oggi per non dire domani
le sopracciglia si sono incespugliate di biondo e di verde
lo sguardo mi ha teso un agguato allo specchio
ho recitato due poesie nel cesso. avanti ad uno specchio. come faccio sempre.
ma stavolta era diverso da ieri. o da domani.
ho letto vittorio vitolo. Victor Cavallo. Mio amato.
e le pupille hanno cominciato a diventare scure come portoni aperti nell’ombra
e l’iride verde ha virato sulla selce. lucida e fredda come un latrato. e poi ho ricordato:
una volta ho vinto un concorso di poesia senza aver partecipato. A Livorno.
La città di Ciampi. Me lo ha detto un pittore appassionato di Jazz che mi aveva conosciuto.
Dice: Ma chi è ‘sto Michele Cristiano? Come lo ricontattiamo? Avrei voluto almeno dire Grazie, A presto.
Invece niente. Passato il santo…
Ho lanciato un palloncino in questa post-democrazia
rosa come il culetto di un bambino riempito di intelligenza artificiosa. Scoppierà quando sarà in orbita come una scorreggia spaziale – silenziosa come una poesia dimenticata
la più bella. quella che faceva piangere i canestri e innamorare i carcerieri
quella che scrissi il giorno in cui ero felice di essere triste. Come adesso – ma era un altro giorno. Nemmeno quelli del concorso di poesia sarebbero sopravvissuti alla lettura. sarebbero scoppiati come pluriball. Un aneurisma innamorato nello spazio.
