Il Natale è il 24.
Nevica sulle cime dei monti
Nel fiume le trote
Con i puntini rossi
si accendono a si spengono
Come un’idea di perdono.
Ieri il viaggio è stato breve
L’autobus si è fatto largo nella pioggia
Senza avere scossoni.
Come quando ti alzi do notte per andare in bagno e non inciampi in nessun ostacolo al netto del buio.
Casa è un posto collettivo. Un nome comune di casa. Uno spazio delimitato dalla fantasia. Un posto dove ci si nutre nello stesso piatto ideale. Si sputa anche. Talvolta. Tornare a casa è parlare con gli sconosciuti. Ammettere al sole che per quanto vicini, siamo tutti sconosciuti.
Questo è un bene. Senza ombra di dubbio
al sole siamo tutti e tutte sconosciuti e sconosciute. Questo ho pensato e scritto al freddo del terrazzo. Mentre il vento spingeva la neve sul fianco e l’orizzonte si era fatto bianco e grigio come marshmallow sulla fiamma. Adesso che sono rientrato, tutto mi appare poco chiaro. Ma domani è il 24, c’è Francescangelo drogato, la vita vaaaa così.
Com’è andata oggi?
C’è stato un tempo in cui
Abbiamo pensato di essere inseparabili
Con le cuffie nelle orecchie
Ad ascoltare i Diaframma da un solo lettore mp3. In quel tempo sul mare
Su sassolini bianchi
la vita aveva già avuto i suoi capogiri. Le cose le aggiustavamo col gin tonic. Andava bene. Eravamo vicini
Un po’ amici, un po’ amanti.
In quel tempo la musica era la musica
E i sassi erano musica. E gli occhi erano begli occhi. Non che ora…
Certo anche adesso… Ma…
Ricordi quel vento bagnato?
E quel cappello di lana?
E tutto questo bene?
Certo che eravamo più amici che amanti. Altrimenti credi che staremmo ancora qua a non scriverci: come stai? Com’è andata oggi?
Emanuel
giorni in cui non ho scritto una sillaba
e la vita si affolla come punto di accumulazione:
da sinistra si dirà: come il passato.
settimane di veglie e narcisi. di albe sfiorate. di conti sbagliati.
di tetti sepolti dalle polveri di questo e quell’anno…
…ma stamattina la luce era allegra
come cristalli appena nati
i vapori sepolti. ho pensato ad Emanuel*
a quella vecchia poesia:
“volevo maledire i miei occhi encefalitici,
ma il mattino era bello
e c’era pace nel mio cuore.”
*Emanuel Carnevali.
E se non sarà sereno…
Immobile come un pioppo
Un chiodo. un fiordo. Un soldo.
Panny Steacy Steve lacy
fuori e dentro la finestra.
Entra nella stanza il pensiero
Come un ufo. Dice: oh.
Tu lo vedi. Lui ti vede. Ti alzi
Si siede. Non parlate.
Percorri i primi anni della tua vita
E li comprimi in due parole o forse tre.
Panierino.amici.pentoline.
Poi acceleri. Forzapanino. Percorri un certo spazio e un certo tempo. Cosa stai cercando?
Un posto. Certo. Un posto.
Magari una comodità intellettuale che ti assolva da tutte le tue mancanze.
Hai imparato a perdere? Sei ancoratuttointero. Prendi un foglio
Non sei più dentro la stanza.
Fuori. nel canale inciso nella pietra della soglia crescono piccoli fili d’erba
Con radici che affondano in minuscole zolle di sabbia portate dal vento.
Il sole è sceso dietro la collina
Il vento fa stringere le spalle e poco più
Qui Siamo lontani dalle vette
Nonostante non siamo davvero dove diciamo di essere. Rientri. Metti a scaldare l’acqua per il tè. Ti siedi. Ti arrendi.
Riprendi in mano la penna.
Ti rassereni.
…e se non sarà sereno…
