La vecchia venditrice d’aglio

Sono mesi che cammino

dal tavolo alla finestra

E poi in mezzo ai decumani

E poi su questo filo di selciato

E poi su questo slancio di parole

Come a dire: esisto.

Ma poi incroci il funerale

E quella piantina

stretta dall’ombra del davanzale

E questo pensamento che diverge

Come virgola tra onde gravitazionali:

Tutto acquista la certa dimensione

Non avendone.

Questo che pare un paradosso

Scrivendolo a parole

Pareva limpido come cristallo

Alla persona che ero circa due minuti fa.

Prima che l’anziana venditrice d’aglio mi chiamasse: venite qua bell’ Guaglio’.

Avvicinatevi!

Ma io non ero lì

 e la mia voce aveva già

Il profumo della pietra.

Io, tu e le droghe quantiche

la spartizione del cielo
le dita della mano
le fessure del tombino
tutto ci ricorda di un futuro probabile e sovrapposto a.

io che pensai di sapere come stavi
tu che pensavi di sapere come stavo
tutto è debole e pieghevole ma anche no.

l’entaglement quantistico dice più o meno che
non importa quanto correlati io e te sputati da un sistemavita ad esempio:
fratella sorello pietra particella
connesse e lontane,
se qui adesso io sto ad esempio ics
allora nello stesso istante anche tu stai meno ics
e non importa se non sappiamo il perché
almeno per il momento. Così abbiamo osservato.

Questo spiegherebbe molte cose che avremmo –
che ci hanno attraversato
ma non di certo quella volta che
tu telefonavi
ed io non rispondevo:
Io stavo cacando ics Yuppyslon, non ti rispondevo e tu telefonavi ics.
Ecco, quella per me fu la prova della fine
della nostra connessione.
Ed è certo, forse, che in uno di questi universi
Accade inequivocabile nel momento in cui lo leggi
quel luccichio nel petto che…
E’ questo universo ad essere sbagliato forse
Adesso mi dicono che sei diventata una Dervisha Rotante
e apri cunicoli spazi temporali in cui nascondi
le droghe parallele per fae scorta sufficinete
in ogni dimensione sconosciuta.
Quasi che ti invidio sai?

A ciel sereno nel fulmine <Piazza Carità> 15/03/25. 17:35

-Ije nun so’ ‘na fèmmna ca fa pe’ te
_La banda si avvicina alla piazza
Sediamoci-
Stiamo qui seduti
A vedere la vita che passa

-La distruzione della famiglia sei tu!
Ia banda entra in piazza con gli ottoni spompati
-I tuoi figli so distrutti…

Poi si alza un vento fresco che sa di mare
Un odore di fogna dal tombino
Ricorda la marea quando spinge indietro lo scolo
La banda riparte allegra
Coi rullanti sgrammaticati
la cassa in ritardo di due secoli buoni
Qualcosa è accaduto nella vita di certi
Certo che un ciel sereno nel fulmine… Mai.

Via Roma. Tornando dalla corsa.

– Arò sta’ Totòr ‘o nàn’?

La strada si frappone tra me e l’altezza.

Se davvero fossi qui

Molte scarpe racconterebbero

Via Roma già Toledo

E poi due coppie si dividono

E si alza uno sgaurdo come il Mòse

E quest’arietta di primavera

Che ricorda certi hamburger

Si raccoglie spalle strette

Come cumuli di arriverderci.

Allora metto la cintura e arrivo:

Dicono a sinistra da una vita

Che potrebbe esssere la mia

Ma con meno pensare ti

O citazioni di passanti sconosciuti

Se accettiamo il fatto

che tutto è sconosciuto

E la questione dell’essere presente

 Qui vacilla come filo

appeso

A una sottana.

Tu, io?

Vorrei camminando per le strade

Mi si leggessero poesie

Dopo aver perso la voce

E la vista dal troppomondo

Vorrei mi leggessero altre vite

Mi si leggessero poesie

Di altre vite più vite della mia

Così come la tua che leggi

Queste righe

E poi pensi a una poesia

Sulla tua vita e di altre vite

Più vita della tua

Nell’inconsapevolezza

Generale del chi sei tu

E di chi adesso sarei io.

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