Il Natale è il 24.
Nevica sulle cime dei monti
Nel fiume le trote
Con i puntini rossi
si accendono a si spengono
Come un’idea di perdono.
Ieri il viaggio è stato breve
L’autobus si è fatto largo nella pioggia
Senza avere scossoni.
Come quando ti alzi do notte per andare in bagno e non inciampi in nessun ostacolo al netto del buio.
Casa è un posto collettivo. Un nome comune di casa. Uno spazio delimitato dalla fantasia. Un posto dove ci si nutre nello stesso piatto ideale. Si sputa anche. Talvolta. Tornare a casa è parlare con gli sconosciuti. Ammettere al sole che per quanto vicini, siamo tutti sconosciuti.
Questo è un bene. Senza ombra di dubbio
al sole siamo tutti e tutte sconosciuti e sconosciute. Questo ho pensato e scritto al freddo del terrazzo. Mentre il vento spingeva la neve sul fianco e l’orizzonte si era fatto bianco e grigio come marshmallow sulla fiamma. Adesso che sono rientrato, tutto mi appare poco chiaro. Ma domani è il 24, c’è Francescangelo drogato, la vita vaaaa così.
