Una volta non lessi un libro di un autore immaginato: tale Ispalo Fraschetta.
Egli scrisse, pare, spannometricamente il seguito:
La città faticava a scorrermi nelle vene
I traffici delle auto in sosta
Si inceppavano nelle diramazioni
E il gorgo cresceva agli incroci
Della vita e si portava via tutto
Come in un film chiamato Blob.
La strada però leniva le ferite
Con i suoi angolini di freschezza
Adesso un giardino nascosto
Ora una colonna incastonata nel muro
Come un ricordo di una gloria
nell’altro dei ciechi.
Eppure la gente. Eppure la famigliarità
Perduta sui gradini della scalinatella.
Gli stralci di esistenza negli occhi della ragazza in fila al pronto soccorso
Valgono più di questo tempo.
Certamente. Ora la coincidenza
Di abitare un immobile settecentico
difronte al prontosoccorso.
Ora il fatto di giungere nei sogni
In punta di fioretto. Chissà che vuol dire
La questione del compleanno.
45 assurdi, che vuol dire dissonanti. Stonati.
Come le risposte a questo e ad altri interrogativi che mastichi ogni giorno, a cui non sai già la risposta da molti anni. Quasi 45. Comunque Auguri di vero culo, amico.
Qualsiasi cosa essa voglia significata.
