Dice: invia qualche poesia
potresti vincere dei soldi.
Sei messo male a denari. Dovresti.
mi dice: appoggiandomi la mano sulla spalla.
Così i santi scesero dal cartongesso in silenzio
in fila per due mano nella mano
li immaginavo processionare come insetti
infilarsi nel corridoio e uscire verso l’infinito mare.
a morire ancora, magari, nell’infinito mare…
Ma non è il divino il colpevole dell’esistenza.
mi ripeto spesso ogni volta che la vita risuona nelle viscere.
seduto alla scrivania, acceso il PC. ho scritto una storia
su di un asino mutante che fa rivoluzioni in giro per lo spazio.
e poi ho inviato qualche testo
ai concorsi gratuiti. ovviamente. quelli dove albergano i buoni sentimenti.
le rose. le albe. i tramonti e le mani. sempre quelle mani sfiorate
e mai che si infettassero di lebbra, herpes, nemmeno un taglio. niente.
morbide, dolci e fresche mani dell’inutile creato. E i fiori. Certo. I fiori…
Non dimenticatevi mai, dei fiori.
Nessuna Anteprima
Nessuna anteprima recita il cartello
Il giorno ha tagliato il tempo col machete.
Si è fatta una certa…
Ti sei incamminato per i vicoli e
Hai origliato dalle porte serrate.
Hai imparato a tacere.
Là nella piazza c’è la ragazza che canta
Quella che hai sognato ieri notte e
La sua voce ti arriva fresca come un rastrello
Abbracceresti persino il lampione ma
Decidi di andare più in là,
Dove cresce quel muschio sulla parete
E l’ombra si è fatta piú umida e densa
Avanti al cartello “nessuna anteprima” A scrivere queste parole:
Di sicuro là dietro va in onda la vita.
Colloquio. CallCenter. Si accomodi.Ci possiamo dare del tu tu tu…
Colloquio. CallCenter. Si accomodi.
Ci possiamo dare del tu tu tu…
È interessante fare colloqui.
Anche quelli nei posti dove non lavoreresti mai. Anche quando tu vuoi vendergli qualcosa.
Il portiere diurno indica la scala C
Tu sali fino a fermarti avanti all’insegna:
Là hai sempre cose da imparare. Ti dici.
Fuori i corsi e ricorsi tra cani rincorsi
Abbaia l’ambulanza tra i negozi
C’ entro storico. C’esco fiore.
Dopo il parlottaggio informale
Chiedo due statistiche. Mi dicono:abbastanza
Provo a vendergli una campagna marketing
Più efficace di un ripescaggio
Dicono che hanno i database
In cui attingere a piena vosce. #Paviglianiti
Appunto due cose sopra un foglio con una penna a sferza. Praticamente gratto cellulosa come i cuneiformi.
La tizia si fa mansueta. Quasi cara.
Quasi chiede scusa. Oh! sarei un abbraccio
Tra la porta e il vetro. E il tavolo cristallo
Assurge il terzo giorno stando fermo.
Cri-stallo penso. Immobili tra mobili.
Una bionda in Dr.Martins mi sorride
Sono io i suoi occhi stanchi. La pianta è il suo Team Leader che principia a parlottare brevemente di una foto. Mi fa la fotosintesi.
E battute di dubbissimo interesse.
Mi faccio tenero e caldo come la cacca
Quasi ci abbracciamo. Lei ha gli occhi stanchi. Come la tizia. Nessuno ha venduto
Un alcunché. Ma il congedo è stato tenero
Come un tonno che taglia con un cristino.
Lavanderia a gettoni. Natalia.
Natalia. Capoverde 1972. Arrivata a Napoli nel 2005.
lavora in via Orazio, fa la governante. Domani si opera due cisti al fianco dx.
In un ospedale al Vomero. Lì sono tutti competenti e gentili, mi dice. Anche la Signora presso cui lavora ha partorito là. Anche a lei sono sembrati gentili e competenti.
Oggi giorno di ferie. lavato a mano vestitini nuovi della nipotina
portati poi ad asciugare in asciugatrice a gettoni.
Si è fatta sostituire da un uomo Srilanchese. Dice che è incredibilmente bravo a svolgere le mansioni di casa. E che i Capoverdiani non farebbero mai quei lavori, nemmeno gli italiani, mi dice. Annuisco.
Natalia Ha anche forti dolori alla cervicale: le ho consigliato dei cerotti per tamponare fino a domani. Sono due giorni che fatica a prendere sonno, mi dice.
Ha un figlio a Capoverde. Alto, magro, forse troppo. Fa il meccanico.
Uno dei migliori di Capoverde. E’ magro, mi dice, perché mentre lavora si dimentica di mangiare. Gli ha comprato 30 euro di integratori e vitamine, ma lui, dice: cosa ha fatto? Non li ha presi! Ti pare bello?
Natalia Ha una casa a Capoverde.
due camere da letto, un soggiorno-salotto, una bella cucina luminosa.
… E la possibilità di espanderla verso l’altro. Se il figlio avrà voglia, in futuro, con le proprie energie ( Lei è stanca, mi dice) alzerà un altro piano, magari con una terrazza.
Natalia vuole smettere di lavorare. Lavora da quando era bambina. A cinque anni con una scopa di saggina, andava a spazzare di paese in paese. Era povera ma orgogliosa. Mi dice che: i capoverdiani sono gente orgogliosa. Se ne incontri uno per strada, in difficoltà, e provi ad offrirgli del denaro. Questi si rifiuta. Preferisce morire per strada che chiedere l’elemosina.
Dice: che i ragazzini di oggi sono fessacchiotti. lo dice con dolcezza. Con affetto. Con un velo di paura.
Dice che non capiscono che se non studiano e non lavorano, poi avranno difficoltà.
Ha una nipotina di 15 anni. Sa quello che dice. Ha anche un nipotino di 4 anni che ogni mattina accompagna alla materna. A piedi, facendo diversi chilometri in salita da Piazza Carità verso Salvator Rosa. Poi ritorna indietro e va a lavorare in via Orazio.
Una bella scarpinata. La madre della piccola quando smonta dal lavoro alle 14.30, va a prenderlo all’uscita. Ci si organizza, ma è difficile. Lo stato le passa soltanto 80 euro che bastano soltanto per i pannolini. Dice. Dice anche che in Francia i bimbi stanno tutti molto meglio. Hanno più servizi. E che il governo italiano fa molto poco. Poi mi chiede della Meloni. Dice: cosa ne pensi? Sorrido. Le dico che è un governo stupido, forse il più idiota da quando c’è la democrazia. Che sono fascisti, ignoranti e che spero che passi presto questo periodo.
La vedo che è soddisfatta della risposta. Mi dice: Bene! E’ così. Mi dice anche che soffre per la povertà di tutti. Ma proprio di tutti e per le guerre, per tutti quei poveri bambini che muoiono ogni giorno. Lo dice con le lacrime agli occhi. Dice che lei è stata povera e sa bene cosa vuole dire. Io le dico che non so cosa vuol dire essere povero. Ma che capisco, forse.
Natalia mi ha aiutato a piegare il piumone, ma le ho detto di stare ferma, altrimenti la cervicale peggiora. E lei mi ha risposto che è coraggiosa, che le donne sono così. Se c’è bisogno, aiutano. Le ho risposto che so quello che vuole dire, ma che senza una buona salute, poi non potrebbe aiutare più nessuno. Nemmeno sé stessa. Mi ha sorriso e mi ha detto: hai ragione, hai ragione… Non bisogna esagerare. Poi mi ha fatto delle domande, poche, educate e discrete, a cui ho risposto con un sorriso da ebete. Mi ha consigliato un posto dove ci sono buoni detersivi e abbiamo scoperto di essere più o meno vicini di casa.
Natalia è una bella donna, ha nelle mani e nello sguardo, la forza di chi ha sempre dovuto lavorare. Ha il naturale istinto di offrire il proprio aiuto e mi ha consigliato di asciugare sempre i vestiti in lavanderia a gettoni, ché dice: La corrente è diventata troppo cara a casa.
Natalia ha anche una sorella che ha vissuto in Italia prima di lei. Ai tempi della lira.
La sorella di Natalia con i soldi inviati a casa dall’Italia ha costruito due case. Ci vuole Cervello, mi ripete più volte. All’epoca il cambio tra lira e scudi capoverdiani era molto favorevole. Le si illuminano gli occhi quando mi racconta i ritorni dall’ufficio postale a casa con le tasche piene di denaro. Accompagnava la madre a cambiare i soldi. E quelli erano giorni buoni per tutti, in famiglia.
Adesso il cambio non è così buono, dice che per 50 euro cambiati, è come se ne avesse 60 a Capoverde. Non si scialacqua come un tempo, ma qui almeno c’è ancora lavoro.
Finiti i tempi dell’asciugatura del piumone. Le chiedo se volesse un caffè al bar di fianco, ma mi dice che ha un po’ di gastrite e preferisce non esagerare. Ci presentiamo, ci salutiamo e le faccio l’in bocca al lupo per l’operazione. Mi chiede: qui dite “Crepi il lupo”?
Le rispondo che sì, si usa dire così, ma che si dovrebbe sempre dire: Viva Il Lupo.
Allora mi sorride e mi dice: Viva il lupo.
Garantito al limone. Sull’inutilità delle cose.
La poesia è inutile.
Così mi hanno detto oggi.
Passo troppo tempo a pensare
e le mie poesie forse fra cento anni
Raccoglieranno qualche cosa.
(con poca convinzione)
Allora scrivo l’ennesima poesia inutile.
Inutile come la vita. L’amore o la morte?
Dico: sono uscito e ho comprato due libri usati che paiono nuovi. Il signore anziano della libreria mi ha fatto lo sconto di 1 Euro.
Mi ha ringraziato.
Mi ha sorriso e mi ha fatto un cenno col capo. ho ricambiato e mi sono infilato nella strada che ha visto molte albe e molti tramonti.
E continuerà la giostra anche dopo che me ne sarò andato per sempre.
Garantito al limone(non so da dove venga questa espressione)!
Non ho ritenuto di dover scrivere altro.
Almeno non a parole.
Non esiste giornata che la poesia
Non trasformi in qualcosa di sopportabile.
Però è vero, la poesia è una roba inutile.
Come la vita, l’amore, la morte.
Immobile
Dal centro del sonno
Scartavetrato dalle distanze
Le attese soffiano sui minuti
Come sul fuoco.
Quello che non dice parola
È nell’aria come foglia di zinco
E tutto intorno preme sul cuore
Come un gommone. Un sole di Agosto.
Un lascito acceso.
Le ruote tritano gli occhi
Che guardano attenti
Il giorno si è vestito di bianco
Le città sono tutte le stesse
C’è un aereo che forse decolla
pare immobile
dal vetro del pullman
