettive sono questione di affacci:

ma ci affacci il piacere! Ce lo affacci!

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