Ancora Vivo

Un attimo fa
Mi sono affacciato alla finestra
C’era un falco straordinariamente grande
Che picchiava in mezzo a tre uccelli
Straordinariamente calmi
Come a disorientarli prima dell’attacco finale. Ho sorriso. La natura ha sempre tutte le risposte se hai occhi per vedere.
Questa mattina il vento si fa sentire
ha spalancato già due volte la finestra.
Non dormivo in questa casa da quando avevo quindici anni e devo dire che
Ho dormito bene nonostante tutto.
I sintomi stanno migliorando. La tosse e il raffreddore sono quasi spariti e
I parametri vitali sono migliorati notevolmente.
In questa casa ho trascorso tutta la mia infanzia. Adesso ci sono ritornato per necessità. La stessa necessità che mi ha fatto andare via, anni fa. Alla scoperta della vita.
Ma cosa è davvero necessario?
Sopravvivere? Vivere agiatamente?
Essere in pace? La salute?
Non esiste una sola risposta.
Ora di nuovo alla finestra
Il panorama è fermo. Il falco è sparito
e gli uccelli hanno lasciato il posto
a un calabrone.
Gli alberi sui monti sono gli stessi di quando avevo quindici anni e nel giardino
Gli alberi che piantai con mio zio
hanno avuto fortune alternate.
Le auto sulla statale risuonano nella valle
Come a ricordare qualcosa. Costantemente:
Sei ancora vivo.

Battute Brutte

Tu ascolti le mie battute brutte
E ridi sommessamente con lo stomaco
Ma non te ne accorgi.
La freddura è la vertigine che interrompe il discorso ordinario col divino .
Apre una crepa nella logica. Atterrisce il credente. Svirgola il discorso.
Tu ascolti la battuta brutta e non ridi
Ma ti fermi a pensare senza riflettere
Si allunga la vita di un istante fuori dal tempo, ma non lo hai capito davvero.
E per questo sei allegro.
Qualcosa si scioglie nel cielo come una stella di burro infinita. Poi qualcuno scuote il capo e ricomincia a morire.
Ridere è la maniera migliore per giocare coi vivi.

E Poi Boh! Poesia sul luogo comune.

Ieri discutevo con amici del pudore
Poi il vino ha preso il sopravvento.
E poi di poesia come luogo comune
Che manco il gin tonic ha scardinato
Scardinale: la numerazione del pudore
Andare braccia tese verso amore che vuol dire voler bene. Cos’altro?
Quanto la religione ci ha castrati?
Anche a noi infedeli. Dico. Se nasci
Nudo poi ti copri le vergogne.
Mi chiedo perché ogni volta
Il sesso e l’amore pubblico sia così minaccioso per la nostra misera esistenza.
Cosa il corpo nudo e godereccio
Cosa la carne. Cosa il sangue vergine.
Cosa Il cazzo o fallo o vagina o fica
Cosa lo scandalo. L’Abelardo e il Golìa.
Io soffro il disamore. Lo scandalo del sopruso e della prevaricazione.
L’abiuo di ideali, il potere. e la violenza dell’onore. Dell’io che dico io ché sono un poverino.
Io canto l’eterna vittoria della fragilità
Del corpo nudo come religione
Del sasso che spinge sulla pianta del piede
Dal terreno verso l’altro.
Beata sia l’adolescenza del pensiero.
L’istinto umido e animale che cerca nei corpi il rifugio. La casa ferma. Il bivacco.
Canto il regalo della vita contro la vergogna di essere vivi. Lo scandalo che fu dei farisei
Non lo provò certo il vostro Cristo.
Riporto vecchie interviste del secolo passato come salsa accesa e rossa.
Lo scandalo è la guerra. L’arma. Il confine.
Banale come il peto. Mediocre come il possesso. Io che della religione non ho niente se non l’amore del dio di carne.
Non temo l’ignoranza del mistero né della solitudine. E pure cerco riparo come la mosca e ho paura qualche volta di qualsiasi infinito. L’ansia dell’inutile mi atterrisce come un mausoleo. Ma poi arriva la carezza. Sempre. Che sia la mano o il filo d’erba che trema. Come pelle stesa al sole ri rinnova la vita fino a quel punto. E poi boh.

Di Anubi, delle stelle, dello sfruttamento augusteo o Delle scarpe comprate domani.

Il caldo scortica i nervi
Sole da evitare come proiettili
Le case sulla collina
paiono una corona di spine con aureola
Sole alle spalle come rassegnazione

<dai Libero, vieni a giocare dentro!>
Libero è un cane tenuto al guinzaglio.
Trascinato all’ombra con amore.
Sorrido dal profondo di Anubi
Mi infilo in un negozio costoso
Duecento euro per mocassini in saldo

Un ottimo affatto! Evito.
Esco. Hottremore alle gambe.
Bisogno di zuccheri. Gelato cocco e mango
(Cocco&mangooo Cocco&Mangoo oohh – canticchio mentre mangio!
(Casa Infante-consigliato)

La commessa si lamenta
Non ha neanche il tempo per pisciare
La fila fuori. L’hanno lasciata sola.
Agosto. Lo sfruttamento non Va in vacanza.

Non va. Non va. Mi dirigo verso casa
Gradi percepiti settemila Kelvin.
Metto acqua in frigo.
Lancio i pantaloni e la maglietta
La mutanda contro il muro
Libero come il cane
Attaccato al senso delle cose
Ritti sulla cima del senso
Ancora una volta
Noi scagliamo
La nostra sfiga
Alle stelle. Caddero. Tutte di colpe
Hassan Lorenzo.

Con un filo di voce poi canticchio:

I fall in love too easely
I fall in love too fast
I fall in love too terribly hard
Anubi.

Adulto in due minuti.

una cosa banale
come dire:
amo il temporale estivo-
e sale l’odore della sabbia bagnata
la polvere del passato e del futuro
la synestesia temporale
consiste nel varcare la soglia
del dimenticare. dimentico cosa sono
e penso solo al profumo di quella volta
che si mise a piovere in pineta.
avanti al mare. e caddero le pigne
e scalzi attraversammo il confine
della giovinezza.
quel preciso profumo.
la merda pestata a piedi nudi
ci fece adulti. in due minuti.

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