Sono mesi che cammino
dal tavolo alla finestra
E poi in mezzo ai decumani
E poi su questo filo di selciato
E poi su questo slancio di parole
Come a dire: esisto.
Ma poi incroci il funerale
E quella piantina
stretta dall’ombra del davanzale
E questo pensamento che diverge
Come virgola tra onde gravitazionali:
Tutto acquista la certa dimensione
Non avendone.
Questo che pare un paradosso
Scrivendolo a parole
Pareva limpido come cristallo
Alla persona che ero circa due minuti fa.
Prima che l’anziana venditrice d’aglio mi chiamasse: venite qua bell’ Guaglio’.
Avvicinatevi!
Ma io non ero lì
e la mia voce aveva già
Il profumo della pietra.
